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Corte di Giustizia: numero chiuso non viola il diritto allo studio. Ecco il testo della sentenza

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La Corte europea dei diritti umani ha bocciato il ricorso di ben otto studenti italiani che non avevano superato i test d'ingresso alle università, stabilendo che il numero chiuso non è una violazione del diritto allo studio.

La Corte è stata chiamata a stabilire se il numero chiuso nelle  università in Italia fosse conciliabile (sotto il profilo del rispetto del diritto allo studio) con la Convenzione europea per i diritti dell'uomo. Il ricorso era stato presentato da studenti che, per varie ragioni, non erano stati ammessi ai test. Alcuni di loro non hanno superato il test, nonostante la comprovata esperienza professionale maturata come tecnici odontoiatri o igienisti. 
Secondo i giudici di Strasburgo,  la soluzione scelta dal legislatore italiano non eccede il margine di discrezionalità riconosciuto agli Stati.

Come si legge nella motivazione, la Corte ritiene che simili restrizioni siano conformi al legittimo obiettivo di raggiungere alti livelli di professionalità, garantendo un livello di istruzione minimo e adeguato nelle università e che ciò risponde a un'interesse di carattere generale.
La Corte osserva inoltre che la valutazione dei candidati attraverso relativi test al fine di individuare gli studenti più meritevoli è una misura proporzionata.

Il Codacons, senza mezzi termini, ha definito la decisione della Corte "una cantonata" aggiungendo che in ogni caso i test sono incostituzionali e ostacolano il libero accesso alle professioni. L'associazione dei consumatori valuterà quindi la possibilità di presentare nuovi ricorsi presso la magistratura italiana.

Nel frattempo una strada che possono seguire alcuni studenti (quelli che hanno almeno conseguito una votazione idonea) potrebbe essere quella segnalata dall'Avv. Giovanni Francesco Fidone  nel suo intervento del 1 aprile 2013: Diritto Universitario – Iscrizione a corsi di laurea a 'numero chiuso' consentita a studenti 'solo idonei' al test d'ingresso
Vai al testo della sentenza della Corte europea (in lingua inglese)
(04/04/2013 - A.V.)
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