Il nesso di causalità nella responsabilità medica

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La teoria condizionalistica nell'accertamento del nesso causale



Sia sul piano civile che sul piano penale, affinchè sia integrata una determinata fattispecie, occorre che l'azione o l'omissione del sanitario sia strettamente collegata all'evento lesivo da un rapporto definito di causalità: l'azione o l'omissione devono essere diretta conseguenza dell'accadimento lesivo, in assenza dei quali il danno non si sarebbe sicuramente verificato. L'assenza di nesso di causalità – o la mancata prova della stessa - ha l'immediata conseguenza di liberare il sanitario da qualsiasi tipo di responsabilità ascrittagli.


Dal punto di vista probatorio, al fine di ottenere il risarcimento del danno, il paziente deve in ogni caso provare la sussistenza di nesso di causalità tra condotta del medico – o carenza della struttura sanitaria – e lesione subita. Il nesso di causalità può essere definito come quel rapporto di azione/omissione e reazione in assenza del quale non si verificherebbe l'evento. Secondo la teoria condizionalistica, quella prevalentemente utilizzata in ambito penale, si opera “sottraendo” dal caso di specie alcuni comportamenti, per verificare se, anche in assenza di essi, il danno si sarebbe comunque verificato. In caso negativo, il comportamento del medico o la carenza strutturale si rivelano determinanti; in caso positivo, al contrario, il nesso causale non può essere provato.


Il concorso contemporaneo di cause


Si ha concorso di cause nel momento in cui più circostanze intervengono contemporaneamente nella produzione di un evento lesivo. Se la causa sopravvenuta, da sola, è idonea a produrre l'evento, a seconda dei casi può essere ritenuta dal giudice causa principale ed esclusiva di causazione; al contrario, nel momento in cui, come nel procedimento logico previsto dalla teoria condizionalistica, sottraendo una causa determinata l'evento si verifica comunque, significa che tale circostanza non è stata idonea a provocare la lesione. Il ruolo della giurisprudenza, nella ricostruzione dei fatti caso per caso, è determinante.


L'onere probatorio a carico del paziente


Riassumendo, il paziente danneggiato dovrà in ogni caso, ex art. 2697 codice civile, provare l'esistenza del nesso di causalità tra condotta del medico – il paziente deve provare che il medico ha agito con dolo o colpa, quest'ultima a sua volta causata, ad esempio, da conoscenze inadeguate delle tecniche previste dalle guidelines, da imprudenza o imperizia – e l'evento lesivo. Il sanitario, a sua volta, potrà difendersi provando che l'evento lesivo si è verificato per causa a lui non imputabile, oppure che l'esecuzione di una determinata operazione comportava tecniche esecutive di particolare complessità. Ciò poichè l'obbligazione che nasce a carico del professionista non è di risultato ma di mezzi, non configurandosi automaticamente responsabilità a carico del medico nel caso in cui non sia raggiunto un determinato obiettivo (in questo senso, la guarigione).

Una causa sopravvenuta, incalcolabile e imprevedibile, è idonea ad escludere il nesso causale. "La correttezza sia della diagnosi sia dell'intervento terapeutico, riconducendo l'evento lesivo ad una reazione individuale della paziente del tutto anomala, non prevedibile e dunque non attribuibile ad un comportamento colposo ed all'azione posta in essere dai sanitari”. (Cass. Civ., sent. 25764/2013).

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