La qualificazione del nome a dominio

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Indice della guida
Indice della guida su impresa e societÓ:
PARTE I- L’IMPRESA
- L’impresa
- Imprenditore agricolo e commerciale
- piccolo imprenditore, impresa artigiana e impresa familiare
- Impresa collettiva e impresa pubblica
- esercizio dell’impresa e capacita’ di agire
- Il registro delle imprese
- Le scritture contabili
- gli ausiliari dell’imprenditore
- L’azienda
- collaborazione tra imprese

PARTE II - le società
- Le società di persone e le società di capitali
- Le società di fatto
- La società semplice
- La societa’ in nome collettivo
- La societa’ in accomandita semplice
- La societa’ a responsabilita’ limitata
- La s.r.l. semplificata
- La societa’ per azioni
- La societa’ in accomandita per azioni
- Scioglimento e liquidazione societa’ di capitali
- trasformazione, fusione e scissione di societa’
- Societa’ cooperative e mutue assicuratrici

PARTE III - concorrenza e segni distintivi
- La concorrenza
- Le limitazioni della concorrenza
- La concorrenza sleale
- La concorrenza nell’unione europea
- La legge antitrust e l’autorita’ garante della concorrenza e del mercato
- I segni distintivi dell’impresa
- Il marchio
- La ditta e l’insegna
- La qualificazione del nome a dominio
- Le opere dell’ingegno e il diritto d’autore
- Le invenzioni industriali e il brevetto
- Le invenzioni del prestatore di lavoro
- Il brevetto europeo
- La domanda internazionale di brevetto
- I modelli industriali
- La tutela giurisdizionale dei diritti industriali

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Avv. Valeria Zeppilli
valeria.zeppilli@gmail.com

9.LA QUALIFICAZIONE DEL NOME A DOMINIO

Il nome a dominio è quel nome che identifica il sito internet di una persona, un’azienda o un’organizzazione. Esso si compone di due parti: il top level domain, che identifica l’area tematica o geografica del sito ed è posto immediatamente dopo il punto e il second level domain, che è il nome vero e proprio del sito ed è posto immediatamente prima del punto (ad es. in studiocataldi.it, “.it” è il top level domain e “studiocataldi” il second level domain).



Il cybersquatting e gli orientamenti giurisprudenziali in tema di nome a dominio

La libertà di scelta del proprio nome a dominio ha fatto sì che si sviluppassero quei fenomeni noti con il nome di cybersquatting (o cybergramming), che consistono nell’utilizzo abusivo di nomi a dominio che corrispondono a marchi commerciali altrui, nomi di personaggi celebri o testate giornalistiche.

Il contenzioso derivante da tale pratica e l’assenza di una disciplina specifica ha portato la giurisprudenza a far ricorso, per affrontare le relative problematiche, alla normativa sul diritto d’autoree a quella relativa ai segni distintivi.

Così si è ad esempio stabilito che il diritto del titolare di un marchio all’utilizzo esclusivo dello stesso comprende anche la possibilità di registrarlo come nome a dominio e di agire in giudizio nei confronti dei terzi che lo registrino come nome a dominio.

E’ interessante notare che l’attività della giurisprudenza relativa ai nomi a dominio, nell’interessarsi dello stesso, ha tentato di darne una qualificazione, riconducendolo, di volta in volta, al marchio, all’insegna, alla testata giornalistica o ai segni distintivi atipici. Tutte soluzioni rigettate dalla dottrina prevalente, per la qualeil nome a dominio non può essere ricompreso in via generale tra i segni distintivi, tipici o atipici che siano.

Le disposizioni del Codice della proprietà industriale

Pur non avendo un’esatta qualificazione giuridica, il nome a dominio compare in diverse norme del Codice della proprietà industriale.

In particolare, nell’elencare i casi di nullità del marchio, il Codice della proprietà industriale considera come carente del requisito di novità il marchio che sia identico o simile a un segno già noto, tra le altre cose, come nome a dominio, facendo sorgere il rischio di creare confusione tra il pubblico.

Nel sancire il principio di unitarietà dei segni distintivi, poi, il Codice fa divieto di adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna o nome a dominio un segno che sia uguale o simile al marchio altrui, quando, salvo che si tratti di marchio celebre, si possa indurre in confusione i terzi.

Infine l’art. 118 c.p.i. prevede la revocasu richiesta dell’avente diritto o il trasferimentoin capo a questo del nome a dominio che viola determinate norme o sia registrato in mala fede.

Tutte queste ipotesi, in ogni caso, sonocircoscritte all’utilizzo del nome a dominio nell’ambito di un’attività economica.

Avv. Valeria Zeppilli
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