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Spending review: 'cataloga' l'Arte e....mettila da parte!

testimone viso espressione smorfia
di Barbara LG Sordi -
Trattandosi di revisione dei conti pubblici non ci si poteva proprio aspettare che l'Arte non venisse...messa da parte. Naturalmente un Paese che vanta ben 46 (su 911 totali) siti dichiarati bene mondiale dall'Unesco, che beneficio potrà mai trarre dall'investire per la conservazione e promulgazione dei suoi beni?

È quello che devono aver pensato Monti & co. nel selezionare le voci da prendere in considerazione per far rinascere il nostro paese e la nostra economia. Il turismo non è stato reputato una delle fonti di reddito principali per noi Italiani, men che meno quello legato a quattro tele imbrattate oppure a due ruderi in piedi per miracolo. L'acidità sale purtroppo ulteriormente, da amante e rispettosa dell'arte, quando mi si manifesta la notizia che la Francia destina cinque volte tanto di quel che fa il nostro Governo ai Beni culturali (7 miliardi di euro contro i nostri risicati 1,4). E i tedeschi ben 8 miliardi, e fosse anche frutto delle megalomanie di Frau Merkel resta comunque il fatto che di soldi ne tirano fuori assai di più; ed il conteggio di opere e beni artistici non raggiunge nemmeno lontanamente la metà dei nostri Tristissimo apprendere che all'arte si destina solo lo 0,19% dei beni pubblici, scesi in maniera drastica dai, comunque miseri, 0,34% di qualche anno fa. Addirittura con il decreto di fine 2011 persino l'8% mille destinato ai beni culturali è stato dirottato all'emergenza carceri. Forse si paga ancora lo scotto di quei 2,1 miliardi stanziati dal Governo Craxi a partire dal 1986 per la fantomatica operazione "Giacimenti culturali"; soldi spariti nel nulla e che dovevano servire per catalogare tutto l'immenso patrimonio artistico, emerso e sommerso, italiano.

Sommersi come i tanti capolavori nascosti nelle cantine di molti museo, uno su tutti gli Uffizi di Firenze, che pur piccolo batte persino il Louvre nel rapporto dimensioni- affluenza: esposti solo il 44% del totale posseduto. E perché allora non ci si ingegna per poter far fruttare anche queste opere, organizzando mostre permanenti o itineranti? Ah, beh, già dimenticavo, sono spariti enti della portata di Arcus e Valore Italia, lasciando così orfani più di un ministero coinvolti nella promozione cultural-artistica della nazione. Eppure il neo-ministro Lorenzo Ornaghi ha affermato, e sembrava sinceramente convinto, «la cultura deve agire come volano reale per la crescita».

Tristemente però si dovrà ammettere che in fondo ci aveva visto lungo l'allora segretario del ministero Roberto Cecchi: «In Italia la cultura non è vista come uno strumento per lo sviluppo del Paese. Ci s'inalbera contro il vandalismo, come contro i musei che non sono perfettamente all'altezza della situazione. Ma poi quando si tratta di investire, non si investe».

Che tristezza. Ci si affligge con spread e tagli quando ci si lascia sfuggire i possibili guadagni che l'Arte potrebbe garantirci!
Vedi anche: I contenuti della spending review 2012
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(15/07/2012 - Barbara LG Sordi)
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