Intervento del terzo

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L'eventuale intervento di un terzo, nel rito del lavoro, è disciplinato dall'art. 419 c.p.c.

L'intervento del terzo può essere volontario o coatto perchè richiesto dal giudice o da parte attrice.

Come recita l'art. 105 c.p.c., ciascuno può intervenire nello svolgimento di un processo tra parti diverse per far valere, rispetto a tutte o solo ad alcune di queste, un diritto relativo all'oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo stesso. Il terzo può anche intervenire per sostenere le ragioni di una parte quando vi ha un interesse personale. L'ipotesi di partecipazione ad un giudizio prevista dall'art. 105 c.p.c. è definita

"intervento volontario".

Nel rito del lavoro, l'intervento volontario del terzo non può aver luogo oltre il termine stabilito dalla legge per la costituzione del convenuto, con le modalità previste agli artt. 414 e 416 c.p.c. nei limiti della loro applicabilità (art. 419, comma 1, c.p.c.). La tardività dell'intervento è rilevabile d'ufficio e non è sanabile, neppure se le altre parti accettassero il contraddittorio.

L'intervento deve essere effettuato mediante una memoria, che avrà il contenuto previsto all'art. 414 o a quello del 416 c.p.c. a seconda della posizione processuale assunta dal terzo. La memoria suddetta deve essere depositata in cancelleria nel termine previsto per la costituzione del convenuto. In seguito il giudice fissa una nuova udienza rispettando il termine dei 30 giorni (40 se occorre procedere con notifica all'estero) previsto al comma 5 dell'art. 415 c.p.c. Con il decreto di fissazione dell'udienza, il giudice dispone che lo stesso venga notificato al terzo interveniente. Inoltre dispone che entro 5 giorni il decreto in oggetto, unitamente alla memoria di intervento, siano notificati, a cura della cancelleria, al ricorrente e al resistente. Le parti potranno, quindi, depositare, non meno di 10 giorni prima la nuova data d'udienza, proprie memorie difensive.

Le norme che disciplinano l'intervento volontario nel rito del lavoro, vanno integrate con i commi 9, 10 e 11 del riformato art. 420 c.p.c., il quale disciplina, con queste disposizioni, l'intervento coatto.

L'intervento coatto del terzo può essere richiesto dalla parte ai sensi dell'art. 106 c.p.c. oppure per ordine del giudice ai sensi dell'art. 107, nonchè in caso di integrazione necessaria del contraddittorio ex art. 102, comma 2, c.p.c. Quando ci si trova in una di queste situazioni il giudice, all'udienza inizialmente fissata, emette un provvedimento con cui fissa nuova udienza, disponendo che entro 5 giorni il provvedimento suddetto, unitamente al ricorso introduttivo e all'atto di costituzione del convenuto, siano notificati al terzo. Restano osservati i termini previsti ai commi 3, 5 e 6 dell'art. 415 c.p.c. Il termine massimo entro cui deve tenersi la nuova udienza decorre dall'emissione del provvedimento di fissazione del giudice (art. 420, comma 9, c.p.c.). Il terzo, così chiamato, deve costituirsi non meno di 10 prima dell'udienza fissata attraverso il deposito in cancelleria di memoria difensiva ex art. 416 c.p.c.

Anche le associazioni legalmente riconosciute possono essere legittimate all'intervento adesivo. Questo accade quando esse agiscono per far valere un proprio diritto. Si tratta di un caso diverso dal potere, sempre sussistente, di compiere osservazioni orali e scritte e di dare informazioni tramite un loro rappresentante così come previsto dall'art. 425 c.p.c. Si tratta di un potere di intervento in giudizio che la legge espressamente riconosce alle associazioni sindacali ad istanza di parte.

 

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