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Via libera del Senato alla norma 'salva direttori'

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Il Senato ha dato il via libera all'emendamento proposto da Filippo Berselli del PDL al disegno di legge "diffamazione" ovvero la norma chiamata "salva direttori".

Tutto ha avuto origine a seguito della vicenda del direttore di un noto quotidiano condannato in sede penale a 14 mesi di reclusione per la pubblicazione di un editoriale, scritto in realtà da altra persona, a carattere diffamatorio. A querelare era stato un magistrato che si era sentito  diffamato da un articolo, apparso sul quotidiano, che trattava di una sentenza di autorizzazione ad un aborto per una tredicenne.

Il percorso di approvazione non si è ancora concluso, infatti, nelle sedute precedenti, a seguito della richiesta di voto segreto si era registrato un esito negativo. Riproposto al Senato ha ottenuto oggi un voto positivo ma non senza polemiche. Alla fine la norma ha ottenuto un primo "sì" con 122 voti favorevoli, 111 contrari e 6 astenuti.

L'emendamento prevede una differente pena da applicare nel caso in cui a commettere il reato siano stati giornalisti oppure il direttore o vice direttore responsabile, in particolare per i primi è prevista la reclusione fino ad un anno, mentre per i secondi è prevista solo una multa fino da 5.000 a 50.000 euro.

Queste differenze di trattamento avevano sollecitato anche l'intervento del governo ed in particolare del sottosegretario al Ministero della Giustizia Antonino Gullo che aveva sottolineato problemi tecnici legati sia alla legge sulla stampa sia al codice penale.

Hanno votato a favore dell'emendamento il PDL, la Lega e Coesione Nazionale, si sono invece schierati contro il PD, UDC, IDV, API- FLI. Tra le fila di questi ultimi però molti hanno deciso di non votare. Favorevole alla norma anche Rutelli che aveva a sua volta proposto un emendamento non accettato.

Molte le reazioni tra cui quella di Gerardo D'ambrosio che parla di un obbrobrio giuridico, stessa linea per l'IDV, in particolare si sottolinea la diversità di trattamento tra i giornalisti e il direttore o vicedirettore della testata che si rende colpevole di diffamazione a mezzo stampa. Achille Serra dell'IDV fa un paragone con il reato di furto e afferma che non è giusto che palo e ladro siano sono sottoposti alla stessa pena mentre giornalista e direttore debbano essere trattati in modo diverso.

Per il via definitivo si dovrà però attendere lunedì prossimo e Anna Finocchiaro (PD) anticipa che intende raccogliere le firme per chiedere il voto segreto perché ritiene che lontano dalle pressioni dei partiti prevalga la ragionevolezza e si eviti un errore.

Intanto per lunedì 26 è programmato lo sciopero dei giornalisti proprio contro questa norma che tratta in modo diverso e deteriore i giornalisti e limita la loro autonomia.
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(22/11/2012 - A.V.)
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