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Studenti universitari, il Governo doveva dimettersi una volta bocciato il rendiconto generale dello Stato?

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L'ACCADEMIA di Studio Cataldi. Le lettere che molti studenti di giurisprudenza stanno inviando ci fanno propendere per un approccio problematico, interrogativo e critico alle questioni tecnico-giuridiche che di volta in volta si propongono nel quotidiano. Esaminiamo, a mo' d'esempio, quel ch'è avvenuto alle cinque della sera dell'11 ott '11; si tratta di un episodio pressoché senza precedenti (se si eccettua il caso del compianto Giovanni GORIA, nel 1988, che si dimise subito) nella storia del Diritto Parlamentare cui forse per tale motivo è mancato un approfondimento tecnico ad opera degli organi d'informazione; servivano giuristi, hanno invitato a parlare politici. Ho grande stima del Prof. Michele AINIS, l'ho anche menzionato nel mio libro "Il procedimento sommario di cognizione nei sinistri stradali", edito da Maggioli nel giu '10, a proposito della FORMA, ch'è garanzia di libertà, ma ne è al contempo ancella.
Sull'argomento del giorno non mi ha tolto la curiosità di sapere come la pensa e mi ha scritto: "ho chiuso da poco un editoriale, esce domattina sul Corriere. Un saluto" talché andremo avidamente in edicola ad acquistare il Corrierone per avere lumi. Orbene, la questione è la seguente: il Primo Ministro italiano ha divisato di non recarsi dal Presidente della Repubblica affinché questi assumesse le conseguenti determinazioni (apertura della crisi) dopo la mancata approvazione del l'art. 1 della Legge di RENDICONTO generale dello Stato; vale a dire, nella geometria istituzionale il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto rimettere nelle mani del Capo dello Stato l'incarico ricevuto a suo tempo con decreto, che oggi è, dopo la SFIDUCIA di uno dei rami del Parlamento, in sostanza inefficace? Infatti, si è verificato un fatto che pare contemplato tra le regole fondanti della nostra Costituzione nel rapporto tra le Istituzioni. Se si pone mente alle conseguenze non risolubili che un fatto simile provoca sul Sindaco od anche soltanto sull'amministratore di condominio, è lecito sollevare perplessità. Il Governo ha tentato di minimizzare la gravità della situazione creatasi degradando la questione ad "incidente tecnico". E' mancato un voto nel senso che i votanti sono stati pari. Ma nella società e nella modernità che Zygmunt BAUMAN definisce LIQUIDA, si diventa Presidente degli States per una manciata di mancati votanti (anche Romano PRODI prevalse di un'incollatura) che magari avevano l'influenza.
Non ho mai ascoltato un candidato alla Presidenza USA accampare un "incidente tecnico", anzi è nella migliore tradizione dei Paesi anglosassoni riconoscere il successo dell'avversario. Il potere non te lo regalano vita natural durante, in democrazia ti imprestano il diritto-dovere di governare. Si tratta di un servizio che si rende alla Nazione e poi si torna alle ordinarie occupazioni. Vedi l'esempio di Zapatero. Ma molti nostri politici non hanno altre ordinarie occupazioni. Addirittura, nello specifico, alcuni esponenti della maggioranza proponevano di sottoporre nuovamente al Parlamento la parte restante del'articolato quando, invece, aveva ceduto l'architrave dell'edificio; "perché - per dirla con le espressioni del Prof. AINIS che compaiono stamani sul Corriere della Sera - la Camera ha rigettato il primo articolo della legge in questione, tagliandole la testa; e ha dovuto quindi arrestarne l'esame, dato che non avrebbe senso offrire braccia e gambe a un corpo ormai decapitato"; approccio ictu oculi erroneo quello della maggioranza governativa anche partendo dal tenore letterale dell'art. 1 ch'è stato bocciato: "Il rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato e i rendiconti delle Amministrazioni e delle Aziende autonome per l'esercizio 2010 sono approvati nelle risultanze di cui ai seguenti articoli". Va da sé ed è ovvio che se la Camera dei Deputati ha cassato tale articolo iniziale, la parte restante del provvedimento non potrà nuovamente essere portato all'attenzione della Camera stessa, sul principio parlamentare che non può sottoporsi all'approvazione quel che il ramo del Parlamento ha già respinto. Ora, domandiamo ai nostri affezionati studenti di legge: secondo quel che state studiando il Governo in carica è pienamente legittimato? Ah, se fosse ancora in vita Leopoldo ELIA ci illuminerebbe. Nella sua vita e nella sua azione si intrecciarono e si alimentarono a vicenda mille storie e mille idee: un percorso ricchissimo composto di svariate esperienze, tipo Giudice costituzionale e poi Presidente della Consulta, studioso della complessa disciplina del Diritto Costituzionale, intellettuale ed anche uomo politico. Pochi al mondo hanno contributo come il Prof. ELIA allo studio dei SISTEMI di governo.
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(13/10/2011 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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