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Studiare? Ma chi te lo fa fare?

barbara sordi rubrica
di Barbara LG Sordi -
PENSIERI DIETRO GLI OCCHIALI DA SOLE (pensieri semiseri sotto il solleone)
Forse i sogni genitoriali di vedere i propri figli come minimo diplomati e, magari pure laureati, entro breve spariranno. O dovranno fare i conti con quella che è la realtà (triste) di molti "pezzo-di-carta-dotati" qui in Italia. Purtroppo nel nostro Paese studiare, soprattutto con serietà e dedizione, non sempre ripaga le proprie aspirazioni e aspettative, una volta alle prese con la scarsa offerta di posti decenti nel mondo del lavoro. E in questo siamo realmente sullo stesso piano di paesi meno ricchi, i cui i laureati sono spesso costretti a emigrare e adattarsi a fare lavori umili, pur di avere la possibilità di mantenere decorosamente i propri cari lontani. Ma in questi paesi purtroppo è in gioco una vera carenza di possibilità di sopravvivenza (o di libera espressione dei propri pensieri). In Italia no, e che diamine! Per quanta crisi ci possa essere le aziende (quelle che non hanno chiuso perlomeno) continuano a produrre ed esportare, e per molte i bilanci di fine semestre si sono chiusi con aumenti dei guadagni lordi, netti e chi più ne ha più ne metta. Tutt'altra storia rispetto a nazioni come Perù, Filippine o Senegal, tanto per citare alcuni dei paesi che ci portano molta forza lavoro (di cui parecchi diplomati e laureati). Quindi perché molti ragazzi che spendono anni e anni sui libri non possono avere un ritorno, un premio per tutti gli sforzi fatti?

Conosco molti medici che per anni hanno dovuto accettare contratti dallo stipendio più basso di un impiegato alle poste, non potendo mai rifiutarsi di fare guardie notturne, al ritmo di cinque giorni su sei di lavoro (gli ospedali per fortuna non chiudono quasi mai!). Vi pare giusto che chi si dedica mediamente otto-nove anni allo studio della medicina, e di una specialità a scelta, debba dipendere dai propri genitori fino ai quarant'anni? E se non ha la fortuna di vincere un concorso (ormai sempre più rari e pilotati), addio ad un contratto decente e a tempo indeterminato. Ma solo contratti a termine, generalmente annuali, che garantiscono troppo spesso veri abusi e sfruttamento. Ovviamente parlo di tutte le nuove leve (di cui purtroppo fanno parte anche molti 40-45enni), e non dei professori o primari dagli stipendi d'oro e dagli studi con poltrone in pelle umana! Per fortuna ci sono ancora molti che scelgono Medicina e Chirurgia per passione, perché realmente ci credono nel voler aiutare il prossimo disinteressatamente. Altrimenti hai voglia a trovare chi ti curerà tra una decina di anni; a meno che non accada come in Gran Bretagna, dove, per carenza e defezione di medici "british" si adeguano anche a quelli "imported", cioè ex-colonici o stranieri (greci, spagnoli e anche italiani).

Peggio ancora la sorte che tocca ai poveri ragazzi che si vogliono dedicare alla ricerca, inutile illudersi di poter percepire stipendi a tre zeri (!), dovrete accontentarvi di borse di studio della durata temporale illimitata ma dal budget limitatissimo. Una cara amica, per anni spesi per la ricerca nell'ambito psicologico, ha ricevuto la somma di "ben" un milione e trecentomila lire; spropositato investimento di un noto istituto ospedaliero che l'ha portata alla soglia dell'esaurimento, oltre che a mollare il colpo dopo l'ennesima richiesta di dedicarsi -a gratis- alla formazione dei neo-laureati. Il tutto pur di avere un posto (peraltro meritato) in una scuola di specializzazione, necessaria per poter svolgere attività da terapeuta, che non costasse uno sproposito. Se si vuole sperare di mantenersi dignitosamente, per chi ha scelto la ricerca scientifica, tentate almeno la via della creazione di una nuova droga sintetica che non frigga il cervello oppure un agente dopante non rilevabile da alcun test, questo sì vi renderebbe ricchi.

E poi si ha pure il coraggio di indignarsi se i cosiddetti cervelli si danno alla fuga. Ma meno male che lo fanno, così che finalmente possano trovare qualche azienda o qualche istituto che sia in grado di valorizzarli. Perché dover sprecare tanta scienza e conoscenza finendo in un call-center per mantenersi un lavoro? Si,si proprio così. Accettare lavori più umili per potersi permettere il lusso di continuare a fare ciò per cui si nutre passione: di giorno ricercatori (o avvocati, o designer, o psicologi, o architetti) e di notte call- centristi (che non penso neppure esista lessicalmente parlando).

Allora cari ragazzi perché studiare qui in Italia? Se proprio volete farlo fatelo all'estero, per poter sperare in qualcosa di meglio. Di meglio rispetto al trattamento solitamente riservato da noi piccoli italiani a chi fa qualcosa in più (e la fa soprattutto per passione, non solo per vil denaro). Legittimando la poca pecunia elargita perché pareggia la grande fortuna di far qualcosa per cui: a. si è studiato b. si è appassionati.

Largo invece a chi non ha snobbato la fatica e ha preferito darsi da fare prima con lavori manuali ed artigiani (del resto queste sono le categorie che stanno realmente sparendo). Quindi a loro i ritorni più alti: casa senza incubo di mutui a tasso variabile per cent'anni e possibilità di avere una vita sociale al di fuori del kebabbaro di zona. E poi giuro che ne conosco uno (di idraulico) che gira anche in Lamborghini, che comunque si merita tutta per la gran fatica che fa nel suo lavoro.

Però sarebbe bello che anche qualche laureato in più potesse ancora sperare di sognare!
Email barbaralgsordi@gmail.it
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(10/08/2012 - Barbara LG Sordi)
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