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La richiesta di rinvio a giudizio

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Indice della guida
A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

La richiesta di rinvio a giudizio ex art. 416 c.p.p. è depositata dal p.m. nella cancelleria del G.i.p. quando, al termine delle indagini preliminari, lo stesso ravvisi l'esistenza di elementi sufficienti a sostenere l'accusa in un eventuale giudizio nei confronti dell'indagato.

Secondo il disposto di cui all'art. 417 c.p.p., essa deve contenere:

- le generalità dell'imputato e della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;

- l'imputazione, ovvero "l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge";

- l'indicazione delle fonti di prova acquisite;

- la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;

- la data e la sottoscrizione del p.m.

La richiesta di rinvio a giudizio è l'atto propulsivo dell'azione penale, esercitato dal p.m., allorquando ritenga di scartare l'ipotesi alternativa dell'archiviazione (nel caso in cui ritenga l'infondatezza della notizia di reato, poichè gli elementi acquisiti non siano idonei a sostenere l'accusa).

È evidente dunque che ai fini dell'esercizio dell'azione penale, l'accusa non deve essere infondata, non devono mancare elementi a carico dell'accusato o peggio risultare la prova della sua innocenza, ovvero una palese inidoneità delle fonti di prova acquisite, per cui solo "un apprezzamento in termini di elevata serietà e fondatezza della proposizione accusatoria e di prevedibilità di una futura affermazione di condanna" può giustificare il processo (Cass. n. 1026/1996).

È elemento fondamentale che l'imputazione, per espresso disposto dell'art. 417 c.p.p., sia chiara e precisa, poiché la stessa fissa l'oggetto della successiva udienza preliminare e garantisce all'imputato l'esercizio compiuto del proprio diritto di difesa. In caso di genericità dell'imputazione, la richiesta di rinvio a giudizio viene considerata nulla ex art. 178, lett. c, c.p.p.

La richiesta di rinvio a giudizio deve contenere, inoltre, l'indicazione delle fonti di prova acquisite ex art. 187 c.p.p., ovvero le persone, le cose o gli atti dai quali può essere desunta la sussistenza di circostanze rilevanti ai fini del giudizio.  

Tra le fonti di prova può rientrare anche la c.d. "chiamata in reità" o in "correità", ossia l'accusa di un altro soggetto che attribuisce ad altro, rispettivamente, la commissione di un reato o la complicità nel medesimo reato ovvero lo indichi come autore di un reato connesso (si pensi alle intercettazioni telefoniche, alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ecc.).

L'accusa "de relato" non è sufficiente, ex se, ad assurgere al rango di prova, pertanto la stessa va necessariamente supportata da altri elementi indiziari (cfr., ex multis, Cass. n. 33903/2004).

Dal momento della richiesta di rinvio a giudizio, si esce dalla fase procedimentale per fare ingresso in quella più strettamente processuale: nella successiva udienza preliminare, l'indagato assume la qualità di imputato, è possibile la costituzione di parte civile nonché l'accesso delle altre parti quali il responsabile civile ed il civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

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