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Operai che si feriscono e muoiono sui luoghi di lavoro, senza le prescrizioni dello psicologo previsto dalla Legge contro il rischio stress

incidente infortunio
Un intervento del Prof.Gennaro Iasevoli, psicologo volontario Protezione civile - Il coordinamento delle persone, che agiscono in uno spazio ristretto, si basa sull'intelligente e continuativa collaborazione mentale, prima ancora che manuale. Quando la situazione è guidata dalla persona più capace di tutto il gruppo, si può sperare nella buona riuscita delle operazioni lavorative, e di finire la giornata serenamente, senza paure, incidenti e ferimenti. Ma spesso avviene che, proprio quando c'è fretta di portare a termine il lavoro, non è disponibile (in quanto assente o ammalato) il caposquadra sereno e flemmatico, specializzato nell'affrontare tutti i rischi possibili senza stressare i dipendenti.
Gli operai, talvolta ingenui ragazzi appena maggiorenni o stranieri mal professionalizzati, al primo lavoro, dopo anni di avvilente disoccupazione, che magari, nella notte precedente, hanno dormito poco per le preoccupazioni familiari, oppure hanno alzato il gomito con le bevande alcoliche, o siano affetti da precedenti stress per il lavoro massacrante ordinario e malconci fisicamente per la vita grama condotta in quest'epoca di arrangiamento vitale, non possono, anche con tutta la buona volontà, lavorare con sicurezza in mezzo a carpenterie, laterizi ciclopici, macchine elettrocomandate poderose e scattanti, rumori ed intemperie stressanti, se non esiste un attento coordinatore, preparato vigile e salvifico, che metta in pratica, punto per punto i principi e le prescrizioni concordate con lo psicologo antirischio stress lavoro-correlato, secondo la presente normativa.
I lavori di montaggio e smontaggio, costruzione, manutenzione, assistenza, scavo o di produzione chimica, sono considerati, per esempio, tra le attività pericolose, non soltanto perché prevedono la movimentazione di oggetti pesanti, contundenti, ustionanti e velenosi, ma perché necessitano di un intelligente coordinamento delle azioni di più persone, che da varie postazioni adoperino strumenti complessi con telecomandi al fine di realizzare la lavorazione in atto.
Nelle lavorazioni pericolose si dovrebbe ricorrere ai suggerimenti dello psicologo del settore che, sentito l'ingegnere responsabile individui il rischio stress lavoro-correlato, che potrebbe colpire e causare gravi conseguenze per gli operai non opportunamente guidati in assenza del caposquadra ben preparato. Ma sebbene la Legge preveda l'intervento di psicologi sui luoghi di lavoro, per sentire anche i suggerimenti tecnici dei rappresentanti dei lavoratori, da più di un anno, alcuni imprenditori, con la crisi che c'è, forse cercando di risparmiare sull'utilizzazione di questi specialisti, soddisfano la normativa dotandosi della sola relazione cartacea commissionata ad agenzie, fornitrici di servizi documentali stilati da ingegneri e psicologi che attestano, una volta per tutte, l'assenza di rischi, durante i lavori di montaggio e smontaggio o di produzione, costruzione, manutenzione, assistenza, scavo, ecc.
Sono state studiate nelle università molteplici tecniche psicologiche antirischio e lo Stato, dopo tanti incidenti e morti, le ha giustamente recepite, emanando recentemente un'apposita normativa di cui al Decreto legislativo n 106/09 ex art. 17 DLgs 81/08 - Testo unico sicurezza. La odierna psicologia della sicurezza non condivide passivamente il concetto di sfortuna, sventura, e calamità proveniente dal cielo, ma si impegna con intelligenza e consapevolezza scientifica delle possibilità umane nel prevenire lo stress che porta all'errore umano, per meglio organizzare il lavoro, per salvare le vite e risparmiare sofferenze familiari e risarcimenti a spese di tutti i cittadini.
Prof. Gennaro Iasevoli
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(16/12/2011 - Prof. Gennaro Iasevoli)
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