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Cassazione: Il minore dichiarato adottabile non torna in famiglia se le prospettive di recupero dei genitori richiedono tempi lunghi

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di Marco Massavelli - Corte di Cassazione Civile, sezione I, sentenza n. 23892 del 22 ottobre 2013. È adottabile il minore anche se i genitori (che per loro comportamenti ne hanno determinato lo stato di adottabilità) hanno manifestato le migliori intenzioni di seguire un iter terapeutico per risolvere le loro problematiche. Le prospettive di recupero, infatti, se necessitano di tempi lunghi, possono non essere compatibili con le esigenze del figlio. E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione Civile, con la sentenza 22 ottobre 2013, n. 23892.

Nel caso di specie, il Tribunale per i Minorenni dichiarava lo stato di adattabilità del minore: avverso tale decisione ricorrevano in appello la madre, la nonna paterna e il padre del minore. La corte d'appello accoglieva i ricorsi e revocava la dichiarazione di adattabilità del minore. In Cassazione ricorrono il curatore speciale e il tutore del minore. La legge sull'adozione non intende sanzionare il comportamento dei genitori, ma si ispira alla tutela esclusiva dell'interesse del minore

Il minore stesso non può essere allontanato sempre e comunque dalla sua famiglia di origine, pur in presenza di gravi situazioni a rischio dei genitori, quali malattie mentali o tossicodipendenze; la permanenza o il ritorno del fanciullo in famiglia può peraltro verificarsi solo a condizione che tali situazioni siano risolvibili in tempi compatibili con quelli di crescita del minore oppure quando vi siano parenti che già abbiano assunto con lui rapporti significativi, in grado di svolgere una funzione genitoriale vicariante ed assicurare al minore stesso le condizioni morali e materiali per garantirgli un percorso di sviluppo corretto, sereno e equilibrato. La mera manifestazione di disponibilità dei genitori o dei parenti ad accudire i minori non rileva se non accompagnata da comportamenti significativi, concretamente valutabili e tali da assicurare lo sviluppo dei minori stessi, unico ed esclusivo criterio di riferimento per l'interprete.


Vai al testo della sentenza 23892/2013
(28/10/2013 - C.G.)
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