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P.I.P., le protesi della discordia

medico stupiti
di Barbara LG Sordi -
In molti (se non altro le irriducibili della chirurgia estetica) si ricorderanno la vicenda delle protesi francesi P.I.P. (Poly Implant Prothesis), riconosciute nocive e a rischio di rottura, e per questo ritirate dal mercato. Oltre che dell'invito da parte dello stesso Ministero della Salute francese di espiantare (gratuitamente) tutte le protesi. Invito seguito anche dal nostro Ministero, con disposizione di provvedere all'espianto gratuito (tramite il Ssn) sì, ma SOLO in caso di reale pericolo . Limitando dunque a quegli interventi di mastoplastica additiva in cui si fosse accertato l'effettivo pericolo di rottura, non certo per chi invece avesse semplicemente timore o paura di tale evenienza. I casi censiti dal Ministero (con ordinanza del 29 dicembre 2011) sono circa 4.500.

A molte donne la scelta non era piaciuta e per questo motivo, supportate dal Codacons , centinaia di "operate" hanno fatto ricorso al Tar del Lazio per la decisione presa e giudicata eticamente scorretta. Molte avevano già intrapreso la via della richiesta di risarcimento per i danni subiti. Il presidente di Codacons, Carlo Renzi, ha sottolineato che " devono essere le donne che hanno subito l'impianto delle protesi, e non i medici, a decidere sulla rimozione delle stesse (...). La paura e lo stato psicologico di angoscia determinato dallo scandalo che ha coinvolto le protesi P.I.P. sono elementi sufficienti a giustificare l'espianto e il reimpianto a totale carico del Ssn ". E il Tar ha dato loro ragione, quindi con un'ordinanza del 30 aprile ha espresso la necessità che il Ministero apportasse una modifica al provvedimento , da eseguirsi in 20 giorni.

Ora non si sa se il Tar intendesse giorni feriali o festivi, dati i tempi "estesi" impiegati per attuare tale modifica, ma come si sa ogni cambiamento richiede approvazioni su approvazioni e una buona dose di burocrazia. Nel mentre inoltre il ministero ha pensato bene di fare ricorso in appello al Consiglio di Stato. Fatto sta che finalmente, in data 1 settembre, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Tar rimarcando che " non si ravvisano ragioni " per modificare la decisione del Tar.

Il ministero dovrà quindi iniziare a vagliare tutte le domande di espianto, per poter dare così precedenza a quei casi più a rischio di "scoppio". Mentre tutte le altre donne a cui l'impianto ha creato disagi al momento "solo psicologici" (vuoi mettere però dormire con due "cosi" che potrebbero trasformarsi in due bombe da un momento all'altro!), dovranno aspettare. Quanto non è naturalmente dato sapere. Quel che si sa è che l'udienza per la trattazione nel merito del ricorso è stata fissata per il 18 dicembre.

Cercando così di scongiurare eventuali "botti di Capodanno"!

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(07/09/2012 - Barbara LG Sordi)
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