Ambito di applicazione delle controversie individuali di lavoro

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Per la risoluzione in sede giudiziale delle controversie relative al rapporto di lavoro l'ordinamento ha previsto un rito speciale.


Ad esso si affiancano le procedure conciliative, arbitrali e transattive previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva.


La L.533/1973 ha introdotto l'art. 409 c.p.c.  Tale norma contiene un'indicazione relativa alle sole controversie individuali, pertanto si è posto il problema se la disciplina processuale prevista dalla norma in commento possa essere ritenuta applicabile anche alle controversie collettive di lavoro. Al riguardo la dottrina ha precisato che mentre le controversie individuali di lavoro attengono ad

interessi del singolo lavoratore subordinato, quelle collettive involgono gli interessi delle organizzazioni sindacali a prescindere dalla circostanza che la controversia riguardi una o più questioni individuali. Più volte la giurisprudenza di merito e di Cassazione si è pronunciata ritenendo appartenente alla competenza e al rito del lavoro numerose fattispecie concrete di controversie collettive. Ciò ha indotto la dottrina ha ritenere che "la specificazione individuale contenuta è stata svuotata di significato, e che, tutte le controversie, anche non scaturenti da rapporti individuali di lavoro, rientrano nell'art. 409 c.p.c. in quanto riguardano situazioni giuridiche che sono in senso lato pregiudizievoli rispetto ai rapporti individuali ( Luiso, " Il processo del lavoro", Foglia, "Il processo del lavoro privato e pubblico di primo grado").


La norma in esame elenca cinque categorie di controversie. La dottrina si è sforzata per individuare un elemento unificatore a tutte le controversie di lavoro elencate nei vari punti dell'art. 409 c.p.c. Alcuni hanno ritenuto che le fattispecie indicate sono caratterizzate dalla personalità della prestazione, altri hanno sostenuto che l'elemento caratterizzante sia la subordinazione socio-economica, ossia la posizione in cui si trova colui che svolge una prestazione lavorativa e non dispone di capitali. Tuttavia è stato evidenziato da altri autori ( Ianniruberto, " Il processo del lavoro novellato") che risulta molto complesso individuare un criterio unitario che accomuni tutte le fattispecie di cui all'art. 409 c.p.c., e " ciò è segno evidente che il legislatore non ha inteso seguire un orientamento univoco, ma, quando lo ha ritenuto opportuno, ha esteso la tutela in questione a tutti i casi, in cui, secondo la sua valutazione, fosse necessario un processo più rapido ed incisivo".

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