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CALCIO e DOPING - Inchiesta - Rompere il muro dell'omertà

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Era il 25 marzo 2011 ed ho scritto di getto un pezzo. Ora un lettore gentilissimo manda a POSTA e RISPOSTA n.229 questo post: "Bellissimo articolo. I calciatori di quegli anni, i medici sportivi e gli allenatori dovrebbero uscire allo scoperto e raccontare. Servirebbe a capire e aiutrebbe a non sbagliare più. Potrebbe essere un incentivo per i ragazzi di oggi che pratcano lo sport per stare alla larga dai farmaci e denunciare coloro che glieli propongono. Bisogna spezzare il ciclo dell'ipocrisia e del successo ad ogni costo. Lo sport deve ritrovare i suoi valori. I ragazzi che si sono ammalati o sono morti aiuteranno i giovani a vivere meglio e a non sbagliare". - Ringrazio tanto STEFANO PINZI(stefano.pinzi@fastwebnet.it) che alle h.19:34 di sabato 4 feb '12 ha ...riesumato quel mio modesto contributo cui sono particolarmente affezionato. Non merito i complimenti, ma il tema merita di essere rilanciato con forza e, mi auguro, con incisività. E' per questo che lo ripubblico qui in calce senza modificare neppure una virgola. Fonte Studio Cataldi del 25 mar '11 - Titolo "UEFA: solidarietà vietata a calciatore malato di cancro - DOPING - INCHIESTA SUL CALCIO" - Autore: Avv. Paolo M. STORANI Pensierini cattivelli: la mente certe volte vola per conto suo ed allora il pensiero va ad Eric ABIDAL, calciatore francese di origini della Martinica in forza al Barcellona (di certo uno straordinario club che si ispira ai valori veri dello sport come del resto il suo tecnico 'Pep' Guardiola) che sino a qualche giorno fa era semplicemente uno dei migliori difensori in circolazione. Aveva anche segnato per la Francia uno dei rigori della finale persa a Berlino contro la Nazionale Italiana.
Ora è un malato grave. Diagnosi più cinica che clinica: tumore al fegato. La biopsia darà risposte plausibili ed il giudizio è, allo stato, sospeso. Va, però, ricordato che in medicina s'insegna che una somministrazione elevata e senza motivo terapeutico ad esempio di ferro su un individuo sano provoca accumuli nel fegato e nel cuore tali da determinare danni epatici anche gravi. Se non altro a titolo precauzionale, sarebbe ora di finirla di trattare atleti nel pieno della vigoria fisica tali e quali da ultraottuagenari malaticci che, in un cronicario, trascorrono gli ultimi tempi di vita nella necessità di una miriade di FARMACI. Farmaci che, poi, di necessità si depositano come macabri stoccaggi nell'organismo e possono aver provocato -tanto per fare un esempio- la progressiva decimazione della squadra della Fiorentina di qualche decennio fa.
Numeri da sterminio di massa che debbono suscitare delle riflessioni nelle Autorità preposte. Se ne sono andati in tragica sequenza tanti calciatori. Ho un ricordo vivo di Bruno BEATRICE con i piedi rialzati sbracato in relax su un tavolino esterno all'albergo fronte mare di Porto Recanati: l'Hotel Bianchi non c'è più liquefatto in mini-appartamenti e non c'è più nemmeno Bruno, mediano d'interdizione dal fisico prestante, Ternana, Fiorentina dal '73 al '76 e poi Cesena la sua valida carriera. Nel 1985 s'è ammalato di leucemia mieloide, di cui dopo due anni di travagli indecenti è morto. A quell'epoca i calciatori erano ancora esseri avvicinabili, comparivano poco in tv (non Ti spostare dalla vecchia "Domenica Sportiva", quella vera!), facevano vacanze normaloidi come noialtri; le mete erano quelle alla portata di tutti, mari-monti-laghi, le mogli non erano top model o giù di lì ma donne vere tali e quali alle nostre mamme, zie e consorti. Non mancava mai occasione anche durante in giro, al bar o in ritiro, prima o dopo una partita, di scambiare quattro chiacchiere su quella malattia (essa fantasticamente benigna) che si prende da piccoli: la passionaccia per il pallone. E per me, come per buona parte dei ragazzini dell'epoca, i giocatori avevano il fascino degli EROI. Ora, quella ragazza di metà Anni Sessanta che andava in vacanza con il marito a Porto Recanati è la vedova Gabriella Bernardini Beatrice, che da anni si batte per ottenere verità e giustizia sull'ipotesi che la patologia che uccise Bruno possa essere stata determinata dal DOPING. Alcuni compagni di squadra di quella Fiorentina erano Nello SALTUTTI, ottima punta, deceduto per infarto nel 2003 56enne; Ugo FERRANTE, elegante difensore vercellese, ucciso da un tumore alle tonsille nel 2004; Ferrante era in Messico nel '70, riserva del libero Pierluigi Cera; Giuseppe LONGONI, buon terzino ch'era stato anche alla sontuosa corte sarda di Manlio Scopigno e di 'Giggirivva', morto nel 2006 per una vasculopatia cardiaca; Massimo MATTOLINI era il portiere e me lo ricordo sempre con un cappellino fisso in testa forse per incipiente calvizie frontale; a me piaceva nonostante le critiche ingiuste di 'saponetta' che subì: lo trovai bravissimo al Catanzaro di Massimo Palanca che segnava dal corner con il piedino n.37 fatato: dializzato, ha subito un trapianto di reni e si è spento nel 2009; ora abita al cimitero di Diacceto, il cui nome pare derivare dall'aggettivo latino glacetum o diaccetum ...sinonimo di "Diaccio' o 'Addiaccio' e che comunque connota un luogo caratterizzato dal freddo come quello che ci scende nel cuore al pensiero che Mattolini è morto; Mimmo CASO era un'ala fantastica quasi al livello di Bruno Conti ma che si sapeva rendere utile come sagace uomo di centrocampo: ha avuto un tumore al fegato; Giancarlo ANTOGNONI era il rutilante campione, il più corteggiato dai grandi club: nel novembre del 2004 ha avuto un'improvvisa crisi cardiaca; Giancarlo "Picchio" DE SISTI, uno dei più grandi interni del calcio di tutti i tempi, è reduce da un ascesso frontale al cervello. Nell'agosto 2010 i familiari di Giancarlo GALDIOLO, lo stopper patavino di un decennio in viola ove disputa un'infinità di partite, hanno annunciato che è gravemente malato, demenza frontale temporale, chiedendo aiuto al mondo dello sport per sostenere la ricerca su questa malattia.
Va aggiunto che prima dell'arrivo di questi giocatori aveva militato nella Fiorentina (ed anche nel Cesena, proprio come Bruno BEATRICE) pure quel carismatico centrocampista rosso di capelli che di nome faceva Adriano LOMBARDI, il mitico capitano di un Avellino coriaceo ed indomabile; Lombardi, popolare anche a Como, è stato ucciso dal morbo di Lou Gehrig nel 2007; qualche perplessità si è levata anche avuto riguardo alla rara forma di amiloidosi che ammainò la bandiera del Capitano della Grande Inter di Angelo Moratti, Armando PICCHI, mio grande mito: morì non ancora 36enne mentre aveva già intrapreso una brillante carriera di allenatore. Il Cesena è un altro dei club massicciamente colpito da morti anomale. Giorgio ROGNONI fu un ecletticocentrocampista del Milan di 'Paron' Rocco e Gianni Rivera poi protagonista a Cesena negli anni '70: il suo dribbling niente male non gli ha consentito di scartare la signora con la falce in mano: Rognoni decede 40enne di Sla nel 1986. Fulvio ZUCCHERI, versatile jolly di difesa di razza furlana, è morto di infarto durante una partitella amatoriale a Cesena. Come Zuccheri, è morto di infarto mentre faceva jogging anche l'ex cesenate Francesco BRIGNANI: aveva 45 anni e la stagione migliore di questo interno allevato dall'Inter fu a Palermo. 'Gil' (Gianluca) DE PONTI, poi, era un centravanti eccentrico e sbalorditivo: gol leggendari quand'era all'Avellino, al Bologna, terminò la carriera capocannoniere a Malta: è morto nel 1995 per un tumore alla testa, anche lui calciatore del Cesena per un biennio. Coincidenze? Al Bologna invece, dove Fulvio Zuccheri passò nel '80-'81, ci sono i casi di Carlo PETRINI, scampato ad un tumore al cervello, e 'Tore' GARRITANO (l'alter ego al Toro dei gemelli del gol 'Puliciclone' e Ciccio Graziani dell'indimenticato scudetto di Gigi Radice) colpito da leucemia. Calciatori continuamente seguiti, da medici sportivi e non, che inspiegabilmente a frotte si ammalano di tumori e leucemie o che muoiono in gran numero di infarto. Alcuni ricorderanno il caso del difensore Andrea FORTUNATO, calciatore di Atalanta, Genoa e Juventus negli anni '90, morto per leucemia fulminante a ventiquattro anni quantunque i sanitari di Ematologia di Perugia avessero fatto il possibile per salvarlo. Molte di queste storie sono finite nella prima ed unica inchiesta giudiziaria fino ad ora svolta sulla Sla e le morti sospette nel calcio. Ma anche altri nostri idoli e beniamini sono rimasti senza giustizia: chi ricorda Giuliano TACCOLA, bel centravanti della Roma Anni Sessanta che morì misteriosamente nello spogliatoio dello stadio Amsicora di Cagliari il 16 mar 1969? Aveva appena 26 anni ed era stato scoperto dall'indimenticabile 'Fuffo' Bernardini, padre nobile della Nazionale poi del grande 'Vecio' Bearzot. Renato CURI prima di essere l'intitolazione dello stadio di Pian di Massiano era un centrocampista settepolmoni del Perugia, nativo di Montefiore dell'Aso, che si accasciò all'improvviso durante Perugia-Juventus dell'ottobre 1977: infarto, deceduto sul campo. Era reduce da un infortunio ed aveva 24 anni. Era molto promettente e l'anno precedente aveva di fatto deciso la sfida scudetto Toro c. Juve con un suo gol alla Zebra. Quando andavano a spasso con Franco VANNINI, il 'Condor', li chiamavano l'articolo IL tanto era bassotto Curi e spilungone Vannini. Prima di concedersi alle cure del grande mister Ilario Castagner erano stati compagni anche al Como. Da qualche anno ci ha lasciati Giacinto FACCHETTI: altro cancro, stavolta al pancreas, che ci porta via IL campione per eccellenza, lo Sportivo esemplare per i ragazzini d'ogni epoca, senza macchia e senza paura che rivive oggi nella meravigliosa figura di Javier Zanetti. Le storie dei tumori, delle leucemie e degli infarti che hanno colpito numerosi calciatori sono emerse nell'inchiesta del pm torinese Dott. Raffaele GUARINIELLO. Guariniello è stato titolare anche dell'inchiesta sul doping che ha riguardato la Juventus. L'indagine prese le mosse dalla deposizione di Zdenek ZEMAN, un allenatore straordinariamente preparato che ha sempre praticato un gioco (il 4-3-3) spumeggiante al top, ma non ha mai avuto una fortuna proporzionale al suo valore: solo jella? Tengo a ricordare che Zeman, nipote di 'Cesto' Vycpàlek, storico allenatore juventino, gode della stima di Massimo MORATTI, che lo aveva preso in considerazione per la successione al trasfuga Jose Mourinho. Certamente, a tacer del valore assoluto dell'ultimo prescelto Leonardo, l'Inter del triplete non avrebbe sbagliato ad affidarsi al boemo. Di recente Zeman è ritornato ad allenare in Italia nuovamente il Foggia in Lega Pro. Nell'indagine si ipotizzava il reato di frode sportiva ovvero la somministrazione off-label di farmaci leciti, che si intendeva ricompresa nella norma di cui all'art. 1 L. 401/89, che disciplina il reato di alterazione delle competizioni sportive. Quindi, abuso di farmaci leciti. Quell'inchiesta si è fermata avanti alla Cassazione con la prescrizione dei reati; l'altra indagine, quella sulle morti sospette nel calcio e sulla diffusione della Sla dal 1999, ad oggi prosegue pur tra mille difficoltà. Al momento non si è in grado di dimostrare scientificamente nulla. Per la Sla i nessi non si conoscono ancora, ne' tantomeno per le altre malattie. La Signora Beatrice, ad ogni modo, ha denunciato in diverse interviste che durante i ritiri al marito venivano somministrate flebo e gli veniva imposto di assumere continuamente diversi farmaci cardiotonici, tipo il Micoren, e a base di corteccia surrenale, come il Cortex. In particolare, sempre secondo la vedova di Bruno Beatrice, la leucemia di cui è morto suo marito potrebbe essere correlata a una cura intensiva di raggi Roentgen a cui l'ottimo mediano incontrista venne sottoposto nel 1976 per via di una pubalgia. Compito dell'inchiesta giudiziaria ancora in corso è stabilire se questa correlazione abbia un fondamento scientifico. Le pene che soffre Stefano BORGONOVO, un tempo implacabile bomber di Como e Milan, ma anche partner all'altezza di Roby Baggio con la maglia della Fiorentina, sono avanti agli occhi di tutti. La mente torna ora ad Eric ABIDAL: la notizia è che l'Uefa si è dimostrata intransigente vietando a Real Madrid e Lione di scendere in campo per la gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League con indosso magliette che recavano un messaggio di solidarietà per lo sfortunato difensore blau-grana nell'imminenza di un delicato intervento chirurgico per il tumore al fegato. La decisione del più alto Organismo calcistico europeo è motivata dal regolamento che vieta di entrare in campo con SLOGAN sulle casacche. Ma la solidarietà è uno slogan? La parola 'SLOGAN' discende dal gaelico 'sluagh-ghairm' e si riferisce al grido di guerra del clan in Scozia. Il vocabolo indica oggi una frase suggestiva usata nella propaganda politica ed in pubblicità. Sconvolto dalla decisione delle Uefa, il centrocampista del Barcellona, XAVI ha dichiarato: "Porre il veto su una cosa del genere è sbagliato. Ci sono cose più importanti di una partita di calcio" - Bel regolamento, cara Uefa. Il presente scritto, che non ha pretese di esaustività ed è soltanto un ATTO DI AMORE stilato a braccio verso quei ragazzi e quegli uomini che coltivarono il sogno del football e che ora, per motivi ancora da chiarire, non ci sono più. Certamente ho dimenticato alcuni nomi e molti casi sospetti e chi vorrà segnalare tutte le lacune potrà farlo fruendo del form riportato qui in calce. Perché tutto questo non accada mai più e perchè eventuali misteri si diradino.
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(07/02/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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(Per la rubrica "Posta e Risposta")
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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