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OUA: no al tribunale delle imprese. Non serve una giustizia a due velocità

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Una scorciatoia destinata al fallimento. Così Maurizio de Tilla, presidente dell'OUA definisce la proposta di istituire i tribunali delle imprese. "Pur apparendo uno strumento utile al miglioramento del sistema Giustizia - afferma de Tilla - la cosiddetta 'specializzazione' dei magistrati chiamati ad occuparsi della materia dell'impresa, a nostro giudizio, presenta evidenti anomalie sulle quali invitiamo il Governo Monti ed il Guardasigilli Severino a riflettere". Secondo il presidente dell'OUA si tratta solo di un intervento "estemporaneo" in materia di giustizia che non si inserisce in un quadro organico di razionalizzazione e di rivisitazione delle norme e delle prassi processuali finalizzata a snellire tutti i giudizi. Prevedere delle corsie preferenziali solo per alcune materie potrebbe contrastare con norme costituzionali. De Tilla ricorda peraltro che anche le sezioni specializzate oggi sono gravate da arretrati importanti. È comunque impensabile che alle le nuove competenze si possa far fronte con gli stessi magistrati attualmente assegnati alle sezioni e quindi probabilmente si dovranno implementare le nomine. Ciò andrà a discapito della qualità e dei tempi di definizione delle cause ordinarie. L'OUA mette in risalto anche le problematiche relative al numero e alla distribuzione sul territorio delle sezioni "Com'è noto – spiega de Tilla - le sezioni specializzate sono oggi dodici, con molte sezioni che coprono un territorio a cavallo di più regioni. Le sezioni di Roma (Tribunale già gravato da un arretrato considerevole) sono territorialmente competenti per le controversie relative ai territori compresi in ben tre regioni: Lazio, Abruzzo e Sardegna.
Viceversa, in Sicilia sono operative due sezioni (Palermo e Catania) una delle quali (Catania) competente anche per le controversie dei territori calabresi. Il problema è particolarmente grave per la Sardegna, perché, soprattutto alla luce delle ulteriori competenze attribuite alle sezioni, è assurdo e fortemente discriminatorio pensare che cittadini, imprese e avvocati sardi debbano sobbarcarsi oltre ai già elevatissimi costi (su cui torneremo) dei procedimenti anche le relative spese di viaggio fino a Roma". C'è poi il problema della quadruplicazione del contributo unificato che sembra avere l'unico obiettivo di disincentivare la promozione di giudizi rendendo sempre più oneroso l'accesso alla giustizia.
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(06/02/2012 - N.R.)
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