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Il patteggiamento: l'applicazione della pena su richiesta delle parti

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A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

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Patteggiamento: definizione

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Il patteggiamento (tecnicamente "applicazione della pena su richiesta delle parti")è un procedimento speciale pre-dibattimentale, di tipo premiale, caratterizzato per il raggiungimento di un accordo tra l’imputato e il PM circa l’entità della pena da irrogare. Esso comporta lo sconto di pena per l’imputato fino al limite di un terzo, ma anche una rinuncia di questo soggetto a far valere la propria innocenza.

La sua disciplina è dettata dagli articoli da 444 a 448 del codice di procedura penale.

Oggetto del patteggiamento

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Più precisamente, ai sensi dell’art. 444 c.p.p. l’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione:

1. di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria diminuita fino ad un terzo;

2. di una pena detentiva che, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino ad un terzo, non superi i cinque anni.

Esclusioni e limitazioni

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Il patteggiamento, tuttavia, non è possibile o pienamente possibile per tutti i reati.

Sono espressamente esclusi dal suo campo di applicazione i procedimenti elencati dall'articolo 444 c.p.p. tra i quali, ad esempio, i procedimenti per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile e violenza sessuale di gruppo e, comunque, tutti quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza o recidivi qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria.

Nei procedimenti previsti per altri delitti, come ad esempio quelli di peculato o concussione, la richiesta di patteggiamento è ammissibile solo se sono stati integralmente restituiti il prezzo o il profitto del reato.

Sospensione condizionale della pena

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Il codice di rito prevede inoltre la possibilità per la parte che formula la richiesta di patteggiamento di "subordinarne l’efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena". Se ciò avviene, il giudice che ritiene che la sospensione condizionale non possa essere concessa rigetta la richiesta (art. 444 ul. co. c.p.p.).

Tempo della richiesta di patteggiamento

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La richiesta di patteggiamento può essere formulata già durante lo svolgimento delle indagini preliminari e, quindi, anche prima dell'azione penale (art. 447 c.p.p.). Essa, tuttavia, non può intervenire dopo la chiusura dell'udienza preliminare, che funge da cd. sbarramento finale (art. 446 c.p.p.).

Tuttavia, se il P.M. attiva unilateralmente altri riti, la richiesta di patteggiamento resta ammissibile, purché formulata tempestivamente.

Di conseguenza, sono previsti termini diversi se la richiesta avviene nel corso del giudizio direttissimo (nel qual caso potrà essere formulata fino all'apertura del dibattimento), del giudizio immediato (nel qual caso potrà essere formulata entro 15 giorni dalla emissione del decreto che dispone il giudizio immediato) o del procedimento per decreto penale (nel qual caso potrà essere formulata con l’opposizione).

Accordo delle parti

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L'esperibilità del procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti necessita dell'accordo delle parti, con la precisazione, tuttavia, che il dissenso del P.M. (che, ai sensi dell'articolo 446, comma 6, del codice di rito, va motivato) non impedisce che venga applicata la riduzione di pena se il giudice lo ritiene ingiustificato e reputa congrua la pena, mentre il dissenso dell'imputato rispetto alla proposta unilaterale di patteggiamento formulata dal P.M. non è sindacabile.

Una volta che le parti abbiano prodotto al giudice il proprio accordo o che il P.M. abbia formulato dinanzi a tale organo la propria proposta unilaterale di patteggiamento, questi divengono irrevocabili.

Poteri del giudice

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Il giudice al quale è presentata la proposta di patteggiamento può esclusivamente accogliere o rigettare la richiesta, mentre non ha assolutamente il potere di modificare o integrare l’accordo cui sono pervenute le parti, né decidere sulla base di atti diversi da quelli di indagine, già acquisiti al fascicolo del P.M.. Il procedimento è quindi cartolare e la presenza delle parti all'udienza in Camera di consiglio fissata per la decisione è meramente facoltativa.

Decisione

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Per addivenire a una pronuncia di accoglimento il giudice, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., deve verificare la correttezza della qualificazione giuridica del fatto e dell’applicazione e della comparazione delle circostanze prospettate dalla parti e la congruità della pena indicata e, in ogni caso, deve controllare che non sia stata pronunciata sentenza di proscioglimento dell’imputato ai sensi dell’art. 129 c.p.p..

La decisione in merito al patteggiamento è assunta dal giudice con sentenza impugnabile solo con ricorso per Cassazione.

Giurisprudenza

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La giurisprudenza è chiamata spesso a confrontarsi in tema di patteggiamento. Qui si seguito si riportano alcune rilevanti e recenti massime.

"L'art. 444 c.p.p., comma 1 ter, per il chiaro riferimento a condotte riparatorie per un verso volontariamente adottate anche al di fuori di qualsiasi intervento giudiziale prescrittivo, e per l'altro temporalmente precedenti la richiesta di applicazione pena e anche, in ipotesi, allo stesso sorgere del procedimento, enuncia una condizione meramente processuale di ammissibilità del rito speciale in argomento e si colloca conseguentemente nell'ambito delle norme a natura esclusivamente procedimentale" (Cass. n. 9990/2017).

"In sede di patteggiamento le parti possono liberamente concordare la revoca della sospensione condizionale della pena, trattandosi di beneficio pienamente rinunciabile dall'imputato o dal suo difensore munito di procura speciale, incidendo la misura della sospensione, ai sensi dell'art. 168 cod. pen., sul trattamento sanzionatorio" (Cass. n. 644/2017).

"L'applicazione concordata della pena postula la rinuncia a far valere qualunque eccezione di nullità, anche assoluta, diversa da quelle attinenti alla richiesta di patteggiamento ed al consenso ad essa prestato" (Cass. n. 2525/2016).

Vedi anche: Patteggiamento art. 444 c.p.p., limiti di applicazione e giurisprudenza 

Aggiornamento: Aprile 2017

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