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Posto fisso? Scordatelo (per il bene di tutti)!

barbara sordi rubrica
di Barbara LG Sordi -
PENSIERI DIETRO GLI OCCHIALI DA SOLE (pensieri semiseri sotto il solleone)
Non c'è momento della nostra recente storia (politica e sociale, in cui per più di due giorni consecutivi non si sia parlato di lavoro. Forse in realtà se ne parla proprio tutti i giorni. Da quando ho finito di studiare non ho fatto altro che sentire parlare di crisi nel mondo del lavoro, di impieghi fissi in via di estinzione, di necessità di revisionare i vecchi contratti lavorativi. Ora sono passati quasi vent'anni (aiuto!) e gli argomenti di disquisizione e dibattito non sono molto differenti da allora, anzi quasi per nulla: crisi, disoccupazione, no posti fissi. La mia personale avventura nel mondo del lavoro mi ha portato a riflettere sui massimi sistemi che regolano questa giungla. Dopo un primo tanto ambito posto fisso eccomi precipitare nei gironi infernali (è proprio questa la sensazione che si prova, ve lo assicuro) delle collaborazioni, a ritenuta d'acconto prima e continuative poi, gli obsoleti Co.co.co insomma. Nel mentre però di cose ne sono state fatte, e che forse sarebbe stato meglio evitare visti i risultati. Prima di tutto una legge, la Biagi (legge 30/2003), tanto odiata da costare la vita al suo ideatore, il giuslavorista Marco Biagi; seguita a breve dalla legge 276/2003 la vera fautrice dei peggiori cambiamenti. Anch'io mi unisco al coro di chi l'ha bistrattata considerandola un capestro da mettere al collo di tanti poveri giovani, me compresa. Dal Co.co.co. si passava ai Co.co.pro., i terribili contratti a progetto. Non molto diversi dai primi, se non per la trappola dell'oggetto della collaborazione stessa, un progetto. Il problema è che quasi sempre un lavoro implica un progetto e che quindi di questo contratto si può liberamente abusare, un po' in tutti i campi. Certo di alternative ce ne sono, come i contratti a tempo determinato o i contratti a chiamata ad esempio, ma non che siano migliori. Oppure l'apertura di una partita Iva, per diventare padroni di se stessi, e finire a lavorare quindici ore al giorno sotto uno pseudo-titolare. Quindi che cambia?

E adesso la nuova riforma del lavoro si teme possa creare altri guai, anche se poi sinceramente peggio di così non so come possa andare. Tra le tante chicche della riforma ecco apparire una vera e propria stretta sull'abuso delle partite Iva, ideologicamente ineccepibile, praticamente una boiata. Costringere un datore di lavoro ad assumere un professionista con partita Iva, cosa potrà mai creare qui in Italia? La risposta sta tutta, a parer mio naturalmente, in una riflessione pungente (e intelligente) di Giulio Tremonti, apparsa sul Corriere della Sera di oggi, e che declama: "la riforma non produce occupazione a tempo indeterminato ma disoccupazione a tempo indeterminato". Chi mai oggigiorno ha voglia di sobbarcarsi le spese (come minimo raddoppiate) per avere un impiegato fisso? Direi solo le grandi aziende (che possono continuare a contare sul privilegio della cassa integrazione in caso di tempi bui) e....non posso più citare la Pubblica amministrazione, visto che i tagli della Spending ci promettono meno forza lavoro a nostre spese.

Da lavoratrice in varie forme (indeterminata, part-time o parziale, determinata, Co.co.co, Co.co.pro) e in vari paesi (beh, sì, in realtà due, Italia e Gran Bretagna, con una esperienza anche della durezza statunitense) sono arrivata ad una conclusione: in Italia bisognerebbe annientare letteralmente tutte le forme contrattuali e ripartire da zero. Troppo caos in questo ginepraio di libere interpretazioni e abusi legalizzati, solo un'esplosione "annulla-tutto" ci permetterebbe "to start fresh" (ripartire da zero, appunto, che in inglese suona meglio perché associa l'inizio di un novo corso al fresco, che date le temperature di questi giorni non guasta). Creando così una tipologia nuova di contratto, un contratto subordinato che possa applicarsi a tutti quei lavori realmente "subordinati" ad un datore di lavoro, in cui far confluire tutte le altre forme atipiche e parasubordinate. Un contratto più alleggerito per chi crea posti di lavoro (per questo punto dovrebbe contribuire il Governo riducendo gli oneri fiscali per i lavoratori) e più facilmente risolubile, perché diciamocelo, uno dei principali deterrenti all'assunzione è proprio la difficoltà che spesso si incontra nel poter recidere tale contratto. Più flessibilità, più possibilità di "liberare" posti di lavoro detenuti da impiegati lavativi. E viceversa possibilità di lasciare un posto di lavoro per uno migliore, senza perdite di tempo o sanzioni. Forse le mensilità andrebbero ridotte, tredici al massimo per tutti, e piuttosto istituire l'obbligo di elargire bonus (in soldi o ferie) per il raggiungimento di target, per meriti o per correttezza professionale. Detta così sembra un sopruso medioevale, sarebbe invece un atto di civiltà per poter raggiungere finalmente equità ed equilibrio sociale. Visto che è impensabile poter auspicare contratti di lavoro a tempo indeterminato per tutti, forse è veramente ora di parificare le classi impiegatizie. Perché é proprio l'eterogeneità contrattuale a creare vere e proprie differenze classiste.

Assolutamente infattibile anche tra cent'anni lo so, ma chissà magari tra duecento mi si darà ragione.
Email barbaralgsordi@gmail.it
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(21/08/2012 - Barbara LG Sordi)
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