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L'apposizione di un termine di durata

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Il rapporto di lavoro: indice della guida
Il contratto di lavoro può essere stipulato sia a tempo indeterminato che a tempo determinato. Il che vuol dire che il nostro ordinamento ammette, a precise condizioni, che nel contratto sia apposto un termine.
Si tratta di una delle ipotesi per le quali non vige il generale principio di libertà delle forme, che, come visto nella guida dedicata in generale al contratto di lavoro, si estende anche al quest'ultimo salvo qualche eccezione: il termine di durata, infatti, va necessariamente apposto per iscritto.

Evoluzione storica della disciplina legale del termine

La disciplina legale del termine nel nostro ordinamento è stata oggetto di una profonda evoluzione che è andata di pari passo con l'evoluzione della concezione e del significato sociale del lavoro.
Su di essa hanno inciso, poi, anche i numerosi mutamenti economici e di mercato.
Basti pensare che nel codice civile del 1865 l'apposizione di un termine al contratto di lavoro era la regola generale, tanto che l'articolo 1628 imponeva la temporaneità delle obbligazioni di lavoro da prestare all'altrui servizio.
Alla base di tale visione c'era una cultura liberale ispirata la volontà di evitare che fossero surrettiziamente reintrodotte forme di schiavitù mediante la costituzione di rapporti a vita.
Le cose iniziano a cambiare con il codice civile del 1942 che, stabilendo la forma scritta per l'apposizione del termine ha di fatto mutato in negativo la visione del contratto a tempo determinato.
Successivamente, con la legge 230/1962 si è prevista la possibilità dell'apposizione del termine solo in ipotesi stabilite tassativamente dalla legge.
Infine le cose sono cambiate in maniera significativa dapprima con il d.lgs. n. 368/2001, che ha riformato la materia abrogando la precedente disciplina, poi con la legge Fornero del 2012 e, ancor più recentemente, con il Jobs Act.

Cenni di disciplina

Nonostante nell'epoca moderna la durata normale del contratto di lavoro, quanto meno nelle enunciazioni formali, è rappresentata dal tempo indeterminato, il contratto a termine riveste comunque un'importanza tutt'altro che trascurabile e la relativa disciplina merita un autonomo approfondimento.
Tuttavia già in questa sede è opportuno ricordare che oggi, pur non essendo più richiesta la specifica ed espressa enunciazione in contratto delle causali che giustificano l'apposizione del termine, il legislatore continua comunque a perseguire il fine di evitare un eccessivo prolungarsi dell'instabilità temporale del rapporto e di combattere il fenomeno noto con il nome di “precariato”. Ci si riferisce ad esempio, ma non solo, all'impossibilità di stipulare contratti a termine per una durata massima superiore complessivamente a trentasei mesi.
In molti casi la violazione dei vincoli previsti a tal fine dalla legge comporta come conseguenza la conversione del rapporto a termine in un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Aggiornamento: Agosto 2016
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