Il curatore fallimentare

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Al curatore, nominato con la sentenza di fallimento (ovvero, in caso di sostituzione o di revoca, con decreto del tribunale) è affidata l'amministrazione del patrimonio fallimentare e il compito di porre in essere tutte le operazioni della procedura di propria competenza, ferme restando le funzioni di vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori (art. 31 L.F.).

Con la riforma fallimentare, il curatore ha acquisito maggiori poteri e autonomia operativa essendo chiamato, insieme al comitato dei creditori, ad operare le scelte più opportune per la gestione ottimale della procedura, non più, come in passato, sotto la direzione del giudice delegato, bensì sotto la vigilanza dello stesso e del comitato.

Sulla base della ratio perseguita dalla novella del 2006, pertanto, il legislatore ha conferito al curatore ulteriori compiti, inerenti l'esercizio provvisorio dell'impresa, la predisposizione del programma di liquidazione e soprattutto, nella fase dell'accertamento del passivo, la formazione del progetto di stato passivo, in precedenza attribuita al giudice delegato e la possibilità di rassegnare “motivate conclusioni” in ordine alle domande dei creditori e di “eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere, nonché l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione” (art. 95 L.F.).

Il legislatore della riforma ha affidato, inoltre, al curatore, oltre alla tradizionale funzione di procedere all'inventario dei beni del fallito, anche l'apposizione dei sigilli sui beni stessi.

La novella del 2006 e le successive modifiche (d. lgs. n. 169/2007; l. n. 221/2012) hanno reso più pregnanti anche gli obblighi di comunicazione e relazione del curatore. Tra i compiti specifici dello stesso, secondo il nuovo art. 31-bis, vi è quello di effettuare le comunicazioni ai creditori e ai titolari di diritti sui beni del fallito all'indirizzo di posta elettronica certificata e di conservare tutti i messaggi inviati e ricevuti in pendenza della procedura e fino a due anni dalla chiusura. Il curatore, inoltre, sulla base del novellato art. 33 L.F., deve presentare al giudice delegato, entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento, una relazione particolareggiata sulle cause e circostanze dello stesso, sulla diligenza spiegata dal fallito nell'esercizio dell'impresa, sulla responsabilità del fallito o di altri e su quanto può interessare anche ai fini dell'istruttoria penale.

Consapevole dell'accrescimento del suo ruolo, il legislatore ha previsto precise responsabilità per il curatore e requisiti per la nomina.

Ferma restando la qualità di pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni (art. 30 L.F.), il curatore è tenuto ad adempiere ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico, tenendo un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, dove annotare quotidianamente le operazioni relative alla sua amministrazione (art. 38 L.F.).

Quanto alla nomina, l'art. 28 L.F. dispone che possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore: gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri e i ragionieri commercialisti; gli studi professionali associati o le società tra professionisti (sempre che i soci siano avvocati, commercialisti o ragionieri ) e ferma restando, all'atto dell'accettazione dell'incarico, la designazione della persona fisica responsabile della procedura; coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento. La legge vieta, invece, la nomina di curatore al coniuge, ai parenti e agli affini entro il quarto grado del fallito, ai creditori di questo e a chi ha concorso al dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché a chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.

Rimane fermo l'obbligo per il curatore di esercitare personalmente le funzioni del proprio ufficio, potendo tuttavia delegare ad altri specifiche operazioni e farsi coadiuvare da tecnici o da terzi retribuiti, compreso il fallito, sotto la sua responsabilità e previa autorizzazione del comitato dei creditori (art. 32). Per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione, ai sensi dell'art. 35 L.F., il curatore necessita dell'autorizzazione del comitato dei creditori, che si pronuncerà, prevalentemente, sul merito delle scelte che intende compiere.

Contro gli atti di amministrazione del curatore, secondo il disposto dell'art. 36 (dedicato anche alle autorizzazioni o ai dinieghi del comitato dei creditori), sia il fallito che ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell'atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato. Ove il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore venga accolto, sulla base del nuovo terzo comma dell'art. 36, questi è tenuto a darvi esecuzione.

Il tribunale può in ogni tempo, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o d'ufficio, revocare il curatore, provvedendo con decreto motivato, previa audizione dello stesso curatore e del comitato dei creditori (art. 37).

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