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Ecco perché non credo nella 'lobby civile' di Gustavo Zagrebelsky e di Stefano Rodotà.

scrive penna
di Carmelo Cataldi E' di qualche giorno fa la notizia secondo cui due tra le " icone sacre" della sinistra sociale, i professori Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, hanno in mente di realizzare quella che dovrebbe rappresentare una "lobby civile" sul tema delle riforme, sulla falsa riga di quell'esperimento che qualche anno fa portò al referendum sull'acqua pubblica.

Non conosco personalmente il prof. Stefano Rodotà, mentre ho avuto modo di conoscere direttamente, mentre era Presidente della Corte Costituzionale, il prof. Gustavo Zagrebelsky e posso affermare che sono, per quanto mi consta direttamente e indirettamente, dei gentiluomini e personalità dotate di elevato carisma.

Centinaia di migliaia di cittadini solo a sentire il loro cognome si entusiasmano e sarebbero pronti a alzare vessilli e bandiere e andare sulle barricate per la tutela dei diritti umani e civili senza pensarci due volte, però è bene che si sappia e si rifletta sul fatto che non sempre sono stati all'altezza delle aspettative sociali.

Desidero appunto ricordare che il prof. Gustavo Zagrebelsky era Giudice della Corte Costituzionale quando la stessa fece il "gran rifiuto" con la sentenza 449/1999 nel non dichiarare illegittimo il divieto di cui all'art. 8 delle norme di principio sulla disciplina militare, che vietava e ancora adesso vieta, secondo altre disposizioni normative successive (a mio parere anche contro il pacifico dettame dell'art. 39 della Costituzione) la possibilità per le Forze Armate di sindacalizzarsi.

In quella sentenza, dopo panegirici di aulico diritto costituzionale e voli pindarici che vanno dall'art. 52 (sulla democratizzazione delle FF AA) ai principi di legalità e aderenza al dettato costituzionale, alla fine, nelle ultime tre righe, disconoscendo soprattutto che in Europa soltanto l'Italia, la Francia, il Portogallo e al Grecia non riconoscono la libertà sindacale alle proprie FF AA mentre tutte le altre l'hanno concessa, in alcuni casi (nelle nazioni così dette democratiche del nord) da oltre due secoli, il Giudice delle Leggi si è così espresso:

"Osserva conclusivamente la Corte che - perseguendo un delicato bilanciamento tra beni di rilievo costituzionale - il legislatore ha sì riconosciuto una circoscritta libertà sindacale, ma ciò ha disposto contestualmente alla smilitarizzazione del corpo di polizia, il quale ha, oggi, caratteristiche che lo differenziano nettamente dalle Forze armate. Non può quindi invocarsi la comparazione con la Polizia di Stato per la diversità delle situazioni poste a confronto, sì che pure la censura mossa con riferimento all'art. 3 deve essere disattesa, al pari di quelle riguardanti gli artt. 39 e 52, terzo comma, della Costituzione.".

Mi piacerebbe moltissimo sapere come si espresse in tale occasione, all'interno della Corte, il prof. Zagrebelsky e se fece proprie o meno le aspettative sociali di 400.000 cittadini italiani che ancora oggi sono sotto il giogo di un sistema che nulla a che vedere con quel principio costituzionale secondo cui : L' ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Bisogna tener conto che in quell'occasione erano membri della Corte Costituzionali anche i professori Giuliano Vassalli e Valerio Onida, illustri rappresentanti della sinistra "garantista" e socialista!

Ma mi dispiace qui ricordare che anche il fratello Vladimiro (che garanzia ci vuole ancora con un nome come questo?) che coloro che anelano ai diritti fondamentali dell'uomo guardano come ad una speranza, ad un faro nell'oscurità della società moderna, perché lo ritengono della stessa levatura del fratello, ha disilluso molti dei suoi "afecionados" in occasione della presa di posizione assunta in una sentenza, una delle tante, in cui si condannava l'Italia per trattamenti inumani verso i detenuti in violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

E' la famosa sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, Sulejmanovic c. Italia (ricorso n. 22635/03) ove tutti i giudici si dichiararono per la violazione dell'art. 3 della CEDU ad opera dell'Italia, mentre soltanto lui, unitamente alla Giudice JOCIENE (la quale invece poi nella sentenza Torreggiani di quest'anno si è espressa contro l'Italia) dissentì, dichiarandosi così per una legittimità della costrizione del detenuto in una cella di mq 16,20 unitamente ad altri 5 detenuti e che quindi, poiché il ricorrente a suo dire: " non denuncia nessun altro elemento (mancanza di luce, aria, igiene, ecc.) oltre all'insufficienza dello spazio a sua disposizione quando rimaneva chiuso in cella" ritenne che l'Italia non avesse violato i diritti del detenuto.

Allo stesso modo mi corre ricordare le battaglie sul diritto alla privacy portate avanti dal padre dello stesso diritto, quasi sconosciuto fino a quando lui stesso non ne ha fatto un cavallo della sua battaglia politica sui diritti violati e mi riferisco al prof. Stefano Rodotà.

Anche in questo caso, però, debbo dire che anche lui è stato artefice di un metaforico "gran rifiuto" quando dovette affrontare la questione del carteggio segreto dell'Arma dei Carabinieri, fermandosi solo al monito: "segnala al Comando generale dell'Arma dei carabinieri, ai sensi dell'art. 31, comma 1, lett. c), della legge n. 675/1996, la necessità di conformare i trattamenti di dati personali alle indicazioni contenute nel presente provvedimento, invitandolo a fornire un riscontro entro il 28 febbraio 2001 sulle iniziative intraprese" e alla presa d'atto successiva, mentre a mio parere avrebbe dovuto e potuto utilizzare i poteri che la legge gli permetteva per verificare personalmente e provvedere poi di conseguenza su quanto materialmente era più grave e diffuso il fenomeno.

Detto questo fa molto piacere che essi siano un punto di riferimento per la sinistra "sociale" e che siano riconosciuti unanimemente come i paladini della Costituzione e dei Diritti Fondamentali dell'Uomo, ma sarebbe auspicabile che gli stessi quando si trovano, se ne avranno ancora la possibilità, di intervenire decisionalmente in tali materie, abbandonassero la "ragion di stato" e fossero più vicini al loro stesso sentire come "uomini del diritto" e a quello dei cittadini che credono in loro.
Dr. Carmelo Cataldi
Consigliere Giuridico in D.I.U. e D.O.M.

Email tomasmoore61@libero.it

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(21/06/2013 - Carmelo Cataldi)
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