Aspetti procedurali del fallimento

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Ai sensi del 1° comma dell'art. 9 della L.F., rimasto inalterato a seguito della riforma, competente a dichiarare il fallimento è il tribunale del luogo dove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa.

Non rileva ai fini della competenza, secondo il nuovo comma introdotto dalla riforma del 2006, l'eventuale trasferimento di sede intervenuto nell'anno antecedente all'esercizio dell'iniziativa della dichiarazione di fallimento. Rimane invariata la possibilità di dichiarare fallita l'impresa in Italia anche se ha la sede principale all'estero e se in tale luogo è stata pronunziata dichiarazione di fallimento.

In merito al problema della competenza, consapevole delle incertezze sorte sulla base del precedente assetto normativo, il legislatore del 2006 ha introdotto due articoli volti a disciplinare, rispettivamente, le ipotesi di incompetenza (art. 9-bis L.F.) e il conflitto positivo di competenza (art. 9-ter L.F.). Con riferimento alla prima ipotesi, l'art. 9-bis, modificato dal d.lgs n. 169/2007, dispone che una volta accertata l'incompetenza del tribunale, gli atti vengano immediatamente trasmessi con decreto al tribunale dichiarato competente, il quale entro 20 giorni dispone la prosecuzione della procedura fallimentare provvedendo alla nomina sia del giudice delegato che del curatore. In ordine al conflitto positivo di competenza, il nuovo art. 9-ter dispone che quando il fallimento è stato dichiarato da più tribunali, il procedimento prosegua davanti a quello competente che si è pronunciato per primo, al quale il tribunale che si è pronunciato successivamente deve trasmettere tutti gli atti.

A prescindere dal soggetto che ha dato origine al procedimento fallimentare, esso si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio, come recita testualmente l'art. 15, comma 1, della L.F. rubricato “Istruttoria prefallimentare”.

Con la riforma il legislatore ha provveduto a regolare ex novo il procedimento per la dichiarazione di fallimento, disciplinando anche la convocazione del debitore, in precedenza ricondotta a mera facoltà di audizione in camera di consiglio che, di fatto, non garantiva un effettivo contraddittorio tra il debitore e il soggetto istante per il fallimento.

La norma di cui all'art. 15 L.F., per come sostituita dal d. lgs. n. 5/2006 e successivamente dal d. lgs. n. 169/2007, al fine di assicurare il rispetto delle regole del contraddittorio e della trasparenza, impone, infatti, al tribunale l'obbligo di convocare, con decreto apposto in calce al ricorso, sia il debitore, sia i creditori istanti per il fallimento; inoltre, nei casi in cui ha assunto l'iniziativa il pubblico ministero lo stesso interviene nel procedimento. Allo scopo di semplificare ulteriormente la procedura, è stata inoltre introdotta la previsione che la notifica del ricorso e del decreto, a cura della cancelleria, vada effettuata all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall'indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti.

Secondo il terzo e il quarto comma dell'art. 15 L.F., l'udienza deve essere fissata non oltre 45 giorni dal deposito del ricorso e tra la data di notifica e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non inferiore a 15 giorni, mentre il decreto, che deve contenere l'indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell'udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, i termini possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, ove ricorrano particolari ragioni di urgenza.

Il tribunale può delegare l'audizione delle parti al giudice relatore ed emettere, su istanza di parte, provvedimenti (cautelari o conservativi) a tutela del patrimonio o dell'impresa oggetto del provvedimento, mentre le parti hanno facoltà di nominare consulenti tecnici.

Ulteriore novità, poi, è contenuta nell'ultimo comma dell'art. 15 L.F., il quale esclude la dichiarazione di fallimento qualora l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare sia, nel complesso, inferiore ad euro trentamila (importo periodicamente aggiornato secondo le variazioni degli indici Istat).

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