Conciliazione giudiziale

Al di fuori dell'ipotesi prevista dall'art. 410 c.p.c. del tentativo di conciliazione stragiudiziale, un ulteriore tentativo di risoluzione pacifica della controversia si realizza al cospetto del giudice, durante l'udienza di discussione della causa.

L'art. 420 c.p.c., come modificato dalla Legge n. 183/2010, disciplina l'udienza di discussione, momento essenziale di tutto il procedimento perchè in questa occasione avviene il primo contatto delle parti con il giudice. In tale udienza le parti devono comparire personalmente. Il giudice interroga liberamente gli intervenuti, tenta la conciliazione della lite e formula alle parti una proposta transattiva. Se le parti non

compaiono personalmente in udienza oppure rifiutano la proposta transattiva, in entrambi i casi senza giustificato motivo, il giudice, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., valuta dette circostanze ai fini della decisione del giudizio.

Se in questa sede il tentativo di conciliazione riesce, viene redatto opportuno processo verbale che avrà efficacia di titolo esecutivo. In caso contrario, se il giudice ritiene la causa matura per la decisione o sorgono altre questioni la cui decisione influisce sul giudizio finale, l'organo giudicante invita le parti alla discussione e pronuncia la sentenza, anche se non definitiva, leggendo in aula il dispositivo (comma 4, art. 420 c.p.c.). Il giudice può anche disporre per l'istruzione della causa.

Le parti devono comparire personalmente all'udienza di discussione della causa e possono farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale. La procura, ex comma 2 dell'art. 420 c.p.c., deve attribuire al procuratore anche il potere di conciliare o transigere la controversia.

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