Arbitrato nel processo del lavoro

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Oltre alla conciliazione, le parti di un rapporto di lavoro coinvolte in una controversia, possono anche ricorrere all'arbitrato per risolvere in via stragiudiziale il contenzioso. In questo caso le parti deferiscono ad un terzo il potere di decidere la lite che le riguarda. Solitamente l'arbitrato origina dal compromesso ex art. 807 c.p.c. o dalla clausola compromissoria ex art. 808 c.p.c. In quest'ultimo caso le parti inseriscono, nel contratto che le vincola, una clausola con cui stabiliscono che le controversie nascenti dal contratto medesimo saranno decise da arbitri.

La decisione del collegio arbitrale è detto lodo. Nel caso di arbitrato rituale il lodo ha gli

effetti di una sentenza, mentre nel caso di arbitrato irrituale il lodo ha gli effetti di un contratto. Nel Collegato Lavoro del 2010 l'istituto dell'arbitrato per le controversi di lavoro è stato innovato e consente di scegliere fra quattro tipi diversi di arbitrato irrituale.

Le parti possono affidare il mandato a risolvere la controversia in via arbitrale alle Commissioni di conciliazione presso la Direzione Provinciale del lavoro (DPL) durante lo svolgimento del tentativo di conciliazione o nel caso in cui questo non dovesse andare a buon fine (art. 412 c.p.c. riformato). Le parti possono indicare alla Commissione la soluzione sulla quale concordano e quindi accordarsi per la risoluzione della controversia. Il lodo emesso a conclusione dell'arbitrato ha valore di legge tra le parti e l'oggetto dell'accordo non può essere impugnato.

Altra opzione concessa alle parti dalla legge riguarda la possibilità di risolvere la controversia di lavoro in via stragiudiziale avvalendosi dell'arbitrato presso le sedi sindacali, procedura che si svolge applicando le modalità previste dai contratti collettivi (art. 412 ter c.p.c.).

Terza possibilità di risoluzione delle controversie di lavoro è data dalla procedura che si può svolgere dinanzi ad un Collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (art. 412 quater c.p.c.). Il collegio è composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, scelto di comune accordo, con le funzioni di Presidente. La parte che decide di avvalersi del procedimento arbitrale notifica alla controparte un ricorso in cui sono indicate le ragioni di fatto e di diritto su cui si fonda la pretesa del ricorrente, con l'eventuale richiesta al collegio di decidere secondo equità. Nel caso in cui la controparte accetti di aderire alla procedura arbitrale, dopo la scelta degli arbitri, deve depositare la propria memoria difensiva. Tra l'altro durante la prima udienza il collegio arbitrale esperisce un tentativo di conciliazione. La lite viene definita mediante il lodo.

Infine le parti in conflitto possono decidere di risolvere la controversia dinanzi alle apposite camere arbitrali costituite dagli organi di certificazione, secondo quanto dispone l'attuale art. 31, comma 12, della Legge n. 183/2010.

 

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