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Dove l'aborto non è un diritto

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di Barbara LG Sordi -
Parlare di aborto non è mai semplice, soprattutto quando si è genitori. Resta indubbio però che esiste una legge, la 194/78, che lo ha reso LEGALE da quasi 35 anni. Di fronte a quel che succede in molti ospedali o ambulatori ginecologici in giro per l'Italia è più che giusto restare basiti, per come una legge possa essere "legalmente bypassata". Recentemente è stata la volta di Jesi, cittadina marchigiana, balzata a (poco) onor di cronaca perché nel suo ospedale 10 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza. La legge giustamente prevede la possibilità che un medico (ginecologo o anestesista che sia) si rifiuti di praticare l'interruzione volontaria si gravidanza. Altrettanto giustamente le autorità preposte dovrebbero garantire che la legge sia applicata, e così anche il diritto delle cittadine di poter chiedere assistenza medica, e non vedersela invece negare.

Per una donna (o una coppia) il passo verso questa decisione è spesso molto sofferto, non viene fatto con leggerezza. Negare un diritto è come sentirsi defraudati e impotenti. Un paradosso perché si è messi nell'impossibilità di ricevere un servizio, che la legge stessa riconosce come un diritto.

Detto questo le Marche non brillano purtroppo per tali aperture. Pochi i medici che praticano l'Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) e troppi quelli che si rifiutano, costringendo molte donne a rivolgersi a comuni e regioni più tolleranti (o legali, vedete voi). Le poche fortunate nelle liste sono quasi sempre cittadine italiane e residenti, pochissime le extracomunitarie. Molte ricorrono naturalmente anche a cliniche private, i cui costi altissimi creano un'ulteriore discriminazione. Il problema che il Ssn e il ministero della Salute devono gestire è quello del proliferare di ambulatori illegali, dove spesso chi pratica le interruzioni non è mai arrivato a prendere un diploma, figuriamoci una laurea in Medicina e chirurgia!

Al ministro Balduzzi la regione, sostenuta da Aied (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica), ha chiesto di spendere del tempo per rivedere non tanto la legge, quanto la sua applicazione. Verificando, come dovrebbe essere, la presenza di medici sia pro sia contro, per bilanciare le parti. In pericolo dunque è la giusta applicazione della norma giuridica riguardo all'Ivg, inclusa anche la somministrazione di pillola RU486, di cui a tutt'oggi il Sistema sanitario regionale non ha ancora emanato delle linee guida. Non prendendola proprio in considerazione. Eppure proprio qui nelle Marche erano iniziate le prime sperimentazioni della cosiddetta "pillola del giorno dopo".

L'emergenza sulla legge 40, riguardante la procreazione assistita, dovrebbe essere di buon auspicio; così come la riapertura al dialogo sulle cure con staminali, e relativo tentativo di Balduzzi di creare un registro per controllarne produzione ed impiego. Speriamo dunque che a breve il ministro riesca ad inserire questa voce nella sua fitta agenda.

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(11/09/2012 - Barbara LG Sordi)
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