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DOSSI, cunette e rallentatori Vi odio!

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POSTA e RISPOSTA n°69 si apre con la precisazione di Claudio BILLO del 7 giu '11: “A correzione delle ultime 3 righe aggiunte, il dosso, in Brasile, è sempre verso l'alto e si chiama "lombada", mentre quello verso il basso è semplicemente "buraco" (buca) e rappresenta, come pure in Italia, le buche più o meno profonde nelle carreggiate". Grazie, caro Claudio e scrivimi, per mia curiosità, qual è la città brasiliana in cui vivi o hai vissuto. La puntata n°67 del 7 giu '11 h.10:30 ha scatenato un putiferio di lettere e commenti: ho appena terminato di leggerle tutte e dichiaro in mondovisione, per quel niente che può valere, che personalmente ODIO I DOSSI e li trovo una pessima soluzione. Ed il 7 giu '11 un utente identificato quale b2993895 annota: "Curioso come invece in Svizzera - famosa per la rigidissima disciplina automobilistica - i dossi siano vietati per legge. Mi piacerebbe tanto sapere se dentro l'ambulanza ci fosse un vostro caro o aspettaste i pompieri...". Ciò non toglie che il lettore Claudio BILLO ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione e per l'appunto la famigerata puntata di P&R era intitolata "multe? meglio i dossi, come in Brasile, SOSTIENE IL LETTORE". Ho risposto al gradito visitatore rievocando reminiscenze di viaggio: "Sì, in Brasile i dossi sono verso il basso, se non vai pianissimo, 'spanci', non verso l'alto come in Italia; almeno mi par di ricordare che sia così nelle città più importanti. Il Brasile non è terzo mondo da un bel pezzo, ma una potenza in grandiosa ascesa.
Obrigado!" - Con questa chiusa mi riferivo ad una chiosa finale del lettore BILLO che, giustamente, rimarcava che il Brasile non è terzo mondo come molti ignoranti lo reputano. Quindi, io ho semplicemente: a) aggiunto un mio ricordo personale; b) affermato una tautologia, vale a dire che il Brasile non è, e non è mai stato ai miei occhi di innamorato del paese latino-americano, una nazione del terzo mondo. State a sentire quel che mi ha scritto in due tranches il lettore GIANCARLO TURURU: "Sicuramente è vero che esistono casi eclatanti, forse uno su 100mila.
Ma per difendere 1 lascio che 100mila usino la strada come una arena, dove vince chi ne ammazza di più. Con questo metro di giudizio dovremmo chiedere un esame psico-attitudinale al PM (Di Pietro docet) che mi accusa ed al Giudice che mi condanna. Sarai anche avvocato, ma stai veleggiando tra le nuvole della fantasia. Che i dossi artificiali, o dossi rallentatori, o con qualsiasi altro nome li si voglia chiamare, rallentino la velocità, ti do ragione. Ma non si possono mettere ogni cento metri, la sollevazione popolare sarebbe generale. Inoltre, in Italia, i dossi rallentatori sono ben evidenziati, da cartelli e dalla pittura dello stesso dosso in colore chiari e visibili. In Brasile spesso sono invisibili, non segnalati ed arbitrariamente alti, creando non pochi problemi alla circolazione, con gravi danni alle sospensioni. In Italia un dosso scarsamente segnalato è motivo per richiedere il rimborso delle eventuali spese di riparazione, in Brasile paghi e taci. E poi, scrivendo 'Il Brasile non è terzo mondo da un bel pezzo' dimostra scarsa conoscenza della Storia, perché il Brasile non ha mai fatto parte del cosiddetto terzo mondo, frase inventata da un giornalista francese scimmiottando il Terzo Stato, per far credere che era una persona intelligente. Ops. Mi ero dimenticato. Ma hai mai letto le statistiche dei morti per incidenti stradali in Brasile? Lo sai che ogni anno, solo per incidenti stradali, in Brasile, muoiono oltre 200mila persone? Ossia! I dossi, i multavelox, la Polizia Rodoviaria o Militare servono a poco. Quello che serve è la cultura della guida del cittadino. Senza quella non esistono dossi, non esistono multavelox, non esistono rotonde, non esiste Polizia che tenga. Sempre i morti saranno una esagerazione. Giancarlo Tururu (CE)" - La giornata in cui scrivo (7 giu '11) è l'ideale per parlare di Brasile perché da me pare di stare a Manaus tant'è umido ed appicicoso il clima. Comincio a chiarire che la Polícia Rodoviária Federal è la Polizia Stradale Federale, ormai diffusa su tutto il territorio brasiliano. Sono trent'anni che mi dedico allo studio della storia del Brasile, ma devi darmi ancora tempo, Giancarlo caro. E poi, ti invito a non togliermi la 'fantasia'. Senza quella non riuscirei ad affrontare le giornate durissime che riservano la vita ed il lavoro. Chiusura per NASHPT: "la pensiamo tutti allo stesso modo .. purtoppo per costruire/montare quel famoso dosso ci vorrebbero comunque i soldi di noi, consociati giusto ?? ...o no ??" - Grazie a tutti Voi!
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(12/06/2011 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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