Effetti del fallimento in relazione agli atti pregiudizievoli per i creditori

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Per quanto riguarda la categoria di effetti relativa agli atti pregiudizievoli per i creditori, la legge fallimentare riserva una disciplina dell'azione c.d. “revocatoria fallimentare” più o meno rigorosa a seconda della tipologia di atto compiuti dal fallito.

Gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, a patto che la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante, sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento (art. 64 L.F.).

In merito ai pagamenti, l'art. 65 L.F. prevede, invece, che sono “privi di effetto rispetto ai creditori i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente”, sempre che gli stessi siano stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Dopo aver chiarito che l'azione revocatoria fallimentare può essere domandata, per gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile, dinanzi al tribunale fallimentare, sia nei confronti del contraente immediato che dei suoi aventi causa, ove proponibile, la legge regola i vari casi di atti a titolo oneroso agli artt. 67 e ss. L.F., i quali si intendono revocati, salvo che l'altra parte non conoscesse lo stato di insolvenza del debitore, fatta eccezione per quelli rientranti nell'elencazione di cui al novellato terzo comma della stessa disposizione di legge.

Tra gli atti soggetti alla revocazione sono compresi anche quelli compiuti tra coniugi, nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale, e quelli a titolo gratuito effettuati più di due anni prima della dichiarazione di fallimento, salvo che il coniuge non provi di ignorare lo stato d'insolvenza dell'altro (art. 69 L.F.).

L'art. 69-bis prevede, infine, che le azioni revocatorie vadano promosse, a pena di decadenza, entro tre anni dalla dichiarazione di fallimento e in ogni caso decorsi cinque anni dal compimento dell'atto.

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