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Perdita del biglietto vincente: è possibile incassare la vincita?

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Avv. Luisa Camboni -
La Corte di Cassazione con Sentenza n. 11774 del 15 maggio 2013 ha stabilito che “ la perdita del tagliando vincente, non osta all'incasso del premio della lotteria se colui che si assume vincitore dà piena prova, oltre ogni dubbio, di aver egli effettivamente acquistato il tagliando vincente”.

Il caso concreto vedeva un signore di Ferrara, appassionato giocatore di totocalcio, citare in giudizio il Coni al fine di chiedere ed ottenere la condanna al pagamento della vincita ottenuta a seguito della giocata effettuata presso una ricevitoria, di cui, però, aveva smarrito i tagliandi. Il processo di primo grado si concludeva con il rigetto della domanda di parte attrice in quanto ritenuta inammissibile e infondata.

Contro la decisione del Giudice di Prime Cure il soccombente, non dandosi per vinto, proponeva appello. La Corte adita riteneva che sussistevano elementi idonei a provare il diritto ad incassare la giocata vincente da parte del giocatore. Infatti, i Giudici chiamati a pronunciarsi ritenevano che la giocata era provata non solo dalla denuncia di smarrimento dei biglietti acquistati sporta dal giocatore, ma, ancor più, dalla testimonianza del titolare della ricevitoria che aveva espressamente affermato che al giocatore furono consegnate due quote del sistema che, poi, è risultato essere quello vincente.

Sulla base di tali circostanze, la Corte riconosceva la pretesa del giocatore condannando il Coni e al pagamento della somma dovuta con gli interessi legali dalla domanda e al pagamento delle spese legali del giudizio.

Avverso tale decisione, il Coni proponeva ricorso per Cassazione. Tale giudizio si concludeva con pronuncia sfavorevole per il Coni.

Vediamo a questo punto quale è stato l'iter -logico giuridico seguito dagli Ermellini per arrivare alla pronuncia definitiva.

Il ragionamento logico-giuridico dei Giudici di Piazza Cavour è stato formulato focalizzando l'attenzione sulle norme civilistiche che governano l'attività interpretativa di un contratto (artt. 1362-1371 c.c.), senza tralasciare il Regolamento del gioco del totocalcio, inteso come accordo tra il giocatore e il Comitato Olimpico.

A questo punto apriamo una breve parentesi in tema di interpretazione del contratto.

E' doveroso ricordare che l'interpretazione del contratto è quel procedimento ermeneutico a cui sono tenuti gli “addetti ai lavori” giuristi, avvocati ed in particolare i giudici, al fine di attribuire il corretto contenuto all'accordo intercorso fra le parti e alla determinazione dell'intento pratico perseguito dalle stesse. Per capire, insomma, quale sia la reale volontà che le parti con la stipula di quell' accordo/ contratto intendono perseguire non è sufficiente limitarsi ad accertare il senso letterale delle parole adoperate, ma occorre, quando queste non appaiono chiare, precise ed univoche, valutare il comportamento complessivo delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto.

A parere di chi scrive l'interpretazione del contratto è un'operazione di ermeneusi assai delicata che ha come scopo quello di individuare con scrupolosità - sottolineo scrupolosità - gli effetti giuridici dell'accordo raggiunto dalle parti.

Il senso delle parole o di più frasi, contenute in contratto, può, difatti, dare luogo a controversie circa il loro effettivo significato. Dalla necessità di appurare il significato che i contraenti hanno inteso dare deriva, dunque, l'opportunità di individuare criteri legali specificamente diretti all'interpretazione del contratto

Le norme che governano l'attività interpretativa del contratto hanno natura di precetti giuridici vincolanti. Si tratta di criteri che vincolano le parti, allorché dal testo contrattuale desumono i diritti loro spettanti o le obbligazioni loro derivanti; e, sono, a maggior ragione, criteri di cui si avvale il Giudice quando è controversa tra le parti l'interpretazione del contratto su cui è sorta controversia in giudizio.

La Suprema Corte per giungere alla pronuncia in esame ha centrato l'attenzione sull'art. 1363 c.c. che sancisce “ Le clausole del contratto si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell'atto”.

Questa norma sancisce il principio di interpretazione complessiva delle clausole contrattuali, principio che “impone di procedere al coordinamento delle varie clausole e di interpretarle complessivamente le une a mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso risultante dall'intero negozio” (Cass. Civ. Sez. I 4 maggio 2011, n. 9755)

Per giungere alla suddetta conclusione, La Suprema Corte ha, non solo, operato un'interpretazione delle clausole dell'accordo intercorso tra le parti, ma, ancor più, ha riconosciuto valore di prova a specifiche circostanze; circostanze tutte che conducevano alla medesima conclusione e cioè Il giocatore, aveva a suo tempo acquistato i biglietti (risultati vincenti) e poi smarriti, come confermato dalla testimonianza del titolare della ricevitoria.

In sostanza, alla luce della summenzionata pronuncia, se si vuole incassare la vincita di un biglietto vincente (il cui tagliando è andato perduto), occorre dimostrare, dare piena prova dell'acquisto del tagliando vincente, in caso contrario rimarrà la delusione per una vincita realizzata, ma mai incassata!

Avv. Luisa Camboni - Studio Legale Avv.Luisa Camboni
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(08/07/2013 - Avv. Luisa Camboni)
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