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I diritti degli animali

Dalle fonti normative in Italia e in Europa al dibattito filosofico
animali

di Francesca Carraro


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Il tema dei diritti degli animali si basa su diversi aspetti della convivenza fra uomo e animali. E' una materia molto complessa e frammentata, che affonda le sue origini nella cultura e nella filosofia e subisce influenze da numerosi gruppi di pressione, correnti di pensiero, interessi economici o di altra natura. In alcuni casi, il diritto animale è conseguente a motivazioni che interessano il benessere, il guadagno o la salute degli esseri umani: le leggi in materia sanitaria e veterinaria ne sono un esempio.

I labili confini dei diritti degli animali vengono erosi in occasioni particolari, soprattutto quando la legge non pone il benessere degli animali al di sopra del vantaggio umano. Ciò avviene tipicamente, ma non solo, nelle occasioni in cui la controparte umana ne tragga un vantaggio economico (ad esempio è il caso degli animali circensi, degli animali selvatici in aree sottoposte a disboscamento o trasformazione radicale dell'ecosistema e degli animali da allevamento, sia nel caso degli animali da compagnia sia per gli animali destinati ad altri scopi), un vantaggio "scientifico" (come nel caso della vivisezione), o un vantaggio materiale (come nel caso della macellazione).

Data la complessità della materia, a livello legale vi sono difficoltà oggettive nella rappresentazione e gestione delle controversie che vertano sulla lesione dei diritti degli animali: prendendo in esame il solo ordinamento italiano, ci accorgiamo come le leggi nazionali lascino un vuoto normativo che può essere colmato o meno a livello locale. Poiché gli animali non hanno una propria voce, la pressione per implementare i loro diritti a livelli legali centrali, o almeno localmente autorevoli, è lasciata all'iniziativa dei singoli, dei movimenti, delle campagne di sensibilizzazione, dell'attivismo di diverso tipo. La situazione italiana, attualmente, è costituita da un'ossatura normativa di massima, che può essere definita nel dettaglio a livello locale. Ciò rende particolarmente duro il lavoro di chi intenda far valere i diritti degli animali, poiché deve scontrarsi con una legge che non esiste ovunque o non è omogenea sul territorio, diminuendo le possibilità di rintracciare precedenti e di appellarsi a leggi valide in un preciso territorio o per una precisa fattispecie.

1.    I diritti degli animali e la normativa italiana

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La legge italiana prende molto sul serio il benessere degli animali, sia di proprietà sia randagi e liberi. La crescente diffusione di una sensibilità popolare verso gli animali è rispecchiata anche dalla propensione sempre maggiore di giudici e legislatori a trovare un modo per migliorare la condizione degli animali da compagnia, sebbene permangano importanti eccezioni in cui la centralità del benessere degli animali viene meno (allevamenti, macelli, circhi, zoo e giardini zoologici, vivisezione, manifestazioni in cui si utilizzano gli animali). Un passo avanti fondamentale è stato il punto fermo, ormai unanimemente riconosciuto, della soggettività degli animali, non sono più considerati come "cose", che ha portato alla recente introduzione del principio dell'impignorabilità degli animali di affezione o da compagnia e di quelli impiegati ai fini terapeutici o di assistenza.

Negli ultimi anni, l'animalismo è diventato un tema centrale nell'agenda mediatica sia grazie all'impegno e alla visibilità data dall'onorevole Brambilla alla questione, sia grazie a fatti di cronaca che hanno visto protagonisti gli animali, come il caso della Green Hill di Montichiari (un allevamento-lager che "produceva" cani di razza Beagle destinati alla vivisezione) che ha portato a importanti sentenze di condanna ed è stato il punto di partenza per ravvivare e rafforzare la consapevolezza dei diritti degli animali anche in altri ambiti, come manifestazioni che includono il palio o manifestazioni circensi. Una sentenza esemplare in questo senso è la Cass. Pen., sez. III, n. 46291/2003, che riconosce come il maltrattamento non sia da considerarsi solo in senso fisico, ma anche psichico, in quanto la legge vuole "tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità". Il maltrattamento di animali è normato specificamente nell'art. 544 ter del codice penale: è un delitto punito con la reclusione ed è un reato perseguibile d'ufficio. Ciò significa che è sufficiente la prima denuncia perché le autorità si muovano autonomamente.

Scendendo nel dettaglio, in Italia esistono le seguenti leggi:

  • Legge 14 agosto 1991, n. 281 (G.U. Serie Generale, n. 203 del 30 agosto 1991);
  • Accordo del 6 febbraio 2003;
  • Legge 20 luglio 2004, n.189;
  • Legge 201 del 2010;

Vediamo le linee generali di queste norme.

Legge 14 agosto 1991, n. 281

E' chiamata legge quadro in materia di tutela degli animali d'affezione e lotta al randagismo. Con questa legge, l'Italia diventa il primo paese al mondo a riconoscere il diritto alla vita e alla tutela degli animali randagi, vietandone la soppressione se non in casi di gravi malattie, malattie incurabili o comprovata pericolosità. In altri Paesi permane ancora oggi la legge che regola la soppressione degli animali abbandonati dopo un eventuale periodo più o meno breve di stallo presso le apposite strutture sanitarie o rifugi. Gli articoli di questa legge possono essere riassunti così:

Art. 1 Principi generali: lo Stato promuove la tutela degli animali d'affezione, vieta la crudeltà verso questi animali e il loro abbandono e promuove la convivenza fra uomo e animali, tutelando ambiente e salute pubblica.

Art. 2 Trattamento dei cani e di altri animali di affezione: si promuove il controllo della popolazione di animali d'affezione, sia domestici che randagi (cani) o liberi (gatti). Gli animali liberi catturati non possono venire soppressi (se non per gravi malattie o perché pericolosi) ma vengono sterilizzati e, nel caso dei cani, tatuati (attualmente viene usato il microchip) presso strutture veterinarie riconosciute prima di essere rimessi in libertà. Enti e associazioni protezionistiche possono gestire le strutture dedicate al controllo della popolazione. E' esplicitamente vietato il maltrattamento dei gatti liberi. Le strutture veterinarie e i servizi sanitari delle unità sanitarie locali (si veda l'articolo 4) possono offrire il servizio di pensione per cani di proprietà ed effettuano il servizio di pronto soccorso.

Art. 3 Competenze delle regioni: sono di competenza delle regioni:

  • l'istituzione dell'anagrafe canina locale;
  • la definizione dei criteri di risanamento dei canili;
  • la definizione delle misure di lotta al randagismo dopo aver sentito gli enti protezionisti e le società venatorie;
  • la formazione scolastica (rivolta principalmente agli studenti) e del personale sanitario che si occuperà degli animali d'affezione;
  • il risarcimento degli allevatori a causa dei danni provocati da cani randagi o inselvatichiti.

Le province autonome di Trento e Bolzano si adeguano a livello regionale alla presente legge.

Art. 4 Competenze dei comuni: i comuni singoli o associati provvedono alla limitazione delle nascite, al risanamento dei canili o all'istituzione di rifugi per cani e gatti con la possibilità di avvalersi dell'aiuto delle associazioni animaliste, attenendosi alle indicazioni dell'articolo 2.

Art. 5 Sanzioni: sono previste sanzioni per chi abbandona gli animali, omette l'iscrizione all'anagrafe canina di cani o gatti, omette di tatuare il cane, commercia cani e gatti ai fini di sperimentazione.

Gli articoli 6, 7, 8 e 9 riguardano imposte, abrogazione di norme non compatibili con la legge presente, istituzione del fondo per attuare la legge e copertura finanziaria.

Accordo del 6 febbraio 2003

E' un accordo fra il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ed è costituito da 9 articoli. Per le norme vigenti si rimanda alle leggi regionali, qui vengono stabiliti i principi a cui attenersi nei seguenti articoli:

Art. 1 Finalità e definizioni: è un articolo molto importante poiché le leggi per i diritti degli animali riguardano spesso esclusivamente gli animali d'affezione (tendenzialmente solo cani e gatti). Per animale da compagnia, con questa legge si intende "ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall'uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all'uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità". Sono esclusi gli animali selvatici. Sono stabiliti i criteri per identificare anche "allevamento di cani e gatti per attività commerciali" e "commercio di animali da compagnia".

Art. 2 Responsabilità e doveri del detentore: è un articolo che stabilisce precisamente i doveri di chi detiene animali da compagnia:

  • rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
  • assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico;
  • consentirgli un'adeguata possibilità di esercizio fisico;
  • prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
  • garantire la tutela di terzi da aggressioni;
  • assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali.

Art. 3 Controllo della riproduzione: chi detiene animali da compagnia deve occuparsi del controllo delle nascite per "non mettere a repentaglio la salute ed il benessere della progenitura o dell'animale femmina gravida o allattante".

Art. 4 Sistema di identificazione dei cani: dal 1° gennaio 2005 il microchip sostituisce il tatuaggio per i cani.

Art. 5 Commercio, allevamento, addestramento e custodia a fini commerciali: contiene le indicazioni per intraprendere tali attività. Si veda l'allegato A alla fine degli articoli;

Art. 6 Pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni e prelievo economico a favore del benessere animale: è vietata l'esposizione di cuccioli di età inferiore ai 4 mesi ed è obbligatorio che gli animali siano regolarmente vaccinati.

Art. 7 Programmi di informazione e di educazione: contiene le norme sull'addestramento dei cani per disabili, animali per pet therapy, per fini espositivi o per competizioni, per la detenzione di animali selvatici. Al fine di limitare il fenomeno dell'abbandono e del randagismo, promuove il controllo delle nascite e scoraggia il dono di animali ai minori di anni 16 o in generale come premio, ricompensa e omaggio.

Art. 8 Manifestazioni popolari: riguarda specialmente le corse di cavalli (equidi ed altri ungulati).

Art. 9 Tecniche di pet therapy, accoglienza degli animali e cimiteri.

Allegato A: riguarda le dimensioni dei box per cani e degli annessi recinti all'aperto.

 

Legge 20 luglio 2004, n.189

E' la legge chiamata "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate". Con questa legge vengono introdotte nuove fattispecie di reato (come il divieto di produrre e commercializzare pelli e pellicce di cane e gatto su tutto il territorio nazionale), vengono aggiunti nuovi articoli al codice penale, ovvero:

Il titolo IX del libro II del codice penale è integrato coi seguenti articoli:

  • Art. 544-bis. - (Uccisione di animali)
  • Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali)
  • Art. 544-quater. - (Spettacoli o manifestazioni vietati)
  • Art. 544-quinquies. - (Divieto di combattimenti tra animali)
  • Art. 544-sexies. - (Confisca e pene accessorie).

Vengono modificati gli articoli 638 e 727 del codice penale.

Dopo l'articolo 19-bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale sono inseriti i seguenti:

Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali)

Art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati).

Legge 201 del 2010

Si tratta della ratifica italiana della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (Strasburgo, 14 agosto 1991). Con questa legge è stata data piena ed intera esecuzione alla Convenzione. Di conseguenza, sono stati modificati alcuni articoli del codice penale[1]. La legge comprende anche due norme di adeguamento dell'ordinamento italiano sul traffico illecito di animali da compagnia e sull'introduzione illecita di animali da compagnia.

Nella sua interezza, la Convenzione si articola in questo modo:

Art. 1 Definizioni: vengono definiti i termini animale da compagnia, commercio di animali da compagnia, allevamento e custodia di animali da compagnia a fini commerciali, rifugio per animali, animale randagio[2] e autorità competente;

Art. 2 Settore di applicazione e attuazione;

Art. 3 Principi fondamentali per il benessere degli animali: sono molto importanti e vengono riassunti in:

  • Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia.
  • Nessuno deve abbandonare un animale da compagnia.

Art. 4 Mantenimento: riguarda le condizioni per poter tenere un animale da compagnia. In particolare il custode di un animale da compagnia deve:

  • rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza;
  • procurargli adeguate possibilità di esercizio;
  • prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga.

Se tali condizioni non possono essere rispettate o se, pur rispettandole, l'animale non si adatta alla cattività, allora non deve essere tenuto come animale da compagnia;

Art. 5 Riproduzione;

Art. 6 Limiti di età per l'acquisto: è fissato a 16 anni. Per età minori serve la garanzia di un responsabile parentale;

Art. 7 Addestramento;

Art. 8 Commercio, allevamento e custodia a fini commerciali, rifugi per animali;

Art. 9 Pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni e manifestazioni analoghe;

Art. 10 Interventi chirurgici: viene sancito il divieto di intervenire se non per curare un animale o per sterilizzarlo. In particolare sono vietati:

  • il taglio della coda;
  • il taglio delle orecchie;
  • la recisione delle corde vocali;
  • l'asportazione delle unghie e dei denti.

Art. 11 Uccisione: viene specificata la procedura per l'eutanasia e vengono vietati alcuni metodi di uccisione come annegamento, asfissia, avvelenamento ed elettrocuzione se non sono preceduti da anestesia profonda.

Art. 12 Riduzione del numero di animali randagi: sebbene la Convenzione preveda la possibilità di uccidere gli animali con le modalità espresse nell'articolo 11, in Italia ciò è vietato.

Art. 13 Eccezioni per quanto concerne la cattura, il mantenimento e l'uccisione;

Art. 14 Programmi di informazione e di istruzione: sono volti in particolare a scoraggiare la procreazione fuori controllo, l'utilizzo di animali come premio o ricompensa, la protezione degli animali selvatici tenuti come animali da compagnia.

Art. 15 Consultazioni multilaterali: è prevista una consultazione multilaterale in sede del Consiglio d'Europa ogni 5 anni, per aggiornamenti e confronti.

2. I diritti degli animali domestici

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Le norme citate sopra definiscono le linee guida generali della legge: sta poi a Regioni e Comuni il compito di introdurle nei propri statuti e ordinamenti. Come si vede, la quasi totalità delle norme riguarda il benessere dei cosiddetti animali d'affezione, che nel nostro paese sono principalmente cani e gatti. Gli animali d'affezione in generale sono definiti come quegli animali " tenuti, o destinati ad essere tenuto, dall'uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi o alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all'uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità". Sono esclusi gli animali selvatici. Il Regolamento (CE) n. 998/2003 del 26 maggio 2003 individua le seguenti specie di animali domestici:

  • Cani
  • Gatti
  • Furetti
  • Invertebrati (escluse le api ed i crostacei)
  • Pesci tropicali decorativi
  • Anfibi e rettili
  • Uccelli (esclusi i volatili previsti dalle direttive 90/539/Cee e 92/65/Cee)
  • Roditori e conigli domestici

Lasciando in sospeso la questione culturale e filosofica a monte dei diritti degli animali, nella pratica i diritti degli animali sono in realtà formulati come doveri del proprietario o del custode degli animali. Tali diritti degli animali domestici/doveri dei custodi sono racchiusi sostanzialmente nell'accordo Stato-regioni del 6 febbraio 2003 e nella Legge 201 del 2010. Rivediamo nel dettaglio le principali linee guida indicate dalla legge.

Per quanto riguarda l'Accordo, ecco le norme, spiegate nel dettaglio per quanto concerne la loro applicazione pratica. Il custode di un animale domestico è tenuto a:

  • rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata: ciò significa che all'animale devono essere forniti cibi o mangimi secondo le sue caratteristiche di specie, età e stato di salute. Per quanto riguarda il gatto, che è un carnivoro stretto, la dieta non deve essere costituita da avanzi, poiché l'alimentazione umana è molto ricca di carboidrati che possono portare a patologie nel gatto. I cani sono invece onnivori. Per tutti gli animali domestici, un modo sicuro per nutrirli senza commettere errori che possono risultare dannosi o fatali, è sempre bene informarsi o acquistare cibo specifico e correttamente bilanciato per le fasi di crescita e per lo stato di salute. Ad esempio, il cibo per i cuccioli è altamente energetico e non va somministrato ad animali adulti, per non portare a obesità e a sovraccarico di alcuni organi come fegato e reni. In caso di patologie acute o croniche, spesso è necessario rifornire gli animali con mangimi medicati specifici.
  • assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico: gli animali vanno visitati dai veterinari giusti. Se ciò è abbastanza agevole per chi tiene gatti e cani, chi ha roditori, rettili, uccelli o pesci deve affidarsi ad un veterinario specializzato in animali esotici. Il benessere fisico riguarda strettamente i parametri vitali, mentre il benessere etologico riguarda la più ampia categoria delle esigenze di comportamento degli animali. Per alcune specie è molto difficile assicurare le condizioni di benessere etologico, poiché le condizioni di cattività sono spesso troppo limitate, come nel caso degli uccelli in gabbia o dei pesci in acquario. Poiché è difficile assicurare il benessere etologico a tali animali, è bene orientarsi verso specie adatte alle condizioni che siamo in grado di fornire agevolmente.
  • consentirgli un'adeguata possibilità di esercizio fisico: ciò coincide in parte con le esigenze etologiche descritte sopra. Per quanto riguarda i cani, oltre a garantire degli spazi minimi nei box e nei recinti, è necessario assicurare anche una quotidiana e sufficiente sgambatura (compatibilmente con l'età e la razza del cane: un cane anziano preferisce camminare di meno, un giovane husky ha bisogno di lunghissime corse), non solo per i benefici della camminata ma anche per garantire l'interazione ambientale che favorisce un buon equilibrio psichico, data l'importanza per un cane di annusare e marcare il territorio. A questo punto si può introdurre una nota riguardo i cani alla catena. Sebbene l'Italia si vanti di essere il primo paese al mondo in cui è vietata formalmente la soppressione dei randagi, non esiste una norma nazionale che vieti l'uso della catena: tale questione è affidata alle leggi regionali e comunali che ne determinano la tipologia, la lunghezza e il materiale[3]. Per quanto riguarda i gatti, una cosa molto importante è di fornire un adeguato tiragraffi, in quanto gli artigli crescono continuamente e il gatto ha la necessità di "sbucciarli" grattando un supporto adeguato e stabile, marcando nel contempo il territorio con i feromoni delle zampe: in questo modo il gatto "fa sua" la casa e ciò è indispensabile per la sua tranquillità. In mancanza di un tiragraffi sufficientemente stabile, il gatto gratterà i mobili, spesso causando problemi di convivenza. Il gatto ha anche esigenze di nascondersi, quindi bisogna consentirgli un accesso sicuro a tane o scatole, e di raggiungere posti alti, quindi è bene tenere presente che per arrampicarsi ha bisogno di spazi liberi e stabili.
  • prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga: per gli animali domestici che vivono a casa, spesso l'ambiente esterno può essere ostile. Se l'animale non lo conosce (e non è conosciuto dalle persone che potrebbe incontrare), potrebbe spaventarsi, essere ferito o ucciso qualora si trovasse fuori casa: pensiamo al caso classico del gatto che cade dalla finestra o dalla terrazza. Mentre un cane è probabilmente abituato ad uscire al guinzaglio e a riconoscere l'ingresso di casa, il gatto di condominio è spesso talmente confuso e spaesato da perdersi, diventando difficile da recuperare.
  • garantire la tutela di terzi da aggressioni: alcuni animali sono particolarmente territoriali o poco socievoli. Possono spaventare altri animali o persone, possono mettere a rischio la sicurezza stradale e possono in alcuni casi graffiare, mordere o ferire in altro modo animali o persone: tale pericolo riguarda i gatti solo marginalmente, mentre per i cani è una questione cruciale che può diventare molto pericolosa e tragica. Negli ultimi anni, a causa della moda dei cani "pericolosi", alcune razze di cane si sono trovate al centro del dibattito, in quanto, per caratteristiche principalmente fisiche ed etologiche, sono più capaci di altri di causare danni e ferite gravi ad altri animali e altre persone. In Italia è vietato l'abbattimento degli animali d'affezione e randagi/liberi, se non in casi di malattie gravi o incurabili e in caso di pericolosità: bisogna stare attenti che il proprio cane non abbia occasione di venire spaventato o messo in difficoltà, poiché se dovesse reagire mordendo andrebbe potrebbe andare incontro a valutazioni che fra gli esiti comprendono anche l'abbattimento.
  • assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali: ciò comprende ciotole del cibo pulite, in modo che il mangime sia sempre commestibile, lo stesso vale per le ciotole dell'acqua o gli abbeveratoi. Pavimenti e superfici devono essere libere dalle deiezioni, le lettiere vanno pulite regolarmente e tutti gli spazi vanno tenuti in condizioni igieniche ottimali, per evitare contagi e proliferazione di parassiti.

La Legge 201 del 2010 evidenzia soprattutto due punti:

  • Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia.
  • Nessuno deve abbandonare un animale da compagnia.

Se per quanto riguarda il dolore fisico è molto facile riconoscere se lo causiamo, le sofferenze e le angosce sono spesso più difficili da individuare anche se un custode è attento. A volte la sofferenza e l'angoscia sono evidenti: soprattutto i cani, ad esempio, non andrebbero lasciati soli molte ore, poiché soffrono molto per l'abbandono, soprattutto se sono cani singoli tenuti all'interno di una casa o di un appartamento. In questo caso possono sviluppare comportamenti disturbati e spesso i vicini riferiscono che "sentono il cane abbaiare" mentre siamo via. Per ovviare a questa situazione andrebbe fornito intrattenimento o compagnia al cane. In caso della compagnia di un altro animale, cane, gatto o altro, bisogna prestare la massima attenzione nella scelta di un esemplare compatibile, usando la massima cautela nell'inserimento, curando il benessere sia dell'animale di casa sia del nuovo arrivato. Il disagio di un gatto è ancora più difficile da riconoscere, poiché i gatti hanno una ampia varietà di caratteri, atteggiamenti e segnali che non sempre sono facili da interpretare. Se un gatto sporca casa, si sottrae alla compagnia, si nasconde, rovina i mobili, litiga con gli altri gatti di casa, spesso significa che sta soffrendo e che dobbiamo individuare la causa del suo disagio, che sia una patologia fisica o uno stress psicologico. Le principali cause di stress sono la casa sovraffollata da altri gatti e l'assenza di stimoli ambientali. Il sovraffollamento va evitato e la convivenza fra gatti introdotti in casa in momenti diversi va gestita con la massima cura. Per avere le informazioni su come evitare ai gatti di casa una vita di ansia, è bene partire introducendo i nuovi arrivati nel modo giusto[4]. La seconda maggiore causa di stress è l'ambiente poco stimolante: se un gatto non ha la possibilità di grattare le unghie, nascondersi, raggiungere luoghi elevati, giocare, guardare fuori casa, potrebbe sviluppare patologie legate allo stress, come la cistite idiopatica e l'obesità, o sviluppare comportamenti inadeguati, come rovinare i mobili, lamentarsi, sporcare casa. Tali segnali vanno riconosciuti e riferiti al veterinario, che po' proporre l'arricchimento ambientale[5].

Per tutte le questioni elencate sopra, va ricordato che non si tratta di misure opzionali, che un custode può mettere o non mettere in atto a propria discrezione. Non sono nemmeno da considerare comportamenti e misure straordinarie: per legge, gli animali hanno diritto ad essere ospitati in un ambiente adatto che garantisca loro la soddisfazione globale, e i custodi hanno il dovere di provvedere a soddisfare per legge tali necessità. La concezione degli animali come meri strumenti di utilità e piacere univoco è stata scardinata dalla legge: permane frequentemente un comportamento premoderno per cui i padroni di cani considerati "da guardia" li tengano alla catena corta senza adeguati ripari da sole e intemperie, e i padroni di gatti non si occupino di vaccinarli o curarli, specie in età anziana, poiché "la natura deve fare il suo corso". Su tratta di casi estremi ma molto diffusi. Esistono molte condizioni di legge da soddisfare per poter continuare a godere della compagnia degli animali d'affezione, ma si tratta di norme di buonsenso molto facili da individuare e attuare. Una casa sovraffollata di gatti stressati, un cane lasciato solo troppe ore al giorno che guaisce per la disperazione, un animale senza accesso sufficiente a cibo e acqua o un animale malato che non sia sottoposto alle cure mediche necessarie possono essere confiscati ai custodi inadempienti, che sono denunciati per maltrattamento.

Il vulnus di tali norme è che spesso l'organizzazione post-denuncia e post-confisca è affidata a enti e strutture male organizzate. Un cane o un gatto maltrattato finiranno in canile a meno che qualche associazione animalista non li prenda in carico per favorirne un'adozione consapevole, cioè un'adozione che non sfoci in un'ulteriore situazione problematica per l'animale e per chi lo accoglie. Per questo, l'educazione al benessere animale e la consapevolezza delle esigenze degli animali e delle responsabilità dell'adozione sono passi fondamentali da compere prima di scegliere di vivere con un animale.

3. Gli animali domestici in condominio

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Per quanto riguarda gli animali in condominio, la norma che ha segnato la più recente e drastica svolta è la Legge 11 dicembre 2012, n. 220, recante Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici. Con tale legge viene modificato l'articolo 1138 del codice civile, aggiungendo la parte che recita: «Le norme del regolamento (condominiale) non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».

Con questa legge si parla di animali "domestici" e non di animali "da compagnia", mostrando l'intenzione del legislatore per l'inclusione di un numero di specie maggiore rispetto al cane e al gatto, come ad esempio criceti, furetti e conigli. Anche nel caso degli animali domestici in condominio, la legge si applica agli animali "di rimbalzo", ovvero gli animali sono interessati dai diritti e dai doveri dei propri custodi e proprietari. Va sottolineato che molti condomini non hanno animali ma possono tuttavia assistere a problematiche relative agli animali altrui: problemi di convivenza e attriti fra condomini che peggiorano la qualità della vita dell'intero condominio, abusi o negligenza di condomini verso i loro animali, minacce o maltrattamenti di altri condomini verso gli animali in condominio (anche se non di proprietà, ma di passaggio nelle aree comuni, come ad esempio può capitare frequentemente con i gatti liberi). Cosa fare se un condomino lascia il cane tutto il giorno in balcone? Se un condomino minaccia di avvelenare i gatti che attraversano il cortile condominiale? Sono tutte situazioni che possono presentarsi anche a chi non è proprietario o custode di un animale.

Vediamo nel dettaglio i punti salienti della legge:

  • La Corte di Cassazione ha stabilito, emancipandosi definitivamente da concezioni premoderne, che gli animali devono essere riconosciuti come esseri senzienti. Con il decreto del 13 marzo 2013, si spiega che gli animali non devono essere collocati nell'area semantica delle "cose", e che quindi il "il gatto, come anche il cane, deve essere considerato come membro della famiglia e per tali motivi va collocato presso il coniuge separato con regolamento di spese analogo a quello del figlio minore". In materia di convivenza condominiale, i giudici hanno chiarito il "vero e proprio diritto soggettivo all'animale da compagnia nell'ambito dell'attuale ordinamento giuridico". Quindi, una persona ha diritto all'animale da compagnia, anche in condominio.

I doveri dei padroni:

  • gli animali non possono essere lasciati liberi nelle aree comuni senza le opportune cautele: in caso di cani, ad esempio, devono essere tenuti al guinzaglio e, se aggressivi, indossare la museruola;
  • i padroni devono garantire che gli animali non ledano e non nuocciano alla quiete e all'igiene degli altri condomini;
  • i padroni non possono abbandonare gli animali per lungo tempo in casa o sul balcone: in tali casi è ipotizzabile il reato di omessa custodia (articolo 672 del codice penale).

I più comuni problemi di convivenza:

  • Si può chiedere l'allontanamento dell'animale dal condominio in caso di rumori molesti o odori sgradevoli, secondo l'articolo 844 del Codice civile (norme sulle immissioni intollerabili): in questo caso, chi contesta odori deve presentare al Giudice di Pace la richiesta per farli cessare. Sarà il Giudice a richiedere una perizia tecnica e a far applicare, dove possibile, tutte le contromisure tecniche perché il disturbo non sia più intollerabile. Il padrone dell'animale può trovarsi a versare un risarcimento, ma raramente nel caso di odori sgradevoli l'animale viene allontanato.
  • In caso di rumori molesti si può ipotizzare il reato di disturbo del riposo delle persone (articolo 659 del Codice civile). E' un reato più grave, poiché è compreso anche nel Codice penale. Anche in questo caso ci si rivolge al Giudice che chiede una perizia da parte di personale qualificato. La lamentela viene accolta se la perizia dimostra che i rumori sono effettivamente presenti e sono continuati, causano problemi psico-fisici (dimostrati da certificato medico) ai vicini, e se vi sono testimoni disposti a comparire di fronte ad un giudice.
  • L'accesso alle parti comuni e altre disposizioni a discapito degli animali: in alcuni condomini, le assemblee deliberano regolamenti che vietano l'uso di alcune aree comuni, come scale, giardini, ascensore, agli animali anche correttamente custoditi (tenuti al guinzaglio etc.). Se la discussione dei divieti non era esplicitamente indicata nell'ordine del giorno ma era compresa fra le "varie ed eventuali", è automaticamente nulla e basta comunicarlo all'amministratore condominiale tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Se invece è stata discussa e approvata, si può farla annullare presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla delibera, se si è dissenzienti o astenuti, o entro 30 giorni dalla ricezione del Verbale per chi era assente all'assemblea.
  • Minacce verso animali: nessuno, anche se disturbato dalla presenza di un animale, può maltrattarlo o ucciderlo. Ciò vale anche per condomini e vicini di casa che manifestassero cattive intenzioni verso animali di proprietà di altri condomini o animali che si trovino a passare per le parti comuni. In questo caso si sporge denuncia alla Polizia Municipale, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, o al Corpo Forestale dello Stato: se non si conosce l'identità del malintenzionati si può sporgere denuncia contro ignoti. Si ricorda anche che secondo il Testo Unico delle Leggi Sanitarie è vietato per legge l'uso di veleni, esche avvelenate e bocconi avvelenati, punito con la reclusione fino a 2 anni, ed è vietata anche la detenzione di esche e bocconi avvelenati.

Come ci si comporta se si è testimoni di reati contro gli animali o di lesione dei loro diritti garantiti per legge? Si sporge denuncia presso:

  • Polizia Municipale
  • Polizia di Stato
  • Carabinieri
  • Corpo Forestale dello Stato

La denuncia va presentata a mano (non usate fax o raccomandate). In alternativa ci si può rivolgere ad enti e associazioni animaliste attive sul territorio, che si possono occupare anche di fornire una consulenza per questi casi.

4. La tutela degli animali in Europa

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A livello europeo, l'omogeneità della legislazione sul benessere degli animali è un traguardo ancora lontano. Le leggi europee si limitano a mostrare una serie di requisiti minimi che regolano il rapporto uomo-animale e la salvaguardia degli animali in libertà, ma si tratta di norme che possono essere rese più stringenti solo localmente. Un esempio fra tutti è la corrida spagnola: sebbene sia uno spettacolo crudele, la Spagna è di fatto libera di applicare o non applicare localmente i divieti di tenere le corride. Le Canarie l'hanno bandita nel 1991 e il parlamento catalano dal 2012, mentre altrove è ancora possibile praticarla. Da ricordare poi che l'Europa ha continuato a finanziare gli allevatori di tori da combattimento fino alle votazioni del Parlamento Europeo del 28 ottobre 2015.

I principi di tutela degli animali a livello europeo si dividono in regolamenti, che hanno efficacia immediata, e direttive, che stabiliscono criteri generali a cui i singoli stati si adegueranno attraverso leggi nazionali.

La direttiva principale è la Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, che però riguarda esclusivamente gli animali tenuti da una persona fisica o morale e solo in alcuni casi gli animali randagi.

I regolamenti principali riguardano invece il divieto di importazione e commercio di pelli e pellicce di cane e gatto, le norme per il trasporto di animali vivi e il passaporto per cani, gatti e furetti.

Per quanto riguarda i diritti degli animali in senso più ampio, la tutela del benessere degli animali viene posta a livello europeo in secondo piano rispetto a pressioni economiche e scientifiche. E' preferibile parlare di "pressioni" e non di "esigenze" poiché lo sfruttamento animale è sempre opzionale e mai necessario. Basti pensare al caso della legge sulla sperimentazione animale in campo della cosmesi. Da supposta "necessità", grazie soprattutto alla mobilitazione animalista, è diventata addirittura vietata, mentre fino a poco prima dell'entrata in vigore del divieto il dibattito prevedeva un'acquisizione per step di procedure sostitutive alla vivisezione.

Fino a poco prima del "ribaltone" il fronte scientifico concedeva, in virtù del suo supposto primato sull'etica, una maggiore attenzione alla questione animale proponendo il compromesso secondo cui i metodi di sperimentazione in vivo, anche in campo cosmetico, se e quando fossero stati approvati metodi sostitutivi. In realtà, il sentimento popolare, ben canalizzato dagli attivisti, ha portato ad una campagna di sensibilizzazione tale che il Parlamento Europeo ha semplicemente vietato da un giorno all'altro la sperimentazione in vivo per i cosmetici. Ciò dimostra come la mobilitazione dal basso possa, seppure in casi eccezionali come questo, portare a superare il primato delle pressioni scientifiche (ma anche economiche, come è avvenuto in altri casi connessi), rispettando l'espressione di una compassione verso gli animali che si diffonde sempre di più e che inizia ad essere una voce sempre più autorevole, che può arrivare a produrre effetti sulla legge.

Ora, poiché gli animali non hanno voce, le loro esigenze a livello legale sono promosse esclusivamente dal fronte attivista e animalista. Ogni altro gruppo di pressione ha interesse a mantenere quante più specie possibili al di fuori dell'élite quasi intoccabile degli animali da compagnia (cani, gatti e furetti, che godono di leggi protezionistiche ad hoc), in modo che restino disponibili per lo sfruttamento economico, che determina immancabilmente sofferenza e spesso la morte degli animali "utilizzabili". Non è un caso che la tutela legale degli animali in Europa sia quantitativamente miserabile e qualitativamente accessoria: le poche leggi che ci sono riguardano aspetti marginali di uno scenario di sfruttamento ampio e radicato. Si tratta principalmente di regolamentare alcune procedure o interazioni uomo-animale che però sono di carattere sanitario e veterinario, già inserite in contesto spesso mortale per gli animali (si pensi alle norme sul trasporto di animali vivi, solitamente nel loro viaggio verso il macello). La questione sullo specismo, che in Europa ha un certo peso, soprattutto per quanto riguarda le abitudini alimentari, viene rimandata al capitolo 8.

Per un contributo che possa arricchire il discorso sui diritti degli animali in Europa è necessario parlare di movimenti animalisti europei. Poiché, come si è appena spiegato, la produzione di norme per il benessere animale in senso ampio non sono una priorità dell'agenda politica europea, sono proprio i movimenti che organizzano campagne di sensibilizzazione, locali e internazionali, al fine di promuovere e diffondere l'attenzione per la questione dei diritti degli animali. In questo senso, i siti delle principali associazioni animaliste e protezionistiche sono spesso maggiormente dettagliati e completi rispetto ai siti ufficiali degli organi centrali europei e promuovono la realizzazione dei diritti degli animali nella pratica. Laddove infatti l'Europa si pronuncia in modo teorico e vago, lasciando una ampio margine di discrezione ai singoli stati e stabilendo solo un livello minimo di protezione degli animali, sono proprio le associazioni animaliste ad agire nel concreto, cercando di sfruttare ogni spazio legale per portare l'opzione migliore per gli animali in ogni occasione. Sono sempre queste associazioni che promuovono campagne, ma anche petizioni e raccolte di firme per far progredire i lavori di commissioni e parlamento, in modo che le leggi per la tutela degli animali vengano discusse e votate.

5. I diritti degli animali e la loro tutela in altri paesi del mondo

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La situazione dei diritti animali a livello mondiale è talmente varia che qui è possibile solo tracciarne i contorni. Classificando le principali occasioni di lesione dei diritti degli animali, possiamo procedere come segue:

Maltrattamenti e uccisioni: il maltrattamento degli animali è scoraggiato o reso illegale in diversi paesi del mondo e con leggi a tutela di diverse specie, a seconda della presenza o meno di contatti frequenti fra l'uomo e certi animali. Le tradizioni locali vengono spesso salvaguardate il deroga alle leggi, come nel caso della corrida o degli spettacoli circensi e simili. In alcune regioni e culture è possibile praticare combattimenti fra vari animali (i più noti sono i combattimenti fra cani e fra galli), senza contare le occasioni in cui gli animali vengono torturati o sacrificati per scopi tradizionali o religiosi: senza guardare lontano, si pensi all'agnello pasquale.

Diritti animali e alimentazione: il versante dell'alimentazione è molto variegato globalmente. Delle migliaia di specie di animali, ciascuna cultura ne destina all'alimentazione pochissime specie, ritenendo un tabù o controculturale o illegale il consumo delle altre specie. Risulta quindi complicato portare avanti i diritti degli animali in questo senso, perché si deve procedere specie per specie, finendo per contrastare anche la propria cultura, a meno di adottare (come viene fatto all'interno della militanza e dell'attivismo) una posizione antispecista.

Vivisezione: la vivisezione è una materia ostica poiché il dibattito viene spesso posto sul piano scientifico, dove la medicina si pone come interlocutore autoreferenziale, ma soprattutto dove le lobby farmaceutiche hanno tutto l'interesse a mantenere attiva tale pratica al fine di ottenere un vantaggio economico (si vedano i discorsi di Pogge sullo sviluppo dei farmaci a livello mondiale, i comunicati Lav, i resoconti delle indagini sotto copertura della Peta, o infine Imperatrice nuda di Ruesch per avere un quadro ampio della situazione). Nei diversi paesi le leggi sono molto differenti.

Allevamento: la questione dell'allevamento rientra filosoficamente all'interno della prima voce di questo elenco. Tuttavia la trattiamo a parte poiché una delle istanze parziali ma molto diffuse di un tipo di "animalismo" superficiale è proprio la questione della crudeltà che si consuma all'interno degli allevamenti intensivi, scartando con un errore di pensiero il fatto che negli allevamenti estensivi o biologici gli animali sono comunque macellati. L'iperproduzione alimentare, con relativi danni ecologici e per la salute umana, è una realtà molto diffusa in tutto il pianeta, e la globalizzazione la rende una questione centrale. A seconda delle abitudini alimentari e dell'inserimento di un paese all'interno della filiera mondiale, ogni paese ospita generalmente certe specie di animali allevati intensivamente. Essendo fonte di profitto, gli animali sono inseriti dell'equazione come ogni altra risorsa impiegata all'interno dell'allevamento, le cui esternalità negative vanno a danneggiare ecosistemi e popolazioni. Per un'analisi molto accurata si veda Vacche sacre e mucche pazze (Stolen Harvest, nel titolo originale) di Vandana Shiva, fisica indiana, e Se niente importa, di Jonathan Safran Foer, un trattato sulle crudeltà dell'allevamento intensivo.

Animali da lavoro: gli animali devono un gran numero di contatti con gli esseri umani alle esigenze di lavoro di questi ultimi. Nei paesi e nelle regioni con un tipo di economia tradizionale, viene ancora fatto un uso di animali come strumenti di lavoro. Spesso questi animali da fatica sono sfruttati fino all'esaurimento psico-fisico, solitamente senza alcuna tutela legale. Ciò accade anche in Europa (un esempio di impegno a fronte delle necessità di recupero e riabilitazione degli animali ex-da lavoro sono Ippoasi e El Refugio del Burrito). Una specie particolare di animali da lavoro con una sorte particolarmente sfortunata è quella dei cani, utilizzati per la caccia al tartufo e per diversi tipi di caccia ad altri animali (v. sotto).

Fauna selvatica, bracconaggio e specie in estinzione: l'uccisione di particolari animali non è di per sé più grave dell'uccisione di ogni altro animale. Si tratta però di una pratica che è spesso messa al bando con leggi speciali e che diventa quindi praticata illegalmente con metodi particolarmente crudeli dai bracconieri, come nel caso delle foche e degli elefanti, o nel caso dei trappolieri, che seminano trappole come tagliole o bocconi che feriscono mortalmente l'animale che li mangia[6].

Caccia e pesca: la caccia è impropriamente definita un'arte o uno sport. Oltre a causare la morte di animali selvatici, mette a repentaglio anche la vita dei cani da caccia e delle esche vive. Anche i cani da tartufo subiscono maltrattamenti e avvelenamenti, a causa della spietatezza dei cacciatori di tartufi in aree particolarmente competitive. La pesca viene praticata con metodologie molto diverse fra loro, che possono portare danni al benessere animale non solo se si guarda ai pesci pescati, ma anche alle esche vive e agli animali che vengono catturati per errore e lasciati morire perché costerebbe troppo liberarli con cura per non ferirli. Alcuni tipi di pesca causano la morte di interi ecosistemi o sono al centro di tradizioni sanguinarie o di abitudini crudeli (si pensi ai massacri dei delfini in baia, alla mutilazione mortale degli squali per usarne dolo la pinna dorsale o alla caccia ai grandi cetacei).

Industria bellica e spaziale: si tratta di una ramificazione della vivisezione che appare particolarmente crudele in quanto gli animali vengono torturati e uccisi per sperimentare armi di tutti i tipi (da taglio, da sparo, armi chimiche come i gas velenosi o armi batteriologiche che infettano gli animali), ordigni esplosivi, mezzi di trasporto (pensiamo ai cani, le scimmie, i gatti e altri animai lanciati nello spazio per esperimenti sulla sopravvivenza: gli animali morivano di paura, di fame o a causa di qualche malfunzionamento della tecnologia, terrorizzati dalla solitudine). Questi esperimenti vengono praticati principalmente presso le industrie chimiche e belliche.

6. Quando nasce l'idea del riconoscimento dei diritti degli animali

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Volendo considerare il diritto come un evento morale e legale, può essere comoda la sua suddivisione diritto nei due aspetti relativi al diritto, che vengono spiegati qui di seguito, e relativi alla filosofia, che si trovano nel capitolo 8.

I due aspetti restano comunque imprescindibili e strettamente connessi, poiché il diritto si origina dalle esigenze etiche e morali delle singole società umane nelle varie epoche.

Non a caso la questione dei diritti degli animali, così come la concepiamo noi, affonda le sue origini nell'etica del pensiero animalista occidentale.

Quest'etica si è mostrata nei pensieri di molti filosofi sin dall'antichità (v. capitolo 8), anche se è solo in tempi più moderni, con l'utilitarismo del filosofo Jeremy Bentham che si inizia a parlare esplicitamente di diritti animali, mentre in precedenza si trovavano principalmente discorsi basati sulla compassione.

Cesare Goretti, nel 1928, afferma che gli animali sono veri "soggetti di diritto con coscienza", ma tale tesi, anche per le ragioni spiegate in precedenza, non ha avuto seguito all'interno dello sviluppo successivo dell'etica animalista.

In anni più recenti, sarà Norberto Bobbio ad esporsi sul piano filosofico, inscrivendo l'oppressione degli animali all'interno di una parabola di conflitto che storicamente ha visto linee di demarcazione oppresso/oppressore basate sulla classe, sulla razza e sul sesso. Dove i successi, quando anche parziali, delle lotte per l'uguaglianza hanno portato alla parificazione dei diritti fra le categorie umane, agli animali non è stata riconosciuta la parità su alcun versante.

In ogni caso, dal punto di vista strettamente pratico, una delle prime leggi moderne a difesa degli animali è la legge a protezione degli animali domestici, varata in Massachusetts nel 1641, che vieta ogni forma di "tirannia e crudeltà" a danno degli animali domestici.

Nel nostro paese, invece, interessantissima è la promozione da parte di Garibaldi della prima società italiana per la protezione degli animali.

In ogni caso è solo nel XX secolo che la questione della tutela degli animali e della loro esistenza all'interno della società ha assunto un ruolo di primo piano, sino ad arrivare all'emanazione della Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali del 15 ottobre 1978. Da qui è quindi partita l'opera di legiferazione e regolamentazione vera e propria che, in maniera diversa da paese a paese (come sopra visto), sta finalmente riconoscendo la dovuta importanza, anche nella pratica, agli animali all'interno della società, anche se c'è ancora molto da fare.

7. Citazioni celebri

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Per avere un'idea dell'importanza che la questione dei diritti degli animali ha avuto in tutte le epoche e in tutte le culture, e per vedere la varietà di approcci alla questione, ci si rifà spesso alle innumerevoli citazioni di personaggi celebri che si sono espressi in merito. Qui ne vediamo una piccolissima parte.

"Credo che uccidere qualsiasi creatura vivente, sia un po' come uccidere noi stessi e non vedo differenze tra il dolore di un animale e quello di un essere umano."

Margherita Hack

"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali."

M. K. "Mahatma" Gandhi

"Non giudico le persone solitamente, ma sto ad osservare attentamente come trattano gli animali, ciò dice molto su come sono."

Stephen Littleword

"Gli animali non solo provano affetto, ma desiderano essere amati."

Charles Darwin

"Comprendere non vuol dire tanto sentire con tutti quelli che sentono, ma soffrire con tutti quelli che soffrono."

Gilbert Keith Chersterton 

"Perché dovremmo considerare di minor valore la sofferenza inflitta ad altre creature, per il semplice fatto che queste appartengono ad una specie diversa dalla nostra?"

Prof. Dr. Jean-Claude Wolf

"Perché dovremmo considerare di minor valore la sofferenza inflitta ad altre creature, per il semplice fatto che queste appartengono ad una specie diversa dalla nostra?"

Prof. Dr. Jean-Claude Wolf

"Quando un uomo vuole uccidere una tigre, lo chiama sport; quando una tigre vuole uccidere lui, la chiama ferocia."

George Bernard Shaw

"Cara tu dici che ami i fiori e li strappi dai campi, dici che ami gli animali e te li mangi. Cara, quando dici che mi ami, io ho paura!"

Dino Ignani

Un'atrocità non è minore per il fatto che viene commessa in un laboratorio ed è chiamata ricerca medica: resta sempre un'atrocità"

George Bernard Shaw

"Verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso orrore con cui consideriamo oggi quella di un uomo."

Leonardo da Vinci

"Comprendere non vuol dire tanto sentire con tutti quelli che sentono, ma soffrire con tutti quelli che soffrono."

Gilbert Keith Chersterton 

"L'uomo è l'unico animale che arrossisce, ma è l'unico ad averne bisogno."

Mark Twain

"Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero."

Albert Einstein

"Moltissimi cuccioli di questi animali verranno portati via, squarciati e massacrati barbaramente. Colui che non rispetta la vita non la merita."

Leonardo da Vinci

"La gente mangia carne e pensa che diventerà forte come un bue. Dimenticando che il bue mangia l´erba."

Pino Caruso

"La caccia è sempre una forma di guerra."

Goethe

"Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato."

Elie Wiesel

"Noi dovremmo essere capaci di rifiutarci di vivere se il prezzo del nostro vivere fosse la tortura di esseri senzienti."

Mahatma Gandhi

"Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali."

Theodor Wiesengrund Adorno, filosofo

"Quando a tavola ci si trova davanti ad una bistecca, non si pensa che quella parte apparteneva a un animale da accarezzare, da amare..."

Prof. Umberto Veronesi, oncologo

"Quando un uomo vuole uccidere una tigre, lo chiama sport; quando una tigre vuole uccidere lui, la chiama ferocia."

George Bernard Shaw

"Non si può mangiare ciò che ha un volto."

Paul McCartney, cantautore

"Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta le bestie."

Immanuel Kant, filosofo

"Gli animali che voi mangiate non sono quelli che ne divorano altri; voi non mangiate gli animali carnivori, bensì li utilizzate come modelli. Voi siete affamati unicamente delle creature dolci e gentili che non fanno alcun male a nessuno, che vi seguono, che vi servono, e che sono da voi divorate quale ricompensa ai servigi che vi rendono."

Jean-Jacques Rousseau, filosofo

"Torturare un toro per il piacere, per il divertimento, è molto più che torturare un animale, è torturare una coscienza."

Victor Hugo, scrittore

"Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni."

Albert Einstein

"Più volte ho pensato che per quanto riguarda il suo comportamento verso gli animali, ogni uomo è un nazista."

Isaac Bashevis Singer, scrittore

"I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: 'Dov'eri tu durante l'Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?' A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo."

Helmut Kaplan

8. Le origini filosofiche del riconoscimento dei diritti agli animali

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Come in parte si è anticipato nel capitolo 6, al momento di parlare di diritti degli animali si va necessariamente a parlare di filosofia, ovvero del punto di vista che porta una persona a maturare i desideri e le opinioni sul mondo reale. Poiché la questione dei diritti degli animali è molto controversa, sul piano filosofico come su quello della giurisprudenza, la realizzazione a livello legale di tali diritti attualmente costituisce solo la punta dell'iceberg del mondo dei diritti animali, sia per l'insufficienza di leggi protezionistiche rispetto all'enorme numero di istanze, sia per la presenza di quote crescenti di persone in tutto il mondo che scelgono di realizzare il diritto degli animali nella pratica, andando oltre alle garanzie esigue della legge, e vivendo secondo uno stile di vita che esclude ogni supporto allo sfruttamento animale (v. capitolo 10). Le origini filosofiche del riconoscimento dei diritti degli animali non sono omogenee né continue.

Partendo dall'antichità, la produzione filosofica dei diritti degli animali cita immancabilmente Pitagora e Plutarco, entrambi vegetariani e sostenitori del rispetto per gli animali. Sebbene non si parli di diritto nel senso di varare leggi che riconoscano i diritti degli animali, entrambi collocavano il sentimento di compassione verso gli animali fra le caratteristiche imprescindibili per un buon essere umano.

Nel '500, Montaigne supporta la causa animale affermando (e motivando tale posizione) che l'uomo non ha alcuna ragione per sentirsi superiore agli animali, me che è un difetto di pensiero noto come antropocentrismo che causa l'erroneo comportamento di superiorità nei confronti degli animali non umani, così diffuso fra gli uomini. Tale filosofo, ispirandosi a Plutarco e alle critiche da questi fatte rispetto alle forme di crudeltà nei confronti degli animali, nega il diritto degli uomini di opprimerli: si tratta, infatti, di esseri senzienti e, pertanto, capaci di provare sentimenti sia positivi che negativi.

Il Settecento è il secolo della svolta: un gran numero di pensatori che sono celebri per i loro scritti filosofici non inerenti agli animali erano in realtà attivi nella promozione del diritto degli animali, tanto che molti di loro erano vegetariani, abbracciando la causa anche nella propria vita privata. Per citare i più celebri: Rousseau, Bentham, Voltaire, Tyron, Hume e Bonnet.

Non è un caso che il Settecento sia stato anche l'anno della Rivoluzione francese e che molti di questi pensatori fossero proprio francesi: ragionando sul fondamento dei diritti e dell'uguaglianza fra gli uomini, è facile scorgere tutte le motivazioni per considerare anche gli animali degni e ovvi destinatari di garanzie equivalenti.

Nell'Ottocento, epoca di entusiasmo scientifico e tecnologico, si afferma il pensiero di Schopenhauer, che prende una piega antivivisezionista, poiché all'epoca veniva praticata senza alcuna restrizione.

E' sempre dell'Ottocento la prima seria promozione del vegetarismo, accompagnato dal biasimo per le condizioni in cui vengono tenuti gli animali negli allevamenti: il testo "Diritti animali considerati in relazione al progresso sociale" di Salt diviene il perno della cultura animalista occidentale moderna.

Nel Novecento continuano le pubblicazioni filosofiche in difesa dei diritti degli animali e l'avvento dei mass media contribuisce a rompere gli argini del dibattito, facendo giungere le voce dei sostenitori dei diritti degli animali ad un pubblico sempre più vasto: attualmente, i filosofi maggiormente citati a sostegno della causa dei diritti animali sono Cesare Goretti, Lawrence Francione, Tom Regan e Peter Singer.

La sensibilizzazione verso tale tematica, peraltro, inizia a diffondersi anche alla "massa": nel 1965, infatti, il noto giornale Sunday Times dedica uno spazio amplissimo ai diritti degli animali pubblicando lo storico articolo "The rights of animals".

C'è anche chi, come Richard Hood Jack Dudley Ryder, descrive l'antropocentrismo come una forma di razzismo.

La Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali del 1978, nei fatti, è insomma il frutto di un riassunto di secoli di interesse per una questione che, però, rimaneva fino a quell'epoca praticamente esclusivamente filosofica.

9. Le associazioni più attive in Italia e nel mondo

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L'elenco delle associazioni animaliste più attive in Italia e nel mondo è uno strumento molto utile per conoscere la varietà della realtà animalista in tutte le sue sfaccettature. Oltre alle associazioni che verranno citate qui, non va dimenticato che i diritti degli animali si attuano e si realizzano a partire dalle scelte quotidiane della singola persona. Fare la spesa scegliendo prodotti cruelty free, optare per una dieta vegana e informare gli altri dei benefici di questa ottima abitudine, occuparsi della colonia felina sotto casa, fare volontariato presso il canile del proprio comune, promuovere l'adozione degli animali dai rifugi e scoraggiarne l'acquisto, supportare i piccoli gruppi di attivisti locali che lavorano sul territorio sono i modi migliori per partecipare al benessere degli animali e far diventare veri e tangibili i loro diritti.

Per avere invece un contatto con enti di rilievo nazionale e internazionale, ecco alcuni siti di interesse. Presso molte di queste associazioni è possibile anche praticare periodi di volontariato altamente formativo, dalle attività sul campo più avventurose alle attività di formazione, divulgazione e raccolta fondi.

Le associazioni in Italia:

LAV, Lega Antivivisezione: la LAV è una delle realtà animaliste in Italia più conosciute e attive. Non fa molta attività in strada, ma è impegnata sia a livello parlamentare sia nelle piazze per promuovere un cambiamento esteso dei vari aspetti del benessere animale. L'attività di lobby, insomma, è il suo punto forte. Ma non solo: la LAV si occupa anche di vivisezione e, recentemente, ha giocato un ruolo attivo per la liberazione dei macachi dei laboratori dell'università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Il loro sito ufficiale (http://www.lav.it/) ospita diverse sezioni soprattutto indirizzate alla conoscenza delle leggi, alla raccolta firme per le petizioni nazionali e locali e al coinvolgimento di volontari e sostenitori.

I-CARE Italia: I-CARE è una rete di attivisti, persone del mondo della giurisprudenza e della scienza che si occupa dello sviluppo del benessere degli animali nei campi di ricerca scientifica, assistenza, formazione e strategia politica.

Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali: l'Enpa è un'associazione storica. E' stata fondata nel 1871 da Giuseppe Garibaldi, Anna Winter e Timoteo Riboli. Attualmente si occupa di tutela, benessere e protezione degli animali attraverso una rete di strutture (come ricoveri per animali selvatici, animali abbandonati e servizi di pronto soccorso veterinario), collaboratori e volontari (come le Guardie Zoofile) presenti su tutto il territorio nazionale. E' attiva anche a livello governativo con Comitati e Commissioni all'interno dei Ministeri della Salute, dell'Agricoltura e dei Beni Culturali.

Lipu, Lega italiana protezione uccelli: la Lipu è principalmente dedicata al salvataggio degli uccelli, sia uccelli feriti e incidentati sia uccelli vittime di caccia e bracconaggio. E' impegnata nella salvaguardia della biodiversità e nell'educazione ambientale e si avvale del lavoro di numerosi volontari, che formano una rete capillare in tutta Italia.

Lida, Lega Italiana Difesa Animali: fondata nel 1977, promuove campagne animaliste in difesa di "animali umani e non umani", attraverso una rete di guardie zoofile e ambientali. Coordinano aiuti in zone disagiate, recuperano animali abbandonati e li immettono nel circuito delle adozioni responsabili.

WWF, Greenpeace, Peta: sono associazioni internazionali che hanno le proprie sedi anche in Italia.

Per un elenco più esteso delle associazioni italiane si veda: http://gaiaitalia.it/sito2002/NEWS/NewsStories/028F2AC384.html

In realtà, anche l'elenco di Gaia Italia non è completo, poiché le associazioni sono molto più numerose ed è bene cercarle localmente: spesso Asl e veterinari sanno segnalarle a chi ne faccia richiesta.

Le associazioni nel mondo:

OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali: è stata fondata nel 1981 a Lugano ed è la prima confederazione internazionale di associazioni animaliste e protezioniste. E' costituita da 200 leghe membro presenti in 61 paesi in tutti i 5 continenti. E' dotata di guardie zoofile e in Itali conta 150 sezioni locali e più di 60 nuclei di guardie zoofile. Svolge indagini, interviene in casi di catastrofi naturali. Offre consulenza nei casi di maltrattamento, organizza campagne di sensibilizzazione.

WWF, World Wildlife Fund: ovvero fondo mondiale per la fauna selvatica. E' la famosa associazione che ha come simbolo il panda e si occupa principalmente di salvaguardia delle specie protette o in via d' estinzione, ma lavora anche per la conservazione degli ecosistemi come foreste, corsi d'acqua, oceani e compie azioni di supporto nei settori di accesso al cibo buono e al cambiamento climatico. Le azioni sono sia sul campo sia a livello politico.

Peta, People for the ethical treatment of animals: ovvero Persone per il trattamento etico degli animali. Attualmente conta più di 5 milioni di iscritti ed è la maggiore organizzazione animalista mondiale. Si tratta di un'associazione di origine anglo-americana che ha sedi anche in diversi paesi europei. Crea e coordina massicce manifestazioni per la sensibilizzazione (come la famosa campagna contro i test sugli animali nella cosmesi). Concentra le sue azioni in 4 settori: industria del cibo, industria dell'abbigliamento, laboratori, industria dell'intrattenimento. I soci e i volontari si occupano di educazione pubblica, indagini sulla crudeltà (solitamente con volontari sotto copertura), ricerca, salvataggio e recupero degli animali, eventi speciali, coinvolgimento di personaggi celebri, campagne di protesta.

Greenpeace: è una onlus canadese fondata nel 1971 a Vancouver e si occupa principalmente di salvaguardia dell'ambiente attraverso azioni che toccano diversi settori: cambiamento climatico, situazione degli oceani, delle foreste e di particolari habitat, sovranità alimentare e problema del nucleare, problema del rischio chimico nell'industria dell'abbigliamento. E' impegnata anche sul fronte dei rifugiati, della pace e del disarmo. Sono famose le sue azioni contro piattaforme petrolifere, petroliere e baleniere.

Sea Shepherd: si tratta di un gruppo di attivisti che lavorano sia a terra, con impegni per la divulgazione della causa, per la raccolta fondi e aiuti e il reclutamento dei volontari, sia in mare, sulla loro flotta di navi nere che issano la bandiera dei pirati. Si occupano di contrastare pratiche di pesca crudeli, come la caccia allo squalo per amputarne le pinne e rilasciarlo agonizzante in acqua o la caccia ai cetacei. Sono un'associazione molto celebre nel mondo anglosassone e permettono un periodo di volontariato a bordo.

ALF, Animal Liberation Front: è una delle sigle più famose dell'animalismo militante globale. Non ha una struttura organizzativa gerarchica né una sede ufficiale e i militanti non rivelano la loro identità. Si muove con un sistema di cellule locali che effettuano salvataggi di animali principalmente da allevamenti e laboratori. Si tratta nella quasi totalità dei casi di effrazioni che vengono rivendicate. Non esiste un modo per associarsi, poiché ALF è essenzialmente una prassi. L'invito all'azione "ufficiale" cita le parole di uno degli attivisti arrestati: "quando vedi le immagini di un liberatore mascherato smetti di chiederti chi potrebbe essere e cominci a guardare nello specchio".

10. Prospettive in divenire (proposte di legge o altro)

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Come si è visto nei capitoli 6 e 8, la questione dei diritti degli animali è trattata in modi differenti a seconda dello spirito delle varie epoche, e di volta in volta differiscono anche le stanze centrali attorno alle quali si concentra l'attenzione. Se nell'antichità ci si basava sulla compassione, all'epoca della Rivoluzione francese si parlava di libertà e uguaglianza anche per gli animali, mentre l'Ottocento ha visto il focus sull'antivivisezionismo nascente e il Novecento, grazie all'avvento dei mass media, è l'epoca della divulgazione e dell'attivismo diffuso, con campagne, petizioni, adozione di strumenti che vanno dal boicottaggio al sabotaggio alla diffusione di uno stile di vita vegano. Quali sono ora le prospettive?

La tutela dei diritti degli animali ha radici incontestabilmente filosofiche e culturali. La concezione del diritto degli animali è una materia sfumata, in quanto il discorso sul diritto è una materia che nasce e si sviluppa attorno all'uomo e alla sua società e cultura. L'antropocentrismo su cui essenzialmente si basa la quasi totalità del diritto in ogni luogo e in ogni epoca, rende la questione dei diritti inconciliabile con una sua applicazione al mondo degli animali. Vediamo un esempio: se per l'uomo esiste, fra i diritti fondamentali, il diritto alla vita, per gli animali non è così semplice parlare di tale diritto di base, ma lo si colloca sempre nel suo rapporto con gli esseri umani. Se infatti si vuole proteggere la vita di un animale, possiamo tradurre questa istanza nella norma "è vietato per gli uomini uccidere gli animali", ma non possiamo applicarla a tutte le occasioni in cui un animale viene ucciso, basti pensare alla catena alimentare, in cui un predatore deve uccidere la preda per non morire. La base del problema è che il diritto nasce come espressione di esigenze culturali e sociali umane, pertanto è proprio nell'ambito della cultura e della società che avranno origine anche i diritti degli animali, seppure con tutte le difficoltà oggettive di traduzione di una categoria di fatto inapplicabile, a meno di modifiche sostanziali.

Considerando che il diritto è espressione della cultura che si sviluppa in una data epoca e in un dato luogo, e che subisce influenze filosofiche ma anche pressioni economiche e di altro tipo, lo sviluppo delle leggi di protezione degli animali non può avvenire se non esiste a monte un sentire etico e morale che supporti un pensiero compassionevole ed empatico nei confronti degli animali.

A livello pratico, la situazione dei diritti degli animali può essere suddivisa in tre grandi istanze:

  1. I diritti degli animali non possono esistere se non in relazione al loro rapporto con gli uomini
  2. I diritti degli animali sono diversi dai diritti umani poiché non vanno a normare una società animale
  3. Le diversità culturali fra i paesi e lo specismo insito in ogni società umana compongono un quadro caleidoscopico dei diritti degli animali su scala globale

Procedendo per punti, le tre questioni portano a diverse prospettive future.

  1. Diritti degli animali e rapporto con gli uomini: è il terreno del diritto così come viene vissuto e realizzato oggi. I successi nel campo della giurisprudenza partono da una diffusione sempre più ampia del consenso popolare attorno alle questioni dei diritti degli animali.
  2. Una società non animale? Le leggi devono tenere conto che la "società animale" è più vasta della limitata "società non animale", o meglio "società dei soli animali umani" entro cui avviene la totalità della produzione di leggi. L'ecosistema globale non deve venire considerato come il luogo in cui scaricare scarti e frutti nocivi di quanto avviene all'interno della società umana.
  3. Diversità culturale e specismo: per non cadere nel facile relativismo secondo cui ogni cultura ha diritto a mantenere le sue tradizioni tanto quanto un'altra, ci si deve basare sull'antispecismo. Non è funzionale difendere i cani e i gatti destinati all'uso alimentare nelle regioni dell'Asia sudorientale, mentre in Europa vengono consumati animali altrove sacri, con le popolazioni neolatine che si cibano di altri animali considerati tabù dai paesi anglosassoni. Un fronte unito ed efficace si creo oggi solo attorno ad una posizione antispecista.

Per quanto riguarda le prospettive contemporanee, ci sono 4 pensatori principali a cui si fa riferimento: Singer, Regan, Joy e Jurofsky.

Attualmente, la lotta animalista basa i suoi fondamenti etici sulle posizioni di due pensatori, Peter Singer, di approccio utilitarista, e Tom Regan, che fonda le sue motivazioni sul giusnaturalismo.

Con la pubblicazione di Liberazione animale di Singer, nel 1975, viene messa sul tavolo del dibattito la questione dello specismo e il principio della pari considerazione degli interessi, che si articola così:

Se un essere soffre, non ci può essere una giustificazione morale per rifiutare di prendere in considerazione questa sofferenza. Non importa quale sia la natura di questo essere, il principio d'uguaglianza richiede che la sua sofferenza sia valutata alla pari di sofferenze simili - nella misura in cui è possibile fare queste comparazioni - di qualsiasi altro essere.

Dove non si voglia riconoscere questo principio, là si realizza lo specismo.

Nel 1983, Regan pubblica The case of Animal Rights, in cui alcuni animali vengono definiti come "soggetti di una vita" e pertanto titolari di diritto intrinseco alla vita.

In tempi ancora più recenti, abbiamo gli ultimi due approcci che riescono a spostare la questione animalista al di fuori del dibattito filosofico e di alcune sue derive sterili: il carnismo di Melanie Joy, sintetizzato in una lezione di circa 20 minuti, e le posizioni di Gary Yourofsky, sintetizzate nel discorso intitolato Il miglior discorso che potrai mai sentire, che dura circa un'ora. Entrambi i discorsi si possono ritenere testi fondamentali dell'animalismo contemporaneo e rientrano nell'attuale sine qua non dell'animalismo radicale, ovvero sono basati sulla scelta vegana etica, anche se Yourofsky sostiene anche altre motivazioni per compiere questa scelta così totalizzante. Laddove il diritto è in ritardo rispetto al sentire del fronte animalista, gli attivisti propongono di adottare da subito, personalmente, gli atteggiamenti che da soli sono sufficienti a non causare alcuna sofferenza agli animali: smettere di mangiarli e smettere di finanziare, specialmente attraverso l'acquisto, le situazioni che causano sofferenza animale, come ad esempio prodotti testati su animali, modalità di intrattenimento che prevedono lo sfruttamento degli animali e prodotti che richiedono sofferenza o morte degli animali (pellicce, pelli, corna, gelatine per fare un esempio). Mentre la pressione per riuscire a far mettere nero su bianco le leggi che riconoscano i diritti degli animali continua, viene proposta contemporaneamente la realizzazione nella prassi quotidiana.



[1] 1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

 a) all'articolo 544-bis, le parole: «da tre mesi a diciotto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «da quattro mesi a due anni»;

 b) all'articolo 544-ter, primo comma, le parole: «da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro». Fonte: http://www.comune.ventimiglia.it/upload/ventimiglia_ecm8/gestionedocumentale/Legge 201-2010 sul traffico illecito animali da compagnia_784_3199.pdf

[2] Una curiosità sull'ordinamento italiano in materia di randagismo: mentre i cani sono definiti randagi se sono senza padrone, i gatti non sono "randagi" ma sono definiti liberi, ne sono riconosciute le colonie e gli eventuali referenti delle colonie e possono attraversare le proprietà (così come gli altri animali liberi, ad esempio gli uccelli).

[3] Per un elenco delle leggi regionali a tutela degli animali si rimanda al sito di Federfida, alla sezione regionale disponibile qui: http://www.federfida.org/index.php/leggi-tutela-animali/la-tua-regione

[4] Per conoscere la procedura ci si può rivolgere al veterinario, oppure consultare le risorse online. Una guida accurata è attualmente disponibile qui: http://www.enpamonza.it/wp-content/uploads/2014/04/secondo-gatto-in-casa.pdf

[5] Si veda ad esempio http://www.enpamonza.it/wp-content/uploads/2014/04/secondo-gatto-in-casa.pdf

[6] Per una visione della situazione globale si veda http://www.oipa.org/italia/bracconaggio/

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