Il tribunale fallimentare

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La Legge Fallimentare dedica l'intero capo II agli organi preposti al fallimento, ossia: il tribunale fallimentare, il giudice delegato, il curatore e il comitato dei creditori. 

In seguito alla novella del 2006 (ed alle successive), i rapporti tra i diversi organi della procedura fallimentare sono profondamente mutati. Perseguendo la ratio di semplificazione ed accelerazione delle procedure, il legislatore delegato ha operato una sorta di “privatizzazione”, valorizzando alcuni organi (come il curatore ed il comitato dei crediti) a discapito degli altri (come il tribunale e il giudice delegato soprattutto), arretrati a funzioni di garanzia delle procedure stesse.

Sono stati così ridisegnati ruoli e poteri degli organi fallimentari, potenziando i compiti e le funzioni svolte sia dal curatore, al quale viene attribuita una maggiore autonomia gestionale, che dal comitato dei creditori, che assurge a vero punto di riferimento dell'intera procedura, e ridimensionando, sensibilmente, il ruolo del giudice delegato.

A restare sostanzialmente immutati, invece, sono invece i poteri del tribunale fallimentare, il quale nonostante la notevole dilatazione del grado di autonomia gestionale del curatore e i poteri di vigilanza, rispettivamente assegnati al giudice delegato e al comitato dei creditori, resta pur sempre investito dell'intera procedura fallimentare, per espressa disposizione del novellato art. 23 L.F.

Inoltre, salvi i casi in cui è prevista la competenza del giudice delegato, spetta al tribunale che ha dichiarato il fallimento, il compito di provvedere tanto alla nomina quanto all'eventuale revoca o sostituzione, per giustificati motivi, di ognuno degli organi della procedura.

Ogni volta che lo ritenga opportuno (“in ogni tempo” recita l'art. 23), il tribunale ha facoltà di sentire in camera di consiglio il curatore, il fallito e il comitato dei creditori.

Spetta sempre al tribunale decidere le controversie relative alla procedura, a meno che non sia indicata la competenza del giudice delegato, nonché i reclami contro i provvedimenti dello stesso giudice delegato.

Ogni qualvolta è chiamato ad intervenire il tribunale pronuncia in composizione collegiale ed emette provvedimenti con decreto, salvo che non sia diversamente disposto.

Infine, ex art. 24 L.F., nuova formulazione, il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore.

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