Il giudice delegato

Da prima deputato a dirigere le operazioni del fallimento e a vigilare sull'operato del curatore, a seguito della riforma, il giudice delegato ha visto notevolmente ridimensionati i propri poteri, a favore delle maggiori facoltà attribuite sia al comitato dei creditori che al curatore, rimanendo, tuttavia, pur sempre una figura posta a garanzia della legalità della procedura.

Sulla base del nuovo testo dell'art. 25 L.F., il giudice delegato esercita, infatti, “funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarità della procedura” ed è tenuto: a riferire al tribunale su ogni affare per il quale è richiesto un provvedimento del collegio; ad emettere (o provocare dalle competenti autorità) i provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio; a convocare il curatore e il comitato dei creditori nei casi prescritti dalla legge e ogni qualvolta lo ravvisi opportuno per il corretto e sollecito svolgimento della procedura; a liquidare, su proposta del curatore, i compensi e a disporre l'eventuale revoca dell'incarico conferito a soggetti la cui opera è stata richiesta dal curatore stesso nell'interesse del fallimento; ad autorizzare, per iscritto, il curatore a stare in giudizio come attore o come convenuto; a nominare, su proposta del curatore, gli arbitri, previa verifica della sussistenza dei requisiti di legge; nonché a procedere all'accertamento dei crediti e dei diritti reali e personali vantati dai terzi.

Rimane al giudice delegato, inoltre, il potere di approvare il progetto di stato passivo e di pronunciarsi sulle domande di ammissione oltre a quello, di provvedere (nel termine di 15 giorni) sui reclami proposti contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori.

I provvedimenti del giudice delegato sono pronunciati con decreti motivati (art. 25, ultimo comma, L.F.),  avverso i quali può essere proposto reclamo (dal curatore, dal fallito, dal comitato dei creditori e da chiunque vi abbia interesse) sia al tribunale che alla corte d'appello, che provvedono in camera di consiglio (art. 26 L.F.). 

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