Le servitù prediali

(A cura di: Avv. Valeria Zatti)

La servitù prediale è uno dei principali diritti reali di godimento su cosa altrui, definito dal legislatore, all'art. 1027 c.c., come il peso imposto sopra un determinato fondo (detto “servente”) per l'utilità di un altro fondo (detto “dominante”), appartenente a un diverso proprietario.

Una delle prime osservazioni da compiere è quella attinente alla qualifica “prediale”: l'espressione deriva dal latino “praedium (terreno, fondo) e ha il fine di chiarire, già a partire dalla nomenclatura tecnica, che si versa in ipotesi di servitù solo quando il vincolo posto a carico del fondo servente implichi un'utilità tendenzialmente stabile e duratura non direttamente per il proprietario del fondo dominante, bensì per il fondo medesimo.

Due sono le condizioni poste in via generale dalla norma codicistica: che i fondi, pur non confinanti siano vicini in modo da consentire l'esercizio della servitù; che vi sia un'utilità effettiva (anche se non perpetua ma provvisoria) e oggettiva, giacché la stessa è riferita al fondo nella sua concreta destinazione e conformazione e non al soggetto proprietario.

Il profilo dell'inerenza, già evidente da tali considerazioni, è ancora più marcato dalla c.d. “regola dell'ambulatorietà della servitù”: il diritto di servitù è in grado di “seguire” (a proposito, la dottrina parla di "diritto di seguito", cfr., tra gli altri, Bigliazzi Geri, Breccia, Busnelli) il bene presso ogni successivo acquirente (Cass. N. 20817/2011).

Diretta conseguenza del peculiare atteggiarsi del carattere dell'inerenza sono l'inalienabilità e l'incedibilità della servitù, nel senso che essa non potrà mai circolare separatamente rispetto alla proprietà del fondo dominante (Cass. n. 5686/1985). 

  Caratteri del diritto di servitù »
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