La notifica del titolo e del precetto alla Pubblica Amministrazione e il termine dei 120 giorni

Nell'ambito dell'esecuzione forzata nei confronti della Pubblica Amministrazione, il procedimento dettato dal codice di procedura civile per la platea generale dei "normali" debitori, subisce rilevanti modifiche. 

La norma di riferimento è, infatti, l'art. 14 del d.l. n. 669/1996, convertito, con modificazioni, nella l. n. 30/1997, che introduce, con riferimento all'amministrazione debitrice, una dilatazione dei termini previsti, di regola, dal codice di rito, per l'operatività necessaria e preliminare all'avvio dell'esecuzione forzata.

Invero, secondo quanto disposto dall'art. 479 c.p.c., una volta ottenuto il titolo esecutivo, il difensore della parte vittoriosa, prima di avviare l'esecuzione forzata, è tenuto alla notificazione del titolo (in forma esecutiva) e del precetto alla parte personalmente, avvalendosi degli ufficiali giudiziari.

La notificazione del precetto può avvenire contestualmente o successivamente al titolo, purché venga eseguita sempre personalmente alla parte (ex art. 479, ultimo comma, c.p.c.), nelle forme previste dall'art. 480 c.p.c., ovvero con l'intimazione di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, con l'avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.
L'art. 481 c.p.c. sancisce, inoltre, l'inefficacia del precetto, "se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l'esecuzione".

Nell'ipotesi in cui il soggetto debitore sia, invece, una Pubblica Amministrazione, gli scenari delineati dalla legge sono diversi.
Secondo il disposto dell'art. 14, 1° comma, del d.l. n. 669/1996 (come modificato dall'art. 147 della l. n. 388/2000 che ha elevato l'originario termine di 60 giorni), le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici hanno un termine di 120 giorni per completare l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali (e dei lodi arbitrali aventi efficacia esecutiva) che li obbligano al pagamento di somme di denaro, dalla notificazione del titolo esecutivo (anche se non munito di formula esecutiva, cfr. Tar Lazio, n. 10127/2012).

Prima di tale termine, in base all'espresso divieto di cui al 2° comma della suddetta disposizione, il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata, né di porre in essere atti esecutivi, ivi compresa dunque la notifica del precetto.
Conseguentemente, alla P.A. debitrice, dovrà essere notificato il titolo esecutivo come dispone l'art. 479 c.p.c., ma, a differenza di quanto previsto dalla procedura codicistica, non sarà possibile notificare contestualmente il precetto, il quale, a pena di nullità (Cass. n. 590/2009), dovrà notificarsi, invece, personalmente alla parte, non prima dello spirare del termine dilatorio di 120 gg.

Solo una volta decorso il termine previsto dalla legge, se l'amministrazione è inadempiente potrà procedersi con la regolare notifica dell'atto di precetto e, dunque, avviare, trascorsi i dieci giorni fissati dall'art. 480 c.p.c., l'esecuzione forzata. 

Quanto alla notificazione, infine, in base al combinato disposto della normativa di cui all'art. 14 del d.l. n. 669/1996 e alle regole di carattere generale espresse dagli artt. 480 c.p.c. e 144 c.p.c., si ritiene che la stessa debba essere effettuata presso la sede dell'amministrazione debitrice e non già presso l'avvocatura dello Stato, poiché il regime previsto dall'art. 11 del r.d. n. 1611/1933 è applicabile soltanto agli atti giudiziali.
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