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Investire in Spagna: Con la nuova riforma del lavoro si abbassano i costi del personale alle aziende.

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La Spagna dopo 15 anni di enorme espansione economica ha risentito fortemente della crisi economico-finanziaria internazionale che ha investito tutta l'Europa anche a causa di situazioni anomale presenti nel mercato del lavoro nazionale dovute, ad esempio, sia alla presenza di un numero notevole di contratti a tempo determinato sia all'eccessiva rigidità dei contratti a tempo indeterminato, che hanno finito per determinare una pericolosa dualità tra lavoratori stabili e lavoratori temporanei. Al fine di contrastare tale situazione, che ha portato negli ultimi anni alla perdita di 2 milioni di posti di lavoro, il governo spagnolo è intervenuto con una reazione forte e decisa, varando un pacchetto di riforme atte a mirare al rinnovamento del mercato del lavoro (soprattutto alla luce della nuova situazione economica globale) incentivando la crescita e puntando alla riduzione della spesa pubblica. Questo processo di profondo rinnovamento è culminato con l'approvazione della Ley 35/2010, contenenti misure volte a ridurre la disoccupazione ed aumentare la produttività dell'economia spagnola, puntando principalmente su tre aspetti. In primo luogo si è intervenuto cercando di arginare la precarietà incoraggiando la creazione di posti stabili, incentivando i contratti a tempo indeterminato; inoltre si è mirato sia a rafforzare gli strumenti volti a raggiungere una maggiore flessibilità dei contratti a tempo indeterminato, come ad esempio la possibilità per un'azienda in crisi di poter effettuare una riduzione temporanea dell'orario di lavoro, al fine di avere una soluzione alternativa alla perdita del posto di lavoro, sia all'introduzione di alcune modifiche alla normativa sui licenziamenti collettivi. Ed infine, si sono approvate una serie di misure volte a combattere la disoccupazione giovanile, promuovendo degli incentivi per le aziende che assumono con contratti a tempo indeterminato, favorendo i contratti di formazione e migliorando i meccanismi di intermediazione al mercato del lavoro. Pertanto, il governo spagnolo ha ritenuto doveroso, in un momento di crisi eccezionale, adottare misure idonee a dare nuovi strumenti agli imprenditori ed ai lavoratori. Infatti, questa riforma permette al lavoratore ed al datore di lavoro, nel caso in cui l'azienda versi in una situazione economica oggettivamente critica, di accordarsi al fine di trovare un'intesa salariale diversa rispetto a quella prevista dalla contrattazione collettiva. Misure ovviamente eccezionali, che però permettono al datore di lavoro di poter continuare a produrre ed al lavoratore di non perdere il proprio posto di lavoro, limitando cosi il ricorso ai licenziamenti. Altra misura eccezionale, precedentemente accennata, è rappresentata dalla possibilità della riduzione dell'orario di lavoro al fine di evitare il rischio che la crisi possa portare alla chiusura dell'azienda, concedendo cosi un aiuto concreto alle aziende in difficoltà. Con lungimiranza e coraggio, la riforma spagnola ha mirato a contrastare da un lato l'uso ingiustificato dei contratti temporanei e dall'altro ad incoraggiare i contratti a tempo indeterminato. Per raggiungere l'obiettivo di contrastare l'ingiustificato utilizzo dei contratti temporanei, la legge spagnola ha stabilito un limite massimo di tempo, oltre il quale il contratto diventerà a tempo indeterminato. Alla luce di queste nuove disposizioni in materia di lavoro dovranno essere assunti a tempo indeterminato tutti quei lavoratori che allo stato risultino assunti da una stessa impresa o da un gruppo di imprese con due o più contratti d'opera o a progetto per una durata complessiva oltre i 24 mesi nell'arco di 30 mesi; inoltre l'indennità economica di fine contratto per i lavoratori con contratto a termine prevede un aumento progressivo da 8 a 12 giorni, fatta eccezione per i contratti di formazione e di sostituzione temporanea di lavoratori. La riforma interviene anche provvedendo all'introduzione di un Fondo pubblico per le indennità di licenziamento, in modo che l'indennità non sia tutta a carico del datore di lavoro. Inoltre, sono stati resi più facili i licenziamenti per motivi economici, equiparando sul piano causale licenziamenti individuali e collettivi (indennità di solo 20 giorni di salario per ogni anno lavorato). Relativamente ai licenziamenti collettivi per motivi economici legati alla produzione, la legislazione ha introdotto maggiore agilità nelle procedure, riducendo a 15 giorni il periodo di tempo assegnato all'autorità regionale competente nel caso in cui sia chiamata a pronunciarsi sull'eventuale illegittimità dei licenziamenti e stabilendo il criterio dell' adozione del silenzio assenso a favore delle imprese in caso di mancata pronuncia. La legge, tuttavia, prevede la contemporanea riduzione dell'indennità economica per licenziamento ingiustificato, a carico del datore di lavoro, abbassata da 45 a 33 giorni di salario per ogni anno di servizio. Per favorire l'occupazione dei giovani e delle persone disoccupate sono state introdotte misure legislative che prevedono riduzioni dei versamenti contributivi da parte dei datori di lavoro al sistema della sicurezza sociale nel caso in cui, entro il 31 dicembre 2011, assumano a tempo indeterminato lavoratori appartenenti a categorie particolarmente svantaggiate. In particolare la legge favorisce: - i giovani compresi tra i 16 e i 30 anni, iscritti da almeno 12 mesi nelle liste di collocamento che non hanno completato l'istruzione obbligatoria o non sono in possesso di titoli professionali; - i lavoratori disoccupati, ultra quarantacinquenni iscritti nelle liste di collocamento da almeno 12 mesi; - i lavoratori con contratti di formazione o i lavoratori con contratti-staffetta con contratti di sostituzione di lavoratori in pensionamento anticipato. Inoltre, al fine di migliorare l'intermediazione lavorativa e l'attività delle imprese di lavoro interinale la legge ha previsto alcune misure che mirano a favorire la collaborazione tra il servizio pubblico di collocamento e le agenzie private di intermediazione, rendendo complementari le loro attività. Per gli imprenditori interessati a fare business in Spagna è disponibile una comparativa fiscale con pratico esempio al seguente link:COMPARATIVA FISCALE ITALIA - SPAGNA
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(16/01/2012 - L.V.)
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