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Decreto Crescita 2.0 e 4G: segnali digitali in fumo!

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di Barbara LG Sordi -
Che il digitale fosse partito con i peggiori auspici ce ne eravamo accorti già da tempo. Regioni oscurate proprio durante gare sportive di fondamentale importanza oppure ritardi clamorosi nell'attivare i servizi di trasmissione/ricezione. E che con molta fatica hanno fatto perdonare l'aver dovuto sborsare dei soldi per un ricevitore satellitare, in mancanza di un televisore predisposto di nuova generazione, oppure di aver dovuto rinunciare al piacere di piazzare un televisore ovunque "tanto-c'è-l'antenna-portatile-che-prende". Eppure noi italiani, che nonostante tutto siamo super-adattativi, ce l'abbiamo fatta. Anche a digerire il fatto che di telecomandi ce ne vogliono minimo due, e che dunque parte della serata ce la si gioca nel cercarne la metà (quella ovviamente fondamentale del cambio canale).

Bene, ora che ci siamo abituati/ rassegnati, prepariamoci a dover cambiare di nuovo. Beh, non preoccupatevi non sarà nulla di radicale, ma di un semplice intervento tecnico, che potrebbe però costarci qualche centinaia di euro.

Ora che anche in Italia, a partire dal gennaio 2013, saranno disponili le reti di telefonia mobile di nuova generazione, le 4G (Lte), molto potenti e ultra-veloci, le cose dovranno cambiare. Ma cosa c'entrano i telefonini con i televisori (oltre al fatto che molti produttori fanno entrambi)? C'entrano eccome, visto che il 4G userà onde da 800 Mhz, le stesse usate dalla televisione digitale terrestre.

Naturalmente la convivenza è pressoché impossibile, come hanno già appurato in molti paesi europei, e finisce con il provocare spiacevoli e fastidiose interferenze nella trasmissione televisiva. Se non addirittura oscurarla completamente.

Cosa fare? Semplice, detto e fatto: pagare per poter correggere le interferenze. Che si potranno eliminare applicando alle antenne centralizzate un filtro da poche decine di euro, maggiorato però dai salati interventi di tecnici specializzati (gli antennisti insomma).

Il Governo però per una volta si è ricordato di noi, e forse per volersi far perdonare il peccato passato dell'obbligo al passaggio alle frequenze digitali, inserendo nel decreto sulla Crescita, ribattezzato 2.0 (proprio perché incentrato sulla digitalizzazione in toto), una norma con l'obbligo per gli operatori di accollarsi le spese di filtri e tecnici.

Tutto sembrava filar liscio, se non fosse che la norma sia stata prontamente contestata dagli operatori, che sono riusciti ad annullarla perché non contenuta nel bando di gara per l'acquisto delle bande larghe. Una querelle che però Passera non ha voluto far cadere nel nulla di fatto, e ha riproposto il problema durante un question time in Parlamento. Spinto anche dalla pressione sempre più, giustamente, crescente dei consumatori; Adiconsum a tal proposito scrive: "le famiglie saranno costrette ancora una volta ad affrontare spese per acquistare i filtri anti interferenze per le proprie antenne, nonostante i tanti costi già sostenuti per il passaggio alla tv digitale". E Altroconsumo è ancora più duro: "E' inaudito che siano le famiglie a pagare per gli effetti collaterali dello sviluppo tecnologico. Non è mai capitato e non deve capitare".

Se Passera ce la farà ad ottenere il pagamento volontario delle spese, come è del resto già successo (dagli stessi operatori) in Gran Bretagna e Francia, tanto di chapeau. Ma non si gridi vittoria troppo in fretta; come mette in guardia John Whittingdale, parlamentare inglese, "circa 38.000 abitazioni saranno vittima di interferenze anche dopo l'installazione dei filtri".

Perfetto. Meglio allora andare al cinema.
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(15/11/2012 - Barbara LG Sordi)
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