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Mai più DE IURE CONDENDO - Il latino dei giuristi

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Caro Zibaldone dei pensieri, devi sapere che in queste ultime settimane sono stato attratto dalla campagna per le elezioni politiche (orrenda, ma interessante) e Ti ho trascurato.
Avrei voluto scriverTi già alcuni giorni fa che sono ormai allergico alla lettura dell'espressione latina de iure condendo che non sopporto più.
Il fatto è che le parole latine - che sono nel dna (vedi fotina che ho abbinato a questo pezzullo) del giurista - hanno la singolare caratteristica di rinascere anche se dolorosamente finiscono talvolta nel tritacarne anglofilo: par condicio diventa un singolarissimo "per condaisio" (udire per credere) e per i dirigenti del Psi Bettino Craxi e Claudio Martelli, che ignoravano che la terza persona plurale del futuro del verbo "cado" fa "cadent" (è così, non ci possiamo fare niente!), la classica frase simul stabunt, simul cadunt preannunciava che intendevano far cadere il governo a guida democristiana. I leghisti, per non farsi scoprire, optavano direttamente per il celtico.
Si dà il caso che io sia interessato a quel ch'è contemplato de iure condito, vale a dire alle norme ed alle leggi in vigore, il diritto già creato; se si fa riferimento alle norme che si spera, ci si augura che verranno emanate, francamente all'avvocato ed al giudice non frega un bel nulla.
Si intende sollecitare il legislatore a varare un intervento normativo idoneo a colmare un vuoto, una lacuna, a dirimere perplessità e dubbi originati dall'imperfezione della norma. Tutta attività che non fa per me: debbo districarmi con le norme già prodotte, seppur con fattura pessima (in una prospettiva di responsabilità, una proposta minima per il Parlamento 2013 che si sta formando mentre scriviamo: inserimento del nome e del cognome degli ...esperti che hanno lavorato alla stesura della legge). La mia attività più impegnativa è scrivere atti, pur perfettamente conscio che alcuni non li leggerà mai nessuno.
Altri verranno sfogliati dal giudice o dal pubblico ministero con malcelato fastidio: tutti i miei atti, grosso modo, serviranno a ben poco: eppure prima di licenziarli impiego ogni scrupolo per perfezionarli, limarli, renderli chiari e lineari.
Anche l'ultimissima ricerca di giurisprudenza può essere quella risolutiva. Ma poi, cercando e ricercando, m'imbatto nell'espressione latina che detesto: de iure condendo e maledico chi - seppur in perfetta buona fede ed animato dalla migliore passione giuridica - l'ha usata: "nella prospettiva de iure condendo", "per una ricostruzione de iure condendo", "in chiave de iure condendo", "le considerazioni e gli auspici de iure condendo", e ancora "nell'ottica", "profili e prospettive", "considerazioni", "l'opportunità", "la proposta", "rilievi", "analisi dei problemi", "approccio", "soluzione", "spunti di riflessione", ...nooooooooo, mi cadono le braccia!
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(25/02/2013 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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