Il reato di calunnia

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Il reato di calunnia: disciplina e caratteri generali

Il reato di calunnia trova la propria disciplina nell'articolo 368 del codice penale e si configura qualora un soggetto, per mezzo di denuncia, querela, richiesta o istanza - all'autorità giudiziaria, alla polizia giudiziaria o alla Corte penale internazionale - incolpi di un reato una persona di cui conosce l'innocenza ovvero simuli a carico di quest'ultima le tracce di un reato. 
La pena edittale prevista dal codice è compresa tra un minimo di due anni e un massimo di sei anni. Sottesa a questa disciplina si ravvisa una duplice ratio: da un lato, il legislatore ha inteso tutelare il corretto funzionamento del sistema giudiziario per evitare che l'attività investigativa e della magistratura venga paralizzata da false notizie di reato. Dall'altro lato, il codice penale è volto a tutelare il cittadino innocente che, laddove fosse calunniato, vedrebbe lesa la propria dignità e il proprio onore. Perché si concretizzi questa fattispecie di reato, il soggetto incolpato deve essere innocente o per non aver commesso il fatto o per avere agito in presenza di cause di giustificazione. La calunnia si configura sia quando il reato è stato effettivamente commesso da altri, sia quando il reato è il frutto della fantasia dell'accusatore. 

La giurisprudenza sulla calunnia: la natura del reato, l'elemento materiale e l'elemento soggettivo

Se questi sono i tratti caratterizzanti del reato di calunnia, in giurisprudenza si trovano numerose pronunce che depongono proprio in questa direzione. Il delitto di calunnia ha, secondo il giudice di ultima istanza, natura plurioffensiva perché lede l'interesse dello Stato alla corretta amministrazione della giustizia ed offende l'onore dell'incolpato che è legittimato ad opporsi alla richiesta di archiviazione del relativo procedimento (Cassazione penale, n. 21789/2010). Quanto all'elemento materiale, perché si configuri il reato di calunnia non è necessario che nella denuncia siano indicati tutti gli elementi costitutivi del reato, bastando la chiara indicazione del fatto oggetto di falsa incolpazione (Cassazione penale, n. 6092/1983). Infine, passando all'elemento soggettivo, il dolo si sostanzia nella consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato e a nulla rilevano i moventi psicologici della condotta del reo (Cassazione penale, n. 3351/1989).
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