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Testamento biologico e suicidio assistito - Vita vegetale - No all'accanimento terapeutico

medico
Alle h.9:44 del 30 dic '11 RENATO GUERRA scrive alla nostra rubrica POSTA e RISPOSTA n.188 la seguente considerazione in relazione alla lettera pubblicata da Studio Cataldi il 24 dic '11 a firma del lettore Gabriello VIGLIOTTI di Pescara: "Rispetto l'opinione del sig. Vigliotti, forse lo stesso non ha mai subito le sofferenze di una persona che vive nella semi incoscienza o addirittura d'incoscienza, coma irreversibile, oppure risveglio parziale dopo anni di sofferenza, di chi nel suo incoscio si rende conto della sua situazione, sente magari parlare gli infermieri e dottori che dopo un certo tempo si abituano alla 'vita' di questa persona diventata vegetale, le sofferenze per mangiare attraverso i marchingegni della vita moderna, attraverso l'accanimento terapeutico (a volte molto interessato di chi cura il malato, oppure delle multinazionali dei farmaci che guadagnano spesso proprio da simili situazioni), nei Paesi Civili il diritto alla scelta della propria morte e fine delle sofferenze è sancito dalle leggi.
Da noi con molto falso pietismo, oppure a causa di motivi religiosi questo non viene ammesso. Io ho scritto e scelto per me la soluzione che ritengo più giusta, rifiuto delle cure in casi di questo genere, se posso lo scelgo io, se non posso delego i miei famigliari, morire è un momento, vivere sotto tortura è un'eternità. Renato Guerra". - Ti ringrazio molto, carissimo Renato per il Tuo contributo a questa tematica così intensa, cui ha apportato significativi elementi anche la cara, fortissima Mina WELBY intervenendo di recente su questo Portale. Infine, alle h.15:16 del 29 dic '11 i ha scritto dall'Asl di Bergamo la lettrice S.PEPE che invia le seguenti riflessioni: "Io e parlo per me stessa, ritengo che ognuno possa essere lascito libero di decidere che cosa fare o non fare se ci si trova in queste condizioni. Per me il testamento biologico è da lasciare arbitrariamente alla libertà di pensiero di ognuno. Se io fossi in una condizione di coma irreversibile accertato, vorrei che le mie decisioni prese in vita e in piena coscienza siano rispettate. Ognuno di noi ha una propria coscienza e un proprio pensiero che deve essere rispettato." - Continuate a scriverci compilando il consueto spazio che trovate qui in calce.
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(02/01/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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