Iniziativa per la dichiarazione di fallimento

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In merito all'iniziativa per la dichiarazione di fallimento, secondo quanto previsto dall'art. 6 L.F., come novellato dall'art. 4 del d. lgs. n. 5/2006, quest'ultimo è dichiarato: su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero.

Prima del 16 luglio 2006, data di entrata in vigore della riforma, l'art. 6 ammetteva anche l'iniziativa d'ufficio del giudice, mentre l'art. 8 L.F. (abrogato dalla riforma del 2006), in particolare, affidava al giudice civile il compito di riferire al tribunale competente per la dichiarazione del fallimento l'eventuale accertamento, seppur in via incidentale, dello stato d'insolvenza di un imprenditore che fosse parte nel giudizio.

A seguito della riforma, pertanto, l'iniziativa d'ufficio per la dichiarazione di fallimento rimane circoscritta ai soli casi specificamente contemplati dall'art. 7 che legittima il Pubblico Ministero a presentare ricorso per la dichiarazione di fallimento del debitore: “1) quando l'insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilità o dalla latitanza dell'imprenditore, dalla chiusura dei locali dell'impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell'attivo da parte dell'imprenditore; 2) quando l'insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l'abbia rilevata nel corso di un procedimento civile”.

Relativamente all'iniziativa dell'imprenditore in prima persona, l'attuale versione dell'art. 14 L.F. indica una serie di adempimenti che costui ha l'onere di ottemperare, tra i quali spicca il deposito presso la cancelleria del tribunale: delle scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti (ovvero l'intera esistenza dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata) e di uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività. Sempre al fine di fornire agli organi della procedura un quadro il più possibile chiaro ed esaustivo della c.d. “massa fallimentare”, l'imprenditore dovrà depositare, altresì, l'elenco nominativo dei creditori e l'indicazione dei rispettivi crediti, l'indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre anni (ovvero dell'intera esistenza dell'impresa), l'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l'indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.

L'art. 10 della L.F. dispone, altresì, che la dichiarazione di fallimento per l'imprenditore, individuale e collettivo, che ha cessato l'esercizio dell'impresa va effettuata entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l'anno successivo. Rispetto al testo ante-riforma, alla disposizione è stato aggiunto un secondo comma nel quale si stabilisce che in caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, è fatta salva la facoltà, per il creditore o il pubblico ministero, di dimostrare il momento dell'effettiva cessazione dell'attività da cui decorre il termine di cui al primo comma.

Ove ricorrano le condizioni appena descritte di cui all'art. 10, la legge dispone, inoltre, che la dichiarazione di fallimento può riguardare anche l'imprenditore defunto, richiesto ad opera dell'erede, il quale è esonerato dagli obblighi di deposito dei bilanci, delle scritture contabili obbligatorie e dell'elenco dei creditori (di cui agli artt. 14 e 16), purchè non sia già confusa l'eredità con il suo patrimonio.

Con la dichiarazione di fallimento, come dispone l'ultimo comma del novellato art. 11 L.F., cessano di diritto gli effetti della separazione dei beni ottenuta dai creditori del defunto a norma del codice civile.

In caso di morte dell'imprenditore successivamente alla dichiarazione di fallimento, l'art. 12 della L.F. sancisce che la procedura prosegue nei confronti degli eredi, anche con beneficio d'inventario, tra i quali, in caso di pluralità, verrà designato (eventualmente dal giudice delegato, nell'ipotesi di disaccordi), il rappresentante nei cui confronti opererà la procedura fallimentare.

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