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Immigrati: il clandestino che non mostra i documenti di riconoscimento all'autorità non commette reato.

Con la sentenza n. 29142 del 18 luglio 2001 la Corte di Cassazione ha stabilito che il clandestino che non rammostri i documenti di riconoscimento all'autorità, perché sprovvistone, non commette reato. Ad avviso della Suprema Corte, infatti, l'art. 6 comma 3 della legge 6 marzo 1998 n. 40, che punisce con arresto e ammenda la mancata esibizione agli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, in assenza di giustificato motivo, del passaporto o altri documenti di identificazione, nonché permesso o carta di soggiorno, non può trovare applicazione nel caso dell'extracomunitario che sia al contempo entrato nel territorio dello Stato eludendo i controlli frontalieri e sia privo di qualsivoglia documento di riconoscimento; vieppiù "è proprio l'ingresso clandestino in Italia a costituire il giustificato motivo della mancata esibizione del passaporto o del documento di identificazione". Ragionando in base al principio di razionalità, la Corte rileva che non sarebbe ragionevole per il legislatore ritenere penalmente irrilevante la condotta del soggetto che si introduce senza autorizzazione nel territorio nazionale e ciononostante pretendere che lo stesso "sia munito all'atto del valico della frontiera di un documento che ne agevolerebbe l'espulsione"; un siffatto precetto, in realtà, violerebbe il sostanziale diritto di autodifesa al pari dell'imposizione dell'onere dello straniero clandestino di attivarsi "per munirsi di un documento di identificazione, in tal modo necessariamente rivelando la sua condizione precaria". Pertanto, fino a quando il clandestino non venga [i]comunque [/i] fornito di un documento identificativo, la mancata esibizione di tale documento costituisce fatto non previsto dalla legge come reato, mentre in seguito al rilascio del suddetto documento identificativo viene meno il giustificato motivo di talché la mancata esibizione costituisce reato. Tale pronuncia si pone tuttavia in contrasto con l'orientamento maggioritario che non effettua distinzione alcuna tra lo straniero entrato regolarmente nel territorio dello Stato e il clandestino. Secondo l'impostazione meno garantista, invero, il reato di cui all'art. 6 c. 3 L. 40/98 è configurabile in entrambi i casi poiché la condotta sanzionata è la mancata esibizione e non già il rifiuto, presupponendo quindi la sussistenza di un obbligo di munirsi di documenti. È appena il caso di precisare che il contrasto interpretativo sulla concreta applicazione della norma in questione è stato successivamente risolto dall'intervento delle Sezioni Unite con la sentenza 45801/03 che, conformandosi al secondo ordinamento giurisprudenziale citato, ha da ultimo stabilito che la condizione di clandestinità dell'immigrato straniero non costituisce giustificato motivo per la mancata esibizione dei documenti e pertanto, il clandestino privo di documenti, è parimenti penalmente perseguibile.
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(15/10/2001 - A.V.)
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