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La difesa penale - Una lettera di Sara DAGNA all'Avv. BETTI

prigione detenuto
POSTA e RISPOSTA n. 313 ospita la replica di SARA DAGNA delle h.19:47 del 15 maggio 2012 al post dell'Avv. Roberto BETTI: "Ringrazio voi per i complimenti, ringrazio voi che mi leggete, ringrazio voi che rispondete, ringrazio voi che vi opponete, perchè il confronto mi entusiasma! Ringrazio l'Avv. Storani perchè mi rende così speciale e perchè nelle “sue colonne virtuali” ci si ritrova uniti nella medesima passione: il diritto. Lo dice lo stesso Avv. Betti “sano è vivere con le conquiste del nostro cervello e – meglio ancora – del nostro cuore”. Cuore e Cervello, mi ricordano un'altra C., Calamandrei, lo stesso che avevo citato nel mio primo pezzo. L'Avv. Betti ha ragione! Con il fiuto di un segugio ha capito che mancava un anello nella catena degli eventi. In effetti ...dovevo dirla tutta! Però vi avrei scritto un decamerone. Ma ...se proprio devo dirla tutta, il mio cliente era stato fermato dai C.C., quel pomeriggio, perché l'avevano avvistato in una area di sosta, in maniera un po' sospetta, sulla sua macchina. Gli avevano fatto un controllo e gli avevano trovato uno spinello. Da lì il passo alla perquisa domiciliare, alle due piantine e a tutto quello che già conoscete. Certo è che se continuiamo così, potremmo girare una puntata dell'Ispettore Coliandro! ...“sacrosanta vittoria tecnica ... ambienti sacerdotali ... creature più o meno celestiali”, mi scusi, illustre Avvocato Betti, se mi posso permettere ...anche “negli ambienti sacerdotali” si consumano reati, ben più gravi della coltivazione di cannabis, nei confronti di “creature celestiali”: i bambini. Eppure si arriva anche in quei casi alla “sacrosanta vittoria tecnica”! Io penso, Avv. Betti, che abbia svolto egregiamente la figura del P.M. Ma forse dimentica l'etimologia del termine Avvocato. Ad Vocatus, ovvero chiamato in aiuto, punto. Non moralista.
Cattedratico. Paternalista. Non ho mai prospettato la vittoria al mio cliente, non l'ho applaudito per quello che ha fatto, ma neppure l'ho additato. Ho risposto alla sua richiesta di aiuto e l'ho ascoltato. Poi ho lavorato di cuore e di cervello. E l'insegnamento sul vivere “sballandosi”, senza avere il bisogno di sostanze stupefacenti, leggere o pesanti che siano, spero gli sia giunto con l'assoluzione. Perchè, molto spesso, dietro a questo bisogno si nascondono altre esigenze, altre richieste, che, forse, il mondo degli adulti non più tempo, né voglia di ascoltare. Perchè non sono tutti come Noi, Avv. Betti, che sappiamo “sballarci” con i fremiti del cuore e con le ali del nostro cervello. Ci sono anche persone che nascondono debolezze e fragilità dietro certi tipi di comportamento che, a parer mio, vanno condannati secondo i ben noti canoni di proporzionalità della pena. Cercando, se possibile, di slegarci da aspetti etici e da pregiudizi. Cercando, il più possibile, di avvicinarci alla funzione rieducativa e di risocializzazione della sanzione, qualunque essa sia. Non giudichiamo un libro dalla copertina, impariamo a leggere anche oltre le righe. La bellezza profonda ama nascondersi, il significato non lo si comprenderà mai alla prima lettura. Non giudichiamo un cliente dal comportamento, impariamo ad ascoltarlo, ad entrare in empatia con lui, a fidarci di lui ed a farci fidare di noi, anche se è il nostro peggior nemico, o, forse, perchè è il nostro peggior nemico. Solo così possiamo veramente difenderlo. Assoluzione o condanna, non importa, lui ci sarà grato in entrambi i casi, perchè, nonostante fosse nel fango (vi evito i francesismi) noi non ci siamo fossilizzati nelle sabbie mobili, ma abbiamo scavato e abbiamo trovato...il diamante. Che, forse, neppure lui pensava di avere". Grazie, cara Sara.
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(16/05/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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