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Caso Kabobo: riflessioni sulla (in)capacità di intendere e di volere

carcere manette prigione
di Barbara LG Sordi -
Lex & the City - pensieri leggeri politicamente (s)corretti - episodio 46

"Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d'intenderee di volere." art. 85 del Codice Penale.

"La capacità di intendere, vale a dire attitudine dell'individuo a comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui agisce. I periti e gli psichiatri forensi tendono quasi sempre a riconoscere la capacità di intendere tranne che nei casi di delirio, allucinazioni e, in genere, fenomeni di assoluto scompenso rispetto alla realtà. La capacità di volere, intesa come potere di controllo dei propri stimoli e impulsi ad agire. Dal punto di vista della prova dell'imputabilità è un fattore molto difficile da dimostrare nel processo." (Wikipedia)

Per un qualsiasi comune cittadino (ed essere umano dotato di buon senso), prendere a picconate dei passanti non è certamente un gesto che una persona dotata di intelletto possa compiere. Per gli stessi comuni cittadini, però, un simile crimine non può essere assolto o alleggerito nella pena per via di una presunta (o certificata) incapacità di intendere e di volere.

Troppi i crimini gravi che sono stati depenalizzati grazie a questo, triste a dirsi, escamotage giudiziario. Difficile poter dimostrare fino a che punto l'atto criminale possa essere compiuto in maniera senziente e cosciente; proprio come nel caso nel picconatore: cosa può scatenare una simile furia omicida? Lo stesso termine furia ben si addice all'estremizzazione di tali gesti, che spingono per forza di cose un individuo oltre il limite del lecito. Dunque, laddove non ci sia fredda predeterminazione non sarebbe forse corretto parlare sempre di assenza di lumi della ragione, che riescano a frenare istinti violenti e devastanti?

Altrettanto giustamente però si potrebbe confutare che chi commette un crimine d'impulso, se non ha mai mostrato segni di grosso squilibrio comportamentale, non può essere licenziato come "individuo incapace di intendere e di volere". Semplicemente incapace di intendere in quel preciso istante in cui il crimine è stato commesso, ma non incapace di volere commettere il reato. Un pensiero cavilloso per qualsiasi comune mortale. Meno male che esistono gli psichiatri forensi, che hanno il grave compito di definire questi due parametri, così delicati e oscillanti.

Purtroppo sappiamo bene che la follia esiste realmente, quindi alcuni crimini sono effettivamente frutto di "perdita di connessione con la realtà". E qui si entrerebbe nel triste mondo dei manicomi giudiziari, dove si recludono e allontanano dalla società gli individui reputati minacce per gli altri. Mi viene in mente allora il folle norvegese che sparò e uccise decine di ragazzi riuniti per un meeting socialdemocratico. Condannato all'ergastolo, sta scontando la pena in una cella singola (molto minimal-Ikea) dotato di un computer portatile. Perché al Nord ci credono nella riabilitazione mentale dei criminali. Forse anche alle mele un po' bacate sarebbe giusto dare una chance...che dite?
Email barbaralgsordi@gmail.it
(08/10/2013 - Barbara LG Sordi)
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