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Cassazione: giro di vite contro le madri iter protettive

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La Corte di Cassazione mette in guardia genitori e nonni dall'essere troppo iper protettivi e dall'isolare figli o nipoti dal resto del mondo. Secondo i giudici della Suprema Corte anche un eccesso di protezione equivale a maltrattamento. Con questa motivazione i giudici di piazza Cavour hanno reso definitiva la condanna per maltrattamenti (ad un anno e quattro mesi di reclusione) inflitta ad una madre e ad un nonno che avevano tenuto un minorenne in uno stato di iper protezione che gli aveva reso difficile adattarsi al mondo esterno e perfino di camminare. La decisione è della sesta sezione penale della Corte (sentenza n. 36503/2011). Il minorenne aveva sostanzialmente subito questi atteggiamenti iperprotettivi fino alla preadolescenza "con l'imposizione di atti riservati all'eta' infantile" e con "l'esclusione del minore da attivita' didattico istituzionali legate alla motricita'". Il nonno e la mamma del bimbo avevano anche impedito al piccolo di avere rapporti con i suoi coetanei. Insomma per la Corte si tratta di un comportamento incaccettabile. Secondo i familiari del piccolo questo comportamento poteva essere considerato si patologico ma non per qeusto passibile di condanna penale. Sin dalle prime fasi del giudizio, i giudici di merito avevano ravvisato nella fattispecie un'ipotesi di reato e la Cassazione ha ora confermato il verdetto. Ricorrendo in cassazione i familiari hanno tentato di difendersi spiegando di essersi comportati in buona fede e che comunque il bambino in quello stato di isolamento aveva avuto uno "stato di benessere". Respingendo il ricorso la Cassazione evidenzia che è del tutto "irrilevante il riferito stato di benessere del bambino, tenuto conto che, non a caso, in tutti i sistemi di civilta' evoluta, lo Stato puo' verificare in modo intrusivo le realta' di disagio anomalo nella famiglia e le loro cause umane, imponendo prescrizioni ai famigliari, sino alla decadenza della potesta', all'allontanamento e allo stato di adottabilita' del minore stesso". La persistenza "delle metodiche di iper accudienza e di isolamento - continua la Corte - in palese violazione delle indicazioni e delle prescrizioni talora imposte e talora pure concordate, segnala, al di la' di ogni ragionevole dubbio, la pacifica ricorrenza della intenzionalita' che connota il delitto di maltrattamenti".
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(14/10/2011 - N.R.)
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