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Analizziamo la pressione fiscale vigente in Italia e confrontiamola con altri parsi della U.E.

fisco soldi crisi euro
Iniziare un'attività lucrativa in Spagna è un'opportunità molto interessante, soprattutto dal punto di vista fiscale: ci sono infatti delle differenze notevoli con la realtà italiana, che rendono indubbiamente più semplice il lavoro dell'imprenditore. In effetti, Spagna e Italia – pur avendo in comune parecchie cose – dal punto di vista fiscale presentano livelli di pressione molto differenti, a causa di sistemi molto diversi.
Prendendo per esempio in esame l'IVA (Imposta sul valore aggiunto), va detto che la stessa viene applicata all'interno del territorio delle Isole Baleari e dell'intera Penisola iberica, mentre che alle Canarie e nelle città autonome di Ceuta e Melilla, esiste l'Impuesto General Directo Canario, ovvero un particolare regime che esclude la presenza della tradizionale imposta sul valore aggiunto. Per quanto riguarda la percentuale dell'aliquota ordinaria, sia in Italia che in Spagna ammonta il 21%, anche se tra non molto quella italiana aumenterà ulteriormente – dopo neppure un anno – arrivando così al 22%. Per l'aliquota ridotta e la superridotta, troviamo delle uguaglianze: le percentuali ammontano rispettivamente al 10% - alberghi, ristoranti, bar, prodotti alimentari, prodotti turistici, il trasporto dei viaggiatori ecc. - ed al 4%. 
A differenza dell'Italia, nella penisola iberica troviamo anche un regime speciale definito Recargo de Equivalencia (R.E.) a cui sono sottoposte solo alcune attività commerciali al dettaglio. In questo caso, il commerciante paga l'aliquota ordinaria dell'IVA e la R.E., quantificabile nell'aliquota del 5,2% per ciò che rientra nella categoria dell'aliquota ordinaria, dell'1,4% per quella ridotta e dello 0,5% per l'aliquota superridotta. Per la liquidazione dell'IVA vi sono tre modalità - mensile, trimestrale ed annuale – e in ogni devono esser consegnati dei moduli specifici: la particolarità che attira certamente l'attenzione dell'imprenditore, è che nella modalità annuale in Italia è obbligatorio versare un acconto, mentre che in Spagna non vi è questo obbligo. Naturalmente, nel caso in cui la documentazione non fosse consegnata in tempo non rispettando i termini prestabiliti, sarà indispensabile porre rimedio, dando seguito al pagamento dell'imposta, degli interessi di mora e della sanzione stabilita in base al tempo trascorso dall'invio prestabilito. Per quanto concerne gli altri adempimenti fiscali, sia in Italia che in Spagna esiste l'IRPEF che può variare in base al reddito imponibile e deve esser pagata: in Italia, però, la stessa va liquidata congiuntamente con i peculiari addizionale regionale(1,23%-,03%) e comunale (tassa tra lo 0,1% e 0,8% che può cambiare da comune a comune). Un'ulteriore differenza si manifesta con gli oneri sociali: in Italia, a carico dell'azienda vi è una percentuale che oscilla tra il 36%-45% e il 9,16%-9,5% a carico dei lavoratori. In Spagna, l'aliquota è tra il 30,8%-37,05% a carico dell'azienda e il 6,4% a carico del lavoratore. Per gli imprenditori interessati a fare business in Spagna è disponibile una comparativa fiscale con pratico esempio al seguente link:COMPARATIVA FISCALE ITALIA - SPAGNA
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Ana Fernandez & Geval

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(15/02/2013 - L.V.)
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