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Manganellate quel giudice! Per ANTONIO ESPOSITO metodo BOFFO - MESIANO potenziato (MEDIAevo n. 29 dedicato a STEFANO CORRADINO)

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MEDIAevo n. 29 di Paolo M. Storani - Vorrei aprire le pagine di questa nuova puntata di MEDIAevo partendo da una considerazione: Silvio Berlusconi chiede un salvacondotto che gli garantisca l'agibilità politica. Il mondo giuridico ignora cosa siano questi concetti che per alcuni aspetti risultano giuridicamente anomali oltre che incostituzionali. Il mondo politico in ogni caso tende a farne un uso distorto e non conforme al diritto. Berlusconi vorrebbe essere graziato con motu proprio del Presidente Napolitano in modo da non dovere ammettere le proprie responsabilità (cosa che sarebbe necessario fare nel caso in cui dovesse lui stesso richiedere la grazia). Nel contempo il Cavaliere continua a dire ciò che vuole della Magistratura, talvolta arrivando a definirla come un cancro.

Una parte dell'opinione pubblica porta avanti anche l'idea che il consenso elettorale, oltre una determinata soglia, possa avere un effetto lavacro, una sorta di riscatto da ogni possibile colpa, tralasciando di considerare oltre tutto che tale consenso è stato anche il frutto di un controllo oligopolistico dei mezzi di informazione cui neppure l'opposizione (deliberatamente?) ha voluto porre rimedio. Gli aeroplanini di Ferragosto, con la scritta "forza Silvio, Forza Italia", costituiscono un'ennesima conferma del dispiegamento di risorse senza pari nella storia occidentale. Il Paese, alle prese con una crisi terribile che il Governo vuole ridimensionare con annunci disancorati dalla realtà che noi viviamo tutti i santi giorni, si è voltato dall'altra parte rimpiangendo l'epoca in cui la Galbani dagli aeroplanini gettava, sulle spiagge felici dell'Italietta Anni Sessanta - primi Anni Settanta, la Mucca Carolina ed i genitori più abili nel nuoto si accaparravano, a mo' di sontuoso trofeo, i regali più ambiti.

Ulteriore tentativo di superare lo scoglio giuridico della incandidabilità per indegnità ed inidoneità è stato quello di chi sostiene (non si vede su quali basi giuridiche) la non retroattività della Legge Severino, questione già chiarita e superata dalla pronuncia del Consiglio di Stato 6 febbraio 2013 che ha dato torto a Marcello Siniscalco, candidato del centrosinistra nel Molise. L'interdizione dai pubblici uffici è una sanzione di tipo penale, mentre l'incandidabilità è una misura limitativa dell'elettorato passivo. A tacer dell'art. 54 della Costituzione, che impone "disciplina ed onore" a chi vuole svolgere pubbliche funzioni, neppure la (impraticabile) grazia servirebbe al Cavaliere. L'amnistia che riguardasse la frode fiscale solleverebbe una rivolta popolare, ma ugualmente non servirebbe a sterilizzare le ripercussioni della pronuncia di Cassazione, mentre B. non potrebbe beneficiare di un indulto (lo ha già fatto e prevederne un cumulo sarebbe paradossale). Trattandosi di sanzione sprovvista di carattere penalistico, l'incandidabilità può serenamente essere applicata a fatti accaduti in epoca anteriore all'approvazione della Legge Severino. La CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) nel caso relativo alla decadenza del presidente della Repubblica in Lituania, con annessa incompatibilità alla candidatura nelle elezioni politiche successive, ha escluso che si fosse in presenza di sanzione penale. Soccorre anche un'ordinanza della Corte di Cassazione, n. 321/2005, molto nota perché sollevò una questione di costituzionalità; in esito a tale questione la Consulta, credo per la prima volta nella storia italiana, dichiarò un decreto legge illegittimo perché sprovvisto dei requisiti di necessitá ed urgenza.

Il Supremo Collegio si riferí a condizioni disabilitanti, quali sentenze irrevocabili di condanna, e non sussiste alcun profilo di retroattività poiché la norma produce i propri effetti solo per il periodo successivo alla sua entrata in vigore. Il fatto contestato a Berlusconi, il cui mandato senatoriale è in corso (nessuna retroattività, quindi), è molto grave e l'indulto di cui beneficia il condannato (da quattro ad un anno di reclusione) è esterno (viene dopo la condanna, parola da interpretare, ai sensi dell'art. 12 delle Preleggi al Codice Civile, alla lettera e non come pena da espiare) alla declaratoria di penale responsabilità e non riduce la condanna all'interno della soglia che il legislatore ha inteso sanzionare per ottenere un Parlamento ...pulito.

La legge Severino del 31 dicembre 2012 dichiara Berlusconi già decaduto dalla carica per la condanna a più di due anni, con incandidabilità per sei anni. La legge si riferisce, oltretutto, a sentenze e non a reati, vale a dire non rende ineleggibili coloro che hanno perpetrato reati, bensí coloro che hanno riportato condanne: è la sentenza che deve essere pronunciata sotto la vigenza della legge Severino.

Ora, è chiaro che in nessuna nazione democratica un condannato per frode fiscale può aspirare a cariche pubbliche anche insignificanti. Tra l'altro, se il Parlamento non dichiarasse l'applicazione della Legge Severino, si macchierebbe di un atto contra legem vertendosi in fattispecie lapalissiana e di scuola.

Le due cose, aspirazione del condannato a pubbliche cariche e democrazia, sono in antitesi: il paese in cui ciò sia possibile, non potrebbe definirsi una democrazia.

Interessante sulla lapidazione mediatica della magistratura che vuol giudicare con il principio di uguaglianza malgrado le pressioni spasmodiche che si dischiudono ad ogni passaggio giudiziario, il post apparso il 19 agosto sull'edizione online del Fatto Quotidiano a firma di Stefano Corradino e che riporto qui testualmente.
"Quando è apparsa la famigerata intervista a Il Mattino del giudice Antonio Esposito, Presidente del collegio feriale della Corte di Cassazione che il 1° agosto ha confermato la condanna per frode fiscale inflitta a Silvio Berlusconi dai giudici di Milano, si è levato un coro di disapprovazione. In tutti gli ambienti, anche interni alla magistratura, si sono levate voci indignate di censori integerrimi che hanno commentato con sdegno l'esternazione del magistrato che si era lasciato sfuggire che Berlusconi è stato condannato perché era colpevole!
Una ingenuità mediatica del magistrato che il servizio mediatico del condannato ha immediatamente sfruttato per alimentare la potenza di fuoco scagliata sulla testa del magistrato colpevole, non di intervista, ma del più grave reato di lesa maestà: aver deposto il sovrano, giudicandolo secondo diritto, come se la legge fosse uguale per tutti.

Si è scritto così l'ennesimo capitolo della manganellatura mediatica a cui vengono sottoposti i magistrati che hanno la sventura di occuparsi degli affari illeciti di Berlusconi e dei suoi sodali (Previti, Dell'Utri, etc.). Il metodo Mesiano (il giudice che aveva condannato Mediaset a risarcire il danno derivante dalla corruzione dei giudici per il Lodo Mondadori), perseguitato e messo alla berlina dagli squadristi con la telecamera perché indossava calzini turchesi, questa volta è stato ripreso e moltiplicato per mille nella campagna che gli organi di famiglia stanno conducendo contro il giudice Esposito.
Dalla valanga di fango scagliata contro il giudice Esposito, emerge una verità inoppugnabile: è stata effettuata una intensa azione di dossieraggio sui magistrati che potenzialmente possono trattare affari “politicamente” delicati."
(Fonte: Il Fatto Quotidiano edizione on line diretta da Peter Gomez, autore Stefano Corradino, direttore del Portale web Articolo 21).

Forse noi tutti abbiamo dimenticato che il valore e la correttezza di una sentenza si valuta dalla sua motivazione e non dalle qualità personali di chi l'ha scritta. Se davvero si vuole discutere di quanto accaduto nel processo Mediaset bisogna entrare nel merito, analizzare le prove che sono emerse nel corso dell'istruttoria e, su quelle basi, valutare se il verdetto di condanna poggi su solide basi.


Vedi anche: Audio dell'intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino

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(20/08/2013 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
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