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Scuola a 5 anni: ma siamo proprio sicuri?

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di Barbara LG Sordi -
La scuola è iniziata da pochi giorni e già si sente l'impellenza nei quartieri alti, di apportare modifiche (le ennesime inutili?) alla scuola italiana. Accusata di non essere al passo con il resto d'Europa, e persino con i Paesi emergenti, Cina (aiuto!) in testa. Il ministro Profumo non poteva lasciarsi scappare l'occasione d'oro per passare, e non essere da meno delle sue predecessore (gli esponenti maschili del assalto sono ormai preistoria), alla storia come innovatore rivoluzionario. Ha quindi iniziato a valutare seriamente (e su questo avverbio che dovremmo iniziare a preoccuparci, di questi tempi) la possibilità di introdurre modifiche nella struttura e modalità didattica, traendo, perché no, ispirazione da altri paesi.

Ecco, noi diremmo volentieri anche no, se questi paesi, con tutto rispetto, devono essere ad esempio quelli inglesi. Dove (parlo per esperienza) i livelli d'istruzione non sempre sono degni di nota. Si parte a cinque anni con un equivalente molto alla lontana delle nostre elementari (Primary school), durata due anni. Poi si passa ad un livello successivo, sino ad arrivare al completamento di diversi Key Level (come dire, passaggi chiave) all'età di 16 anni. Poi liberi di decidere se andare avanti o meno con il College.

Profumo pare sia molto affascinato dall'ipotesi di anticipare di un anno le primarie anche qui da noi, rendendo obbligatoria la scuola sino ai sedici anni. Sul primo punto dissentiamo, e con noi anche esperti come la psicologa Anna Oliverio Ferraris, sottolineando che i bambini a quell'età abbiano bisogno di giocare, e del fatto molti non hanno raggiunto ancora una perfetta coordinazione per scrivere. Sempre secondo la Ferraris, si dovrebbe invece seguire l'esempio di un paese molto più scolarizzato ed istruito, come la Finlandia. Dove l'esordio avviene a sette anni, senza grossi traumi e con meno abbandoni dopo la conclusione degli studi dell'obbligo.

Quindi perché dover fare ulteriormente soffrire i nostri bambini? Per vederli arrivare in anticipo alla corsa per un posto che forse non ci sarà. Perché se andiamo avanti con quest'andazzo rotoleremo anche noi con l'economia, soprattutto se torneranno i soliti noti con le loro affascinanti promesse di posti di lavoro e super-mega-ripresa economica.

Forse il ministro ci ripenserà soffermandosi sulle parole della mammà di Er Batman, alias Franco Fiorito (accusato per appropriamento indebito dei fondi del suo partito, il Pdl), che nel rimarcare lo stupore nei confronti del figlio indagato, ha (in sua difesa?) sottolineato come a tre anni già leggesse (Topolino, mica Marx o Platone!) e alle medie sia uscito con Eccellente. Si, beh, e poi? Liceo? Università? Un curriculum di eccellenza che si fermi alle medie pare un po' poco per un esimio rappresentante della Regione Lazio.

Cotanta affermazione è spunto di due pensieri: 1. Anticipare serve a poco se tanto poi ci si blocca prima. 2. Forse un posticipo del termine della scuola l'obbligo potrebbe essere utile, perlomeno alla comunità, preservandoci dall'ingresso troppo prematuro di altri furbi (non posso usare la parola ladri Sig. Monti, fino a che non viene provato) in politica.
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(20/09/2012 - Barbara LG Sordi)
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