Le clausole atipiche

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Nonostante i soci siano tenuti a scegliere il modello sociale nel novero degli schemi all’uopo predisposti dal legislatore, ad essi è riconosciuta, entro certi margini, la facoltà di introdurre delle clausole c.d. “atipiche”, in quanto volte a modificare, nei limiti consentiti, la disciplina applicabile a quel dato “tipo”. Qualora la clausola atipica superi i confini riservati all'autonomia negoziale, sarà illecita, per contrarietà a norme imperative e, ai sensi dell'art. 1419, comma 2 c.c., verrà sostituita dalla disciplina legale.

La possibilità di adattamento rispetto al concreto assetto degli interessi incontra vincoli di diversa intensità in base al “tipo legale” in questione. In via del tutto generale, la dottrina rileva che, da una parte, sono solitamente le società di persone a caratterizzarsi per una maggior grado di “adattabilità”, sotto il profilo in esame, mentre una scarsa derogabilità si riscontra nel regime delle obbligazioni sociali, soprattutto in vista dei riflessi sulla posizione dei terzi di buona fede che intrattengono rapporti con la società o con i soci. Autorevole dottrina, peraltro, osserva che ai soci, spesso, conviene non discostarsi troppo dai tipi societari disciplinati dal legislatore, poiché essi rappresentano un modello dotato di un livello superiore di omogeneità e conoscibilità, con ciò che ne consegue, vuoi in chiave di sicurezza e trasparenza per gli investitori e i creditori, vuoi in chiave di riduzione dei costi di transazione, vuoi in chiave di minori fonti di contrasto tra i soci medesimi circa i rispettivi diritti e doveri.

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