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Mezzi di impugnazione delle misure cautelari personali

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Indice della guida
A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

I mezzi di impugnazione delle misure cautelari personali

Sono rimedi volti ad attivare un controllo da parte del giudice superiore, in ordine all’esercizio del potere cautelare. Si dividono in riesame, appello cautelare e ricorso per cassazione.

- riesame (art. 309 c.p.p.): proponibile da parte dell’imputato, avverso l’ordinanza di applicazione di una misura cautelare coercitiva, dinanzi al Tribunale del luogo ove ha sede la Corte d’Appello nel cui distretto è stato emessa l’ordinanza (c.d. Tribunale della libertà), nel termine di 10 giorni dall’ esecuzione o dalla notificazione della misura; non è proponibile quando si tratti di misura disposta a seguito di appello del pubblico ministero; con tale mezzo si attiva una verifica di tipo ampio (integralmente devolutivo), non vincolata a motivi specifici di impugnazione, che non è neppure strettamente necessario indicare; il Tribunale, cui è demandato il potere di confermare, annullare o riformare il provvedimento impugnato, deve sottoporre a verifica la sussistenza e l’attualità di tutte le condizioni di applicabilità della misura, potendo anche solo limitarsi a correggere la motivazione, purchè tenendo conto in modo critico di tutte le ragioni proposte; per fare ciò, detto giudice, che non ha poteri istruttori d’ufficio, può avvalersi del materiale che gli è trasmesso ex art. 309 c. 5 c.p.p. e cioè degli atti posti a base della richiesta cautelare, ma anche del materiale prodotto dall’iniziativa delle parti; una tale conclusione è imposta dalla valorizzazione delle norme che prevedono le investigazioni della difesa (art. 391 octies cpp);

- appello cautelare (art. 310 c.p.p.): proponibile dal P.M., dall’imputato e dal suo difensore dinanzi al Tribunale della libertà avverso le ordinanze in materia di misure cautelari personali, per le ipotesi diverse dal riesame; in questo caso è necessario indicare i motivi di appello, anche se ciò non fa venir meno il dovere del Tribunale di esaminare anche i punti che siano indissolubilmente legati ai motivi di gravame e le questioni rilevabili d’ufficio; in particolare, quando vi sia appello del pubblico ministero avverso il rigetto di una misura da lui invocata, il Tribunale deve riconsiderare in via autonoma anche quelle condizioni di applicabilità, compresa l’attualità delle esigenze cautelari, non toccate dai motivi di impugnativa, in ossequio al disposto dell’art. 299, commi 1° e 3° c.p.p.; tale norma, di portata generale, esprime l’esigenza, propria dei provvedimenti de libertate, di una costante verifica, da condurre anche alla stregua di fatti sopravvenuti, della gravità indiziaria e della persistenza delle esigenze cautelari, anche in riferimento all’entità della sanzione irrogabile;

- ricorso per Cassazione (art. 311 c.p.p.): proponibile da parte del P.M. che ha richiesto l’applicazione della misura, dell’imputato e del suo difensore, avverso le ordinanze emesse dal Tribunale in seguito a riesame o appello, entro 10 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento. I motivi di ricorso statisticamente più frequenti, relativi al difetto di una o più delle condizioni che legittimano la misura applicata, con riferimento alla gravità indiziaria o alle esigenze cautelari, devono essere introdotti secondo lo schema del giudizio di legittimità e, in particolare, devono evidenziare una violazione dell’ obbligo di motivazione previsto dai commi 2 lett. c e c bis e 2 ter dell’art. 292 c.p.p. In tale ambito, l’oggetto del controllo demandato alla Corte di Cassazione non potrà che riferirsi alla congruità logico-giuridica della motivazione, alla eventuale mancata risposta a specifica lamentela fatta valere con il riesame o con l’appello o ad ipotesi di travisamento della prova, sotto forma di menzione di una prova mai assunta o di mancata considerazione di una prova assunta, purchè si tratti di travisamenti dotati di decisività. Ancor più ristretto parrebbe l’ambito del ricorso per saltum, previsto dal secondo comma dell’articolo in commento, il quale prevede la possibilità che l’imputato, attinto da una misura coercitiva, scelga di rinunciare al riesame e di adire direttamente la Corte di legittimità. Infatti, in questo caso, secondo l’ orientamento più restrittivo, sarebbe precluso un sindacato ampio in tema di contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, essendo possibile invece dedurre la mancanza assoluta di motivazione o, come più spesso accade, la motivazione apparente, anche in riferimento alla violazione dell’obbligo di motivare in ordine a tutti i profili contemplati dall’art. 292 c.p.p.

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