La mancata o contestata dichiarazione del terzo

La dichiarazione del terzo di cui all’art. 547 c.p.c. assume nella disciplina dell’espropriazione presso terzi un ruolo fondamentale perché solo con la stessa, a seguito dell’invito ex art. 543 c.p.c., viene affermata l’esistenza del debito e si perfeziona il pignoramento, consentendo l’assegnazione e la vendita del credito pignorato (v. “La dichiarazione del terzo pignorato” su questo portale). 

La disciplina è stata profondamente modificata negli ultimi anni ad opera di diversi interventi legislativi e da ultimo della l. n. 228/2012 (c.d. “legge di stabilità 2013”) e del d.l. n. 132/2014 (c.d. “decreto giustizia” convertito con modificazioni dalla l. n. 162/2014).  

La prima, oltre ad introdurre la possibilità per il terzo di rendere la dichiarazione, nei casi previsti, anche tramite posta elettronica certificata, ha inciso sulle ipotesi della mancata e contestata dichiarazione di cui agli artt. 548 e 549 c.p.c., mutando radicalmente la posizione del terzo nel quadro della procedura espropriativa, con il fine di ridurre i tempi per l’accertamento del credito e garantire la soddisfazione del creditore procedente. 

Il secondo ha rafforzato tale mutamento estendendo la disposizione sulla comunicazione della dichiarazione del terzo attraverso raccomandata o pec a prescindere dalla tipologia di credito oggetto di espropriazione (ed eliminando, dunque, la necessità della presenza in udienza del terzo pignorato, fatta eccezione per l’ipotesi di mancata comunicazione della dichiarazione) e intervenendo in generale sul pignoramento presso terzi (con l’introduzione della ricerca dei beni con modalità telematiche, nuovi compiti dell’ufficiale giudiziario, termini più stringenti per il creditore, modifica del foro competente, ecc.), con l’obiettivo di agevolare ulteriormente l’accertamento del credito e di velocizzare la procedura a tutela della soddisfazione dei creditori. 

La mancata dichiarazione del terzo

Nella disciplina vigente prima della novella legislativa del 2012, l’assenza o il silenzio da parte del terzo all’udienza prevista per rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. costituivano un impedimento per il perfezionamento del pignoramento, salva la possibilità per il creditore procedente di instaurare un giudizio ordinario di cognizione e, nell’ipotesi di mancata dichiarazione neppure nel corso del primo grado, di applicare nei confronti del terzo la disposizione dell’art. 232, 1° comma, c.p.c. 

 

    - La mancata dichiarazione dopo la l. n. 228/2012

A seguito della l. n. 228/2012, invece, nel novellato art. 548 c.p.c., l’inerzia del terzo, assume una valenza totalmente opposta: la mancata dichiarazione diventa infatti riconoscimento della debenza delle somme dovute all’esecutato o della sussistenza dei beni pignorati.

La norma introduceva, tuttavia, un distinguo tra le due diverse ipotesi in cui la dichiarazione andava resa all’udienza oppure comunicata per iscritto e inviata al creditore procedente:

In ordine alla prima ipotesi, ricorrente quando il pignoramento riguardava i crediti di cui all’art. 545, 3° e 4° comma, c.p.c. (ovvero crediti alimentari, di lavoro, ecc.), il primo comma dell’art. 548 prevedeva che laddove il terzo non comparisse all’udienza alla quale era stato invitato tramite citazione nell’atto di pignoramento, “il credito pignorato, nei termini indicati dal creditore – era da considerarsi - non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione, e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553”.

Nella seconda ipotesi, ricorrente, invece, quando la dichiarazione concerneva beni o crediti diversi da quelli di cui all’art. 545, 3° e 4° comma, c.p.c., il 2° comma dell’art. 548 statuiva che ove all’udienza il creditore dichiarasse di non aver ricevuto dal terzo la dichiarazione, tramite raccomandata o posta elettronica certificata, il giudice doveva fissare, con ordinanza, un’udienza successiva, da notificare al terzo almeno dieci giorni prima della stessa. Ove questi non presenziasse alla nuova udienza, “il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore – era da considerarsi dunque - non contestato a norma del primo comma” (art. 548, 3° comma, c.p.c.).

 

    - La mancata dichiarazione dopo il d.l. n. 132/2014

L’attuale disciplina, dopo la novella legislativa del d.l. n. 132/2014 (convertito con modificazioni dalla l. n. 162/2014) elimina il duplice binario di comunicazione della dichiarazione del terzo, disponendo che la stessa vada resa, esclusivamente ed in ogni caso, dal terzo, personalmente, a mezzo di procuratore speciale ovvero di difensore munito di procura speciale, a prescindere dalla tipologia dei crediti oggetto di espropriazione, tramite raccomandata o posta elettronica certificata all’indirizzo indicato dal creditore procedente nell’atto di pignoramento.

La presenza del terzo in udienza sarà dunque necessaria soltanto in caso di mancata comunicazione, come da avvertimento contenuto nello stesso atto di pignoramento.

Difatti, secondo il riformato art. 548, 1° comma, c.p.c., qualora, all’udienza fissata il creditore dichiari di non aver ricevuto la dichiarazione tramite raccomandata o pec, il giudice provvede a fissare un’udienza successiva con ordinanza da notificare al terzo almeno 10 giorni prima dell’udienza stessa. Ove questi non si presenti all’udienza, o presentandosi si rifiuti di fare la dichiarazione, a questo punto “il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553”. 


N.B. L'art. 548, 1° comma, c.p.c. è stato ulteriormente novellato dal recente d.l. n. 83/2015, a seguito delle modifiche apportate in sede di conversione del decreto. In base al dettato del nuovo testo della disposizione codicistica, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, si considerano non contestati, soltanto "se l'allegazione del creditore consente l'identificazione del credito o dei beni di appartenenza del debitore in possesso del terzo". Rimane fermo che il giudice provvede a norma degli artt. 552 e 553 c.p.c. 

 

    - L’impugnazione

Rimane fermo, anche nella nuova disciplina, il disposto di cui all’art. 548, 2° comma, c.p.c., secondo il quale il terzo potrà impugnare l’ordinanza di assegnazione dei crediti, nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, 1° comma, c.p.c., qualora provi di “di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore”.


La contestata dichiarazione del terzo

Per le ipotesi, invece, in cui nascano contrasti sulla dichiarazione resa dal terzo, rimangono valide le innovazioni introdotte dall’intervento legislativo del 2012, giacché il decreto giustizia ha lasciato inalterato l’art. 549 c.p.c. 

A differenza del precedente regime (ante 2012), che affidava al giudice di cognizione la risoluzione delle controversie in materia, la disposizione attuale di cui all’art. 549 c.p.c. (come novellato dalla l. n. 228/2012 che ha modificato anche la rubrica “Contestata dichiarazione del terzo”) sancisce che laddove sorgano contestazioni sulla dichiarazione del terzo, “il giudice dell’esecuzione le risolve, compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza”, la quale “produce effetti ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione” ed è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. 

Si tratta, com’è evidente, di una ulteriore spinta in avanti verso il potenziamento del processo di esecuzione, con la progressiva sottrazione delle controversie al giudice della cognizione e l’avocazione e risoluzione delle stesse nell’ambito esecutivo. 

N.B. La legge di conversione del d.l. n. 83/2015 ha novellato anche l'art. 549 c.p.c. disponendo che il giudice dell'esecuzione su istanza di parte, provvede con ordinanza, una volta compiuti "i necessari accertamenti nel contraddittorio tra le parti e con il terzo", sia se sorgono contestazioni sulla dichiarazione sia se a seguito della mancata dichiarazione del terzo non è possibile l'esatta identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del terzo. Rimangono fermi gli effetti prodotti dall'ordinanza ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione e l'impugnabilità nelle forme e nei termini di cui all'art. 617 c.p.c. 

 

Vedi anche:  la dichiarazione del terzo pignorato guida legale e fac simile 

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