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L'art. 150 CdA e Regolamento di attuazione

Guida sull'infortunistica stradale
L’art. 150 del codice delle assicurazioni demandato la disciplina del risarcimento diretto ad un Decreto del Presidente della Repubblica, il D.P.R 18 luglio 2006 n. 254, questo decreto ha indicato 1) i criteri di determinazione del grado della responsabilità delle part, anche per ciò che concerne la definizione dei rapporti interni tra le assicurazioni; 2) il contenuto e le modalità di presentazione della denuncia di sinistro e gli adempimenti necessari per ottenere il risarcimento del danno; 3) le modalità, le condizioni e gli adempimenti dell’impresa di assicurazione per il risarcimento del danno; 4) i limiti e le condizioni di
risarcibilità degli accessori e 5) i principi per la cooperazione tra le imprese di assicurazione. L’articolo in esame precisa altresì come le disposizioni relative alla procedura di risarcimento diretto non si applicano alle imprese di assicurazione con sede legale in altri stati membri che operano nel territorio della repubblica, a memo che queste non abbiano aderito al sistema di risarcimento diretto. ISVAP è poi chiamato a vigilare sul sistema delle assicurazioni private di interesse collettivo, vengono così delineate le modalità che regolano l’attuazione del sistema di indennizzo diretto grazie anche ad una serie di definizioni che fornisce al fine. In Particolare alla lett.b) dell’art. 1 del D.P.R 254/2006 viene specificato cosa debba intendersi con il termine sinistro ossia “collisione tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dalla quale siano derivati danni ai veicoli o lesioni di lieve entità ai loro conducenti, senza coinvolgimento di altri veicoli responsabili”. A fronte di tale definizione normativa preme tuttavia sottolineare come la dottrina o la giurisprudenza riconoscano che il termine sinistro, nel suo significato tecnico giuridico, debba includere pure il caso di incidente tra veicoli in cui non vi sia stato impatto, con la conseguenza che la disposizione in commento potrà trovare applicazione non solo nell’ipotesi di scontro ma anche di sinistro dove non vi sia stata collisione. L’art. n. 1 del decreto in esame fornisce una serie di definizioni che sostanzialmente riproducono quanto previsto all’art. 149 del CdA con in più nella quale viene fornita definizione di sinistro con ciò ponendo problemi di coordinamento con l’art 149 del Cda che invece non limita la possibilità di ricorrere alla normativa sull’indennizzo diretto anche nel caso in cui non vi sia scontro tra i veicoli coinvolti. Tale contrasto tuttavia è stato superato utilizzando un criterio di gerarchico nelle regolamentazioni delle due fonti e ciò in considerazione del fatto che il regolamento in parola, quale fonte di secondo grado non è capace di consentire deroghe ad una fonte rio rango primario. Uno degli articoli contenuti nel D.P.R che ha dato adito a maggiori difficoltà riguarda infine l’art. 9 II c. La norma in commento mira a non lasciare il danneggiato privo di tutela a fronte di procedure complesse volte all’accertamento del danno e liquidazione dell’indennizzo affiancandogli l’assicuratore. Quest’ultimo deve fornire alla vittima ogni assistenza informativa e tecnica utile per consentire la migliore prestazione del servizio e la piena realizzazione del diritto al risarcimento danni. Viene ritenuto che l’indicazione degli obblighi imposti all’assicuratore ex art. 9 non sia esaustivo ma meramente esemplificativo, per tali motivi l’assicuratore sarà nell’ambito della assistenza di cui all’art. 9 reg.254/206 dovrà informare il proprio assicurato che la misura del danno biologico può essere aumentata, se si allega particolari circostanze, ai sensi del 140, comma terzo e così via. La violazione dell’obbligo di assistenza imposto per legge può portare sia alla condanna dell’assicuratore al risarcimento del danno ex art. 1218 cc e nei casi più gravi alla risoluzione del contratto. L’art. 9 comma secondo prevede che quando il danneggiato accetta la somma offertagli dall’assicuratore sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico legale per i danni alla persona. Si tratta di una previsione che non ha mancato di sollevare problemi interpretativi ed applicativi. La ragione dell’esclusione del rimborso per le spese legali risiedeva verosimilmente in quanto previsto al primo comma della disposizione in esame che pone in capo all’istituto assicurativo l’obbligo di fornire al proprio assistito l’assistenza informativa e tecnica necessaria finalizzata al risarcimento danni. Le difficoltà che un simile previsione ha incontrato sul piamo applicativo sono di facile intuizione dal momento in cui le imprese hanno tutto l’interesse a veder limitata la propria esposizione debitoria.  
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