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CGIL, nucleare: no ai test. Investire nelle rinnovabili

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di Nadia Fusar Poli -
“Il nostro Paese si trova in una posizione di vantaggio, di cui dovrebbe approfittare per sviluppare al massimo la produzione di energie rinnovabili, agganciando la produzione industriale di prodotti e componenti e quella dei servizi necessari alla installazione degli impianti”. Questa la posizione dei sindacalisti Antonio Filippi (responsabile energia Cgil nazionale) e Oriella Savoldi (responsabile dipartimento ambiente Cgil nazionale), ribadita in occasione della Giornata Internazionale contro i test nucleari istituita dalle Nazioni Unite, del 29 agosto. Alla luce del “recente Referendum in cui la volontà popolare in Italia ha espresso, per la seconda volta, il proprio no al nucleare”, dopo la volontà di Germania, Austria, e Svizzera di dismettere il nucleare, e la decisione del Giappone di muoversi in “favore dello sviluppo delle energie rinnovabili, la Giornata contro i test assume particolare importanza”. “Grazie all'impegno dei movimenti referendari, grazie alla consapevolezza maturata in tanti anni e mai dismessa sui rischi del nucleare, riproposta dall'esito del voto popolare, a differenza degli altri Paesi che si accingono soltanto adesso ad avviare il processo di dismissione, l'Italia non deve sopportare i costi ingenti che necessariamente il superamento del nucleare comporta”. La CGIL ritiene urgente e prioritario sostenere la ricerca e definire un Piano energetico a livello nazionale, così come avviare una discussione in Parlamento sul testo di legge di iniziativa popolare in materia di rinnovabili, che rappresenterebbe un passo fondamentale in direzione di uno sviluppo qualificato e sostenibile, contro la crisi e a favore della ripresa economica e occupazionale.
Alle imprese che si accingono a riconvertire la produzione o a svilupparne di nuove, o che, ancora, decidono di investire in una maggiore efficienza energetica va offerto un sostegno mirato. Posizione questa condivisa da Cisl e appoggiata da Confindustria, che da sola, nel prossimo decennio, potrebbe portare più di un milione di posti di lavoro.
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(31/08/2011 - Nadia F. Poli)
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